Cerca nel blog

lunedì 23 aprile 2018

IBRIDI


L’edizione del "MUFON Journal" (Marzo 1999) rendeva noto il ritrovamento di un teschio, quasi intatto, di "un piccolo essere", con caratteristiche anatomiche fuori dal comune.
Secondo una ricostruzione, difficilmente accertabile, il cranio, fu rinvenuto insieme a un altro teschio, del tutto normale e rappresenterebbero tutto ciò che resta di due scheletri interi, rinvenuti circa 70-80 anni fa in una grotta sita a sud di Chihuahua, in Messico (a sud di El Paso, Texas).

 

Sembra che i resti vennero sparpagliati da una tempesta che allagò il luogo dove giacevano le salme. I crani furono trovati da una ragazza del posto che, per qualche ragione, li conservò fino alla morte. In seguito, passarono nelle mani di una famiglia americana che, dopo qualche anno, li cedette a un’altra coppia di loro conoscenza: gli attuali proprietari. Questi ultimi, approfittarono della presenza di Lloyd Pye, un ricercatore che teneva una serie di seminari in Texas, per mostrargli i reperti. Pye, autore del libro "Everything You Know is Wrong: Human Origins" (Tutto ciò che sai è sbagliato: le origini umane) ha condotto uno studio approfondito sull’evoluzione degli ominidi e sulla loro possibile correlazione con creature insolite come il Bigfoot e lo Yeti. Sospettò immediatamente di trovarsi di fronte a un tipo di "essere umano" sconosciuto. Sottolineò, peraltro, che l’altro cranio era quello di un adulto normale, probabilmente di una donna amerinda, morta approssimativamente all’età di 20-30 anni. Solo il test del DNA avrebbe potuto stabilire l’esistenza o meno, di connessioni genetiche tra i due reperti.

 

Il cranio anomalo, date le suture delle ossa e la presenza di denti da latte, sembra essere quello di un individuo in età infantile.
Manca, purtroppo, la mascella inferiore. Presenta, però, una serie di caratteristiche straordinarie. Nessun seno paranasale; Pye fa notare che, normalmente, tutti i mammiferi possiedono seni paranasali. Le cavità orbitali sono insolite: secondo Pye sono "veramente sconcertanti". Risultano estremamente piatte rispetto ai normali standard e "i canali del nervo ottico sono deviati in basso ed in dentro in modo da rendere molto inverosimile la normale mobilità del bulbo oculare. Con questa conformazione il rilevamento visuale si baserebbe più sul movimento della testa che su quello dell’occhio.”
Il cranio è anomalo. L’area parietale sporge da entrambi i lati delle orbite senza alcuna traccia di tempie, ma il retro del cranio è davvero strano, essendo sia ingrandito sia drasticamente appiattito. Un esperto attribuì questa deformità ad una possibile combinazione di una patologia e/o la fasciatura della testa in età infantile, quest’ultima praticata in molte culture primitive. Ma il cranio mostra una forte simmetria bilaterale, mentre la maggior parte dei crani deformati da patologie sono caratterizzate da asimmetrie distinte. Nessuno degli esperti che sinora se ne è occupato ha postulato una patologia nota capace di generare fattezze così insolite e - ancora a detta di Pye - non esistono fasciature capaci di provocare artificialmente una forma cranica di quel tipo.
La base del cranio ha il gran forame occipitale (il buco alla base del cranio dove confluisce il midollo spinale) spostato chiaramente in avanti, approssimativamente al centro inferiore, in modo che la testa, fortemente distorta, possa trovare il suo equilibrio sul collo. Questo non sarebbe stato possibile se il forame occipitale fosse stato disposto normalmente.

 

Pye ed il suo socio Mark Bean si chiedono se il cranio possa rappresentare una creatura umanoide di origine "non terrestre", o eventualmente possa trattarsi di un "ibrido". A dare adito a questa ipotesi sono le leggende locali che tramandano la storia dello "Starchild".
La leggenda dello "Starchild (Ragazzo Stella)" risale a più di due secoli or sono ed è narrata dai nativi americani. Si narra di "Esseri stellari" che scesero dal cielo e fecondarono le donne negli sperduti villaggi della regione. Alle donne fu permesso di partorire i cosiddetti "Starchildren" e di allevarli poi per diversi anni. Infine, questi esseri sarebbero tornati per riprendere la loro progenie.
Questa la leggenda. Si è, quindi, ipotizzato che il cranio della donna adulta possa essere appartenuto alla madre del bambino ibrido. "Se la sua gravidanza fosse avvenuta in seguito ad un incontro ravvicinato, la donna avrebbe potuto temere che gli Esseri Stellari le togliessero il bambino - ipotizza Pye - e potrebbe aver deciso di uccidersi nella caverna pur di non affrontare tale presunta alternativa". Un’ipotesi raccapricciante. È più probabile che la donna ed il bambino siano morti  per cause accidentali o naturali e che siano stati seppelliti, con tutti gli onori dovuti ad esseri divini (categoria in cui probabilmente anche la donna rientrava, secondo i nativi, in quanto scelta dagli Dèi).
L’unica certezza è che il cranio esiste e finora ha sconcertato anche gli studiosi più esperti.

sabato 14 aprile 2018

DARK OBJECT


Il 4 ottobre del 1967 molti abitanti della Nuova Scozia videro volare qualcosa di strano, dotato di luci molto brillanti.
Il misterioso oggetto si immerse nell'acqua vicino a Shag Harbour e alcuni pescatori insieme alla Guardia Costiera si prodigarono per cercare di mettere in salvo quelli che credevano i passeggeri di un aereo in avaria. Ma quando le navi arrivarono sul posto, trovarono solo una misteriosa chiazza gialla. Alcuni testimoni affermarono, però, che ci fosse un oggetto nero che si muoveva sott'acqua.
Sembrava che la cosa fosse finita lì, ma un giornale di Halifax e altre agenzie ricevettero numerose chiamate da persone che, lungo la costa, avevano visto strane cose. Tra queste si novera un capitano della Compagnia Aerea Canadese, che stava sorvolando il sud-est del Quebec quando avvistò un oggetto molto grande di forma rettangolare seguito da uno sciame di luci. Dopo pochi secondi - disse - ci furono alcune esplosioni vicino all'oggetto mentre quelle luci bianche sembravano muoversi intorno ad esso.
I residenti quella notte fatidica videro, alle ore 19:12, delle strane luci arancioni volare in cielo. Vi furono testimonianze di almeno 700 abitanti di Shag Harbour che raccontarono di uno strano oggetto arancione. Riferirono anche che vi furono delle esplosioni. Cinque ragazzi dissero che le luci lampeggiavano in sequenza e poi si inclinarono a 45° sopra l' acqua, fluttuarono sulla superficie ad un miglio e mezzo dalla costa e poi s'inabissarono. Temendo si trattasse di un aereo in avaria, subito allertarono la polizia Reale canadese, di base a Barrington Passage. Il comandante, Ron Pound, intanto, era già stato avvisato telefonicamente da una donna e si stava avvicinando, lungo la strada costiera, al luogo dell'ammaraggio, dove vide anche lui quattro luci collegate ad un corpo solido, che misurava 60 piedi. Pound si recò quindi sulla riva per vedere meglio assieme agli altri poliziotti; con lui c’erano Victor Werbieki e Ron O'Brien.
Secondo la cronaca, tutti videro chiaramente le luci gialle muoversi sull'acqua per poi affondare lentamente, lasciando della schiuma gialla in superficie. La barca n. 101 della Guardia Costiera ed altre barche di pescatori, uscirono in mare per recarsi sul luogo dove le luci si erano inabissate. Ma era visibile solo una chiazza di schiuma gialla e oleosa. Non fu trovato nient'altro quella notte e le ricerche furono interrotte alle 03:00 del mattino dopo. A questo punto, le speculazioni sul fatto che l'oggetto in questione non fosse un aeroplano presero piede. Dopo alcuni giorni, infatti, sul giornale Halifax Chronicle-Herald uscì un articolo secondo cui quell'oggetto poteva essere un UFO.
La marina canadese sospese ogni ricerca, concludendo che non c'era nessuna traccia, nessun indizio, niente. Insomma, non vi fu mai una spiegazione ufficiale, solo teorie e speculazioni.
Una spiegazione plausibile era che un'astronave russa, al rientro in atmosfera, si fosse schiantata in mare, perché nella zona si notò la presenza di sottomarini, presumibilmente russi, poiché gli USA negarono la loro presenza in quelle acque.

 

 

La storia del misterioso UFO-crash di Shag Harbor finì velocemente così come era iniziata, ma nel 1993, Chris Styles (che allepoca dei fatti aveva solo 12 anni e aveva visto personalmente l'oggetto dalla finestra della sua cameretta, che dava sul porto di Halifax) decise di indagare. Così, supportato dall'ufologo del Mufon, Don Ledger, intraprese estenuanti ricerche, rintracciando uno ad uno, tutti i testimoni. Gli sforzi di Styles portarono nuovo respiro alla vicenda: riuscì ad intervistare la maggior parte di loro, sempre assistito da Ledger. Scoprirono, a quanto pare, molti documenti che dimostravano quanto era avvenuto rivelando altri dettagli inediti. L'oggetto, che presumibilmente si era schiantato nelle acque dell'oceano, doveva aver navigato in immersione ed era giunto a Government Point nei pressi di una base di rilevazione sottomarina, dove fu effettivamente rilevato dal sonar. Questo provocò l’intervento di navi militari, che si posizionarono sulla verticale dell'UFO. Due giorni dopo, mentre i militari tentavano un'operazione di recupero, un altro UFO si avvicinò al primo, presumibilmente per prestargli soccorso. Pare che la marina decise, prudentemente, di non intervenire.
A sbloccare l’attesa, dopo circa una settimana di osservazione, fu l’ingerenza di un sottomarino russo entrato nelle acque canadesi. Alcune navi si staccarono dalla formazione per intraprendere un azione di disturbo mirata ad allontanare il sottomarino. Contemporaneamente, i due UFO si mossero in direzione del Golfo di Maine, distanziando le navi. Uscirono, quindi, in superficie per alzarsi in volo e sparire in modo repentino.
Uscito il libro di Styles e di Ledger, dal titolo Dark Object, equipes televisive dagli States e dal Canada fecero a gara per intervistare i testimoni, che però non vollero essere ripresi dalle telecamere. Anche il National Enquirer, noto settimanale statunitense, riportò delle interviste.

venerdì 13 aprile 2018

LA SALUTE PRIMA DI TUTTO


La salute non è uguale per tutti: chi può spendere si cura prima e meglio, per gli altri ci sono liste d’attesa, dai tempi spesso giurassici, che tutti hanno avuto il dispiacere di sperimentare almeno una volta nella vita. Anzi, ci sono casi limite in cui l’esame medico, la cura o il posto letto non sono arrivati in tempo utile per salvare il paziente. Non ci si deve stupire se aumenta la propensione verso il regime privato, che è più veloce, ha orari più flessibili e si attrezza sempre meglio per offrire prestazioni a prezzi, tutto sommato, concorrenziali rispetto al ticket.
Ma il sempre maggiore ricorso alla sanità privata non scalfisce il macigno delle liste d’attesa nel Servizio sanitario nazionale (Ssn), appesantito da molti fattori. C’è ancora troppo consumismo sanitario e un eccesso di medicalizzazione: si continuano a prescrivere troppi esami e visite inutili e inappropriate. L’invecchiamento demografico fa crescere il numero di pazienti cronici “complessi”, cioè affetti da più malattie (sono il 21% della popolazione), che assorbono una buona fetta delle prestazioni ambulatoriali.
Manca la giusta trasparenza: c’è disallineamento tra tempi d’attesa (più lunghi) per chi sceglie il Ssn e quelli più snelli di chi invece opta per l’intramoenia (l’attività libero professionale dei medici “all’interno delle mura” dell’ospedale). Insomma, a pagamento si fa molto prima.
 
 

Un obbligo cruciale, quello  contenuto nel Piano nazionale di governo delle liste di attesa (tra l’altro fermo al triennio 2010-2012 e non ancora aggiornato) dispone che le Asl assicurino ai cittadini che il primo appuntamento per una visita specialistica avvenga al massimo entro 30 giorni dalla richiesta di prenotazione e quello per un esame diagnostico entro 60. E non sarebbe un obbligo all’italiana se non fosse stata prevista una via di fuga: sono tempi che devono essere garantiti almeno al 90% dei cittadini che richiedono la prestazione.
Mai arrendersi al primo colpo: con le prenotazioni bisogna insistere, perché un posto si potrebbe liberare (per un’improvvisa rinuncia) anche un momento dopo o di lì a qualche giorno.  Ritentando si può essere più fortunati e riuscire a ottenere un appuntamento più ravvicinato nel tempo e soprattutto entro i limiti previsti dalle norme.
Grave poi, che il paziente non venga mai informato del fatto che, a fronte di tempi d’attesa che superano le soglie previste, ha diritto a ottenere la prestazione in regime di libera professione (intramoenia) a spese dell’Asl. In pratica, non dovrà pagare nulla di più oltre al ticket (e superticket, quando previsto). Queste priorità valgono però solo per le prime visite e per le prime prestazioni diagnostico terapeutiche: lo prevede il decreto legislativo n. 124 del 1998.
 
 

Se invece si chiede di andare in una specifica struttura sanitaria, perché più vicina a casa o, come spesso accade, perché suggerita dal medico che ha fatto la prescrizione, è più facile che fiocchino tempi d’attesa biblici. Non dobbiamo meravigliarci: è normale che si formino code negli ambulatori e negli ospedali più gettonati. Ciò che invece non dovrebbe accadere, in quanto vietata dalla Legge finanziaria 266 del 2005, è la sospensione delle prenotazioni, le cosiddette “liste bloccate”. E invece nel 20% dei casi ci si sente dire che non c’è una data disponibile o che non hanno ancora l’agenda. La pratica delle liste bloccate, tra l’altro, è punita con una multa da 1.000 a 6.000 euro. Questo è il malcostume da condannare, poiché è un oltraggio alla trasparenza, presupposto necessario per procedere a monitoraggi (anche questi previsti dalla legge) che individuino aree critiche sulle quali intervenire con urgenza.
Eppure sulla carta il nostro sistema sanitario è tra i più invidiati al mondo: l’agenzia americana Bloomberg nella sua ultima classifica mette la sanità italiana al primo posto in Europa e al terzo nel mondo. Valutazioni che hanno fatto inarcare le sopracciglia agli osservatori più attenti. Fu istituito alla fine del 1978 e tenuto a battesimo dall’allora ministra della Sanità Tina Anselmi, prima donna in Italia a raggiungere i vertici di un dicastero. La riforma smantellava il sistema delle casse mutue, causa di squilibri e disparità di trattamento tra i cittadini. Non solo perché ciascuna mutua era competente per una categoria di lavoratori (e familiari a carico), ma anche perché la qualità delle prestazioni variava sensibilmente a seconda della cassa di appartenenza. Il Ssn è dunque nato per dare piena attuazione al diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione e pertanto, si ispira ai princìpi dell’universalità, dell’uguaglianza e dell’equità. Princìpi, appunto, perché poi nella realtà il sistema sanitario è lo specchio dei problemi e dei mali del paese: divario Nord-Sud, differenze tra le singole Regioni (federalismo sanitario), burocrazia, inefficienze, corruzione, sprechi, invecchiamento del personale, mancanza di turn over.
Sarebbe però sbagliato immaginare la nostra sanità pubblica come una miserevole landa di mediocrità e iniquità, perché in mezzo a tanti problemi non mancano vette d’eccellenza. L’immagine generale, che i dati restituiscono, è però quella di un Ssn che perde terreno.

 

È pura utopia pensare di poter garantire tutto a tutti subito. Le liste d’attesa sono fisiologiche in qualunque sistema sanitario, ma si può cambiare, migliorandolo, il sistema delle liste. Per Giuliano Mariotti, padre di un innovativo modello di gestione dei tempi di attesa che sta facendo scuola, noto con l’acronimo RAO (Raggruppamenti di attesa omogenei), “la differenza sta tutta nella ragionevolezza dei tempi. Come al pronto soccorso il paziente con codice rosso o giallo entra subito o prima, e chi ha un codice bianco può aspettare ore, così anche nell’accesso a visite specialistiche ed esami strumentali ci si deve basare sulle priorità cliniche”.
In pratica il medico di famiglia o lo specialista fa riferimento a uno strumento di classificazione che stabilisce un tempo massimo di attesa per ciascun problema clinico. Per esempio, se il paziente ha avuto una recente colica renale, l’ecografia va fatta entro tre giorni. Se si sospetta un tumore al colon, una colonscopia va eseguita entro dieci giorni, così, nel caso di un sospetto tumore al seno, la mammografia va eseguita entro dieci giorni. I codici di priorità clinica sono quattro: A se la prestazione deve avvenire in tre giorni, B in dieci giorni, C in trenta ed E senza un limite preciso.
Il presupposto fondamentale per l’applicazione dei RAO è il coinvolgimento attivo di tutti gli attori: medici, servizio di prenotazione e cittadini.
La buona comunicazione è fondamentale per l’accettazione di questo modello. Quando siamo in auto e sentiamo arrivare un’ambulanza, viene naturale spostarsi per farle spazio; allo stesso modo bisogna far comprendere che aspettare qualche giorno in più per un esame, se la nostra condizione clinica lo consente, è una conquista per tutti. Nelle tante Asl in cui sono stati adottati i RAO i tempi di attesa per le malattie più gravi e urgenti sono diminuiti.

sabato 7 aprile 2018

CHI PILOTA QUEI VELIVOLI?


La domanda “siamo soli nell’universo?” affascina ancora milioni di persone. Anzi, col nuovo millennio sembra esserci una crescente percentuale di individui che credono a un’imminente manifestazione dei cosiddetti extraterrestri. Secondo alcuni studiosi – con questo termine alludo a coloro che valutano il fattore UFO con piglio "scientifico" – la Terra potrebbe essere sotto osservazione, forse da millenni. Ipotesi che implicherebbe una serie di fattori: chi ci osserva ha necessariamente una tecnologia molto superiore alla nostra. Adotta una politica non interventista nei nostri confronti. Ha interesse a proteggere il (nostro) pianeta, non la nostra civiltà.
 
 
 

Alcuni chiamano questo scenario “la teoria dello zoo“. In pratica noi saremmo soltanto gli abitanti scarsamente evoluti di un universo in cui altre forme di vita più intelligenti hanno da tempo scoperto modi per viaggiare nello spazio e forse anche nel tempo. Sebbene sia impossibile ipotizzare le reali intenzioni di tali creature nei nostri confronti, prevale l’idea che essi ci considerino poco più che animali da osservare. L’ipotesi di un’invasione aliena appare, alla luce di questa ipotesi alquanto improbabile. Conquistare un intero pianeta potrebbe non essere così semplice, anche disponendo di una tecnologia infinitamente superiore a quella delle superpotenze terrestri. Molto meglio agire da osservatori, da controllori. Cosa che può avvenire, per esempio, infiltrando degli agenti nei centri di potere. Questo implicherebbe saltuarie missioni di ricognizione da basi spaziali ravvicinate. C’è da dire che l’idea di questi “infiltrati” è tanto cara ai cospirazionisti. Quanto ai “ricognitori”, sei si accetta questa teoria, si spiegherebbero i tanti avvistamenti UFO nei nostri cieli. Anzi, potremmo aggiungere che la teoria spiegherebbe anche gli “UFO crash”, insabbiati man mano dai vari governi terrestri.

 

 

Capiterà anche agli alieni di incappare in un tragico incidente: il caso più noto è quello di Roswell. In realtà ci sono decine e decine di documentazioni relative a “strani oggetti precipitati al suolo”. Date un’occhiata a questa lista.
 
https://it.wikipedia.org/wiki/UFO_crash#UFO_crashes_riconosciuti_dal_CSETI
 

È stilata dal CSETI (Center for the Study of Extraterrestrial Intelligence) e tiene conto soltanto di casi che hanno riscontri pratici da esaminare. Dunque, può darsi che qualcuno ci stia per davvero monitorando da lassù.
Ma a dirlo sono soltanto gli ufologi?
Direi proprio di no. Numerosi personaggi pubblici, eminenti scienziati e uomini politici, hanno dichiarato di credere nell’esistenza di forme di vita aliena e negli UFO. Del resto le dichiarazioni di alcuni politici sugli UFO sono tanto singolari quanto tranquillizzanti: “Gli UFO non sono armi segrete di potenze straniere e dunque non rappresentano un pericolo per la sicurezza della Patria”.
Il che però lascia un punto di domanda grande come una montagna: se gli UFO non sono terrestri, allora, chi pilota quei velivoli?

martedì 3 aprile 2018

MARTEDI 3 APRILE 2018


Una volta tanto, un po' di folcrore (giusto due minuti) non guasta. Questo evento si tiene la sera del martedì, subito dopo Pasqua, per le strade di Qualiano.

lunedì 2 aprile 2018

INCOMPRENSIBILI MANIFESTAZIONI


Da quando, nel 1947, Kenneth Arnold è stato testimone di uno straordinario avvistamento, notizie sui dischi volanti apparvero e appaiono tutt’oggi con una certa frequenza su ogni testata giornalistica suscitando, a volte, allarmismo, sovente, scetticismo se non addirittura ilarità. Ma, parallelamente a queste storie di avvistamenti, qualcos’altro si stava manifestando verso la fine degli anni ‘50, qualcosa che nessuno avrebbe mai potuto immaginare.
Jacqueline Mallay era una normalissima casalinga francese, felicemente sposata, viveva in maniera assolutamente tranquilla dividendosi tra le esigenze familiari e qualche svago nel fine settimana.
Una notte, altrettanto tranquilla e normale come tutti i suoi giorni, si svegliò di soprassalto gridando a squarciagola: in quello che non riusciva a collocare tra un sogno o una reale visione, aveva visto centinaia di piccole creature intente a scalare un grosso cumulo grigiastro posto al centro di una immensa pianura.
La scena, forse, non era così terribile da giustificare il brusco risveglio, ma il senso di profonda angoscia che gli trasmise la portò a urlare di disperazione.
Passò qualche minuto, il tempo di riprendersi, di osservarsi intorno e sincerarsi che nulla fosse cambiato: il marito dormiva tranquillamente e dalla stanzetta delle sue due bambine riusciva a sentire la più piccola che rideva nel sonno. Era stato soltanto un brutto sogno, con questo pensiero Jacqueline ripose la testa sul cuscino.
Per quanto cercasse di rilassarsi non ci riuscì affatto: rimase per circa un’ora in preda ad uno strano stato di dormiveglia, quindi si alzò. Era perfettamente cosciente di quanto stava facendo ma non era certo quello che avrebbe voluto fare. Provò la netta sensazione che una volontà, molto più forte della sua, dirigesse le sue azioni e i suoi passi. Andò in cucina, prese il blocco che usava per annotare la spesa e iniziò a fare strani disegni. Si trattava di una mappa, anche se del tutto incomprensibile, una mappa che aveva disegnato emettendo, nel frattempo, tutta una serie di suoni gutturali, accenni di armonie e sorrisi.
Quella particolare cantilena svegliò il marito che, recatosi in cucina, tentò in tutti i modi di richiamare alla realtà Jacqueline, ma senza alcun risultato: la donna sembrava immersa in un profondo stato di trance. Quando si riprese, riconobbe il marito e gli raccontò di quanto accaduto, ma non riuscì a darsi una spiegazione.
Non si trattò di un caso isolato. Per ben tre volte consecutive Jacqueline Mallay si ritrovò a vivere quella particolare esperienza, tanto che il marito, convinto si trattasse di esaurimento nervoso, decise di rivolgersi a uno dei più noti specialisti di Parigi. Ciò nonostante, non si riuscì a risalire a nulla. Tuttavia, il medico, seppur riluttante, accennò a fenomeni medianici. Ciò convinse il marito a seguire questa nuova direzione.
Entrò in scena un noto archeologo e glottologo, il dottor Azoulay, il quale non riuscì a trattenere il proprio stupore quando, ascoltando la voce di Jacqueline impressa su un magnetofono, riconobbe la lingua sacra dell’antico Egitto. Erano forse i costruttori delle Piramidi quei piccoli omini grigi che la donna aveva visto all’opera? Ben presto i giornali si impadronirono della notizia e proprio grazie alla visibilità data dalla stampa si scoprì che il caso della signora Mallay non era affatto isolato.
Milano: 1959: soltanto un anno dopo i fatti avvenuti a Parigi.
Clotilde Traversa, così come Jacqueline Mallay, è una normalissima e tranquilla casalinga, felicemente sposata e idealmente lontana dal variegato mondo dei misteri. Così come a Parigi, anche Clotilde sta per vivere una misteriosa e inquietante esperienza.
Trovandosi sul tram per fare ritorno a casa, improvvisamente avverte la sensazione di non essere più padrona della sua volontà. Quando racconta il fatto al marito questi non gli da’ molta importanza ma si preoccupa seriamente quando la moglie inizia ad alzarsi durante la notte per scrivere poesie, complicate formule chimiche e poesie. Tutte attività che le erano completamente estranee fino al giorno prima.
I successivi esami medici giudicarono la donna in perfetto stato di salute fisica e mentale, nonostante questa continuasse ad affermare che un “gruppo di scienziati” si fosse impadronito della sua mente.
Per quanto l’intera storia apparisse del tutto astrusa, non appena i giornali ne vennero a conoscenza e la pubblicarono, arrivarono inaspettate conferme: la signora Clotilde non era la sola a vivere questi particolari fenomeni, così come non era la sola ad essere convinta dell’esistenza di un gruppo di misteriosi scienziati, dominatori invisibili della mente.
Nelle sue stesse condizioni si trovava anche il dottor Michele Cataldi, un professionista romano, colto dalla netta sensazione di essere “comandato a distanza” mentre si trovava in Germania per un viaggio di affari.
Stesso problema per la signora Renata Amateis, a suo dire vittima di analoghe intrusioni mentali, che scrisse una lettera di conforto a Clotilde Traversa.
Ultimo in ordine di tempo il ragionier Antonio Danieli, per cinque anni sottoposto a continue vessazioni mentali, stanco di questa situazione fino al punto di scrivere una lettera di denuncia al Ministro degli Interni dell’epoca e al Procuratore della Repubblica di Treviso.
Tutte queste persone, e molte altre che, immaginiamo, non resero mai pubblica la loro storia, non avevano alcun rapporto che le unisse, non si conoscevano, abitavano in luoghi geograficamente lontani e conducevano una vita normale e tranquilla, non erano infine in alcun modo vicini ad ambienti ufologici o dediti a pratiche occulte.
Cosa accadde realmente a quelle persone? Quanti, ancora oggi, vivono in una simile situazione?
Quesiti inquietanti per risposte che, probabilmente, potrebbero non essere affatto piacevoli.

sabato 31 marzo 2018

IL CONTATTO


Gli alieni sono già entrati in contatto con alcuni dei più influenti leader del pianeta - questo è quanto dichiarò, alcuni anni or sono, Timothy Good, ex consigliere del Pentagono - il 34° presidente degli USA, Dwight D. Eisenhower, incontrò per ben tre volte una delegazione di extraterrestri appartenenti alla specie dei Grigi. Gli incontri, di cui si parla da tantissimi anni, non sono stati mai confermati da esponenti governavi e avrebbero avuto luogo nel febbraio del 1954, all’interno della Holloman Air Force Base, nel New Mexico. All’incontro, ha spiegato Good davanti alle telecamere della BBC, parteciparono anche degli alti dirigenti della FBI. Ogni qualvolta il presidente doveva spostarsi, per mantenere segreti gli incontri e per non destare sospetti, veniva detto a tutti che Eisenhower si trovava in vacanza a Palm Springs.
 
 
Stando alle indiscrezioni, Eisenhower e il suo staff furono testimoni dell’atterraggio di un disco volante. I visitatori alieni chiesero all’allora Presidente di prendere in considerazione l’idea di rendere pubblica la notizia della loro presenza sul nostro pianeta: suggerimento evidentemente ignorato.
Come ho già detto, la notizia non è nuova, ma solo ora sembra trovare conferme di un certo peso.
Del perché gli alieni abbiano voluto incontrare il leader statunitense nessuno sembra, per il momento, saperlo con certezza. Alcuni sostengono che gli extraterrestri siano venuti in pace e anzi, negli incontri con la nostra specie, hanno persino tentato di avvisarci di pericolosi “cambiamenti” previsti per gli anni 2000: eventi geoclimatici che avrebbero influito su tutto il Pianeta.
Una storia poco credibile: confermare l'incontro con gli alieni e l’allora presidente degli Stati Uniti è, allo stato attuale, impossibile. Inoltre, c’è da domandarsi perché l’ex consigliere del Pentagono abbia aspettato cosi tanto prima di rivelare i clamorosi dettagli di quegli incontri.
E’ vero L’FBI si occupava all’epoca di faccende di cui oggi non si occuperebbe affatto. Come ad esempio l’ufologia e non solo. Ma proprio durante la presidenza Truman, era stato costituito il National Security Council e la Cia, uno Stato nello Stato secondo alcuni, quindi, i potenziali poteri occulti non mancavano di certo, indipendentemente da Hoover. Le lunghe ombre calate su quel periodo non si sono mai diradate ed i motivi, anche dopo 60 anni, non sono facili da capire e non riguardano certo tecnologici segreti militari, che dopo tutto questo tempo non hanno più ragione di esistere.
Verità scomode? Molto probabilmente sì e nessuno vuole svegliare il can che dorme!

domenica 25 marzo 2018

IL CASO DEI CONIUGI HILL


E’ il caso di rapimento più famoso: da questa storia è stato tratto anche un film.
Bisogna tornare indietro di 57 anni, precisamente al 19 Settembre 1961: I coniugi Hill, diretti alla loro abitazione nel New Hampshire, stavano rientrando da una vacanza in Canada. Subito dopo il confine canadese, dopo aver passato il villaggio di Lancaster, notarono verso le 21:00 una strana luce nel cielo. Man mano che proseguivano, questo bagliore, davanti a loro, si fece sempre più intenso. Betty e Barney Hill (una coppia mista: lei bianca e lui nero) furono accompagnati da quello che pensavano fosse un elicottero per un lungo tratto di strada: Barney, ad un tratto, scese dall'auto per controllare quella luce con un binocolo ma, non distinguendo bene cosa fosse, risalì subito e proseguirono il viaggio.
Betty continuò a osservare il cielo dall'auto: giunti nei pressi del monte Cameron la donna riuscì a distinguere l'oggetto dal suo finestrino. Fece fermare la vettura. Rimase scioccata: la luce era un oggetto strutturato a forma di disco! Grazie al binocolo distinse perfettamente la forma del velivolo che era munito di corte alette e di oblò. Il marito scese, ancora una volta, dalla macchina (sebbene fosse impaurito) per esaminare il disco, lasciando Betty da sola. Barney s’incamminò verso quel misterioso velivolo attraversando un campo: giunto a circa 50 metri dall'oggetto, che si librava sopra gli alberi, scorse col binocolo, delle sagome umane che, da dietro gli oblò, erano intente ad osservarlo! L'uomo, in uno stato di apprensione, corse subito via raggiungendo la sua vettura e urlando alla moglie che stavano per essere catturati. Barney mise in moto l'auto e partirono a tutta velocità. Nel cielo non vi era alcuna traccia del disco, tuttavia continuavano  a sentire un ronzio che, alla fine, li fece addormentare.


Si risvegliarono, con ancora un leggero ronzio nelle orecchie, nei pressi della città di Concorde: scoprirono che i loro orologi si erano fermati e successivamente che erano rimasti entrambi incoscienti per circa 2 ore. Tornati alla loro abitazione rinvennero delle tracce metalliche sulla carrozzeria dell'auto.
Dal giorno di quel singolare e sconcertante avvenimento sia Betty che Barney fecero degli strani e ricorrenti sogni. Durante i loro sogni (simili o addirittura uguali per entrambi) venivano fermati nella stessa strada, quella notte del 19 Settembre 1961, da un gruppo di alieni che, portandoli sulla loro astronave, li sottoponevano a una lunga serie di esami ed esperimenti. Insomma, più che sogni erano dei veri e propri incubi. Col passare del tempo i coniugi Hill si convinsero che quelli non erano sogni ricorrenti ma i ricordi di fatti realmente accaduti quella sera. Fu così che intorno al Gennaio del 1964, per liberarsi da una persistente angoscia, si sottoposero alla regressione ipnotica. Le sedute furono condotte dallo psichiatra Benjamin Simon. Venne fuori una storia incredibile.
Durante le due ore in cui avevano perso coscienza erano stati rapiti dagli alieni e portati a bordo della loro astronave o, per lo meno, questo è ciò che risultò dalla seduta di regressione sotto ipnosi. I resoconti separati di Barney e Betty coincidevano in tutto: grazie alla regressione furono in grado di ricordare e riferire maggiori particolari sull'esperienza.
La regressione ipnotica però non dà garanzie su ciò che il sottoposto afferma e racconta: i fatti potrebbero essere anche frutto della sua fantasia (anche se questo è sincero e convinto di riferire cose realmente accadute). Inoltre, vi è pur sempre la possibilità che menta. 
Tuttavia, a favore dei coniugi Hill ci sono degli indizi considerevoli: quella fatidica notte ci furono effettivamente dei riscontri. Infatti, quella sera il radar della base aerea di Pease segnalò la presenza di un incredibile numero di oggetti volanti, che non fu possibile identificare, nell'area del New Hampshire. Betty Hill durante una seduta di regressione ipnotica riferì un gran numero di particolari: riuscì addirittura a ricostruire una mappa stellare. Questa mappa sottoposta a controlli risultò vera e corrispondente al sistema solare di Zeta Reticuli. La Mappa Stellare disegnata da Betty fu identificata per la prima volta da Marjorie Fish, una maestra delle elementari e appassionata di Astronomia: alla fine degli anni Sessanta lesse della storia degli Hill e decise di controllare se la mappa potesse somigliare a qualche sistema stellare vicino. La Fish cosruì allora un modello in scala delle costellazioni in un raggio di 33 anni luce dalla Terra e scoprì che la mappa corrispondeva al sistema di Zeta Reticuli. La cosa interessante è che parecchi astronomi verificarono l'esattezza del modello della Fish: alcune delle stelle presenti nella Carta del Cielo di Betty erano ignote ai più fino alla pubblicazione del Catalogo delle stelle vicine (da cui la Fish prese i punti di riferimento) pubblicato nel 1969, ben otto anni dopo l'esperienza degli Hill.


E ancora. Le esperienze di rapimento dei due coniugi risultarono simili, se non identiche, a quelli di tanti altri casi. Gli Hill riferirono che gli alieni erano alti circa 1,20 metri, dalla testa grande e perfettamente calva, occhi obliqui e un corpo esile: un classico. Questi esseri comunicarono con loro tramite telepatia. Durante la loro permanenza sulla nave aliena furono sottoposti a un'infinità di esami: posti in diverse stanze, su dei tavoli, furono circondati da delle apparecchiature che con degli aghi sfioravano i loro corpi. Le più semplici operazioni furono il taglio delle unghie, i prelievi di campioni di pelle e di capelli, l’analisi del loro sistema nervoso, ecc. A Betty fu fatto inoltre un test di gravidanza. La donna riuscì a comunicare con quello che sembrava essere il comandante dell'equipaggio: gli chiese da dove provenivano e lui le mostrò una mappa stellare (quella che riuscì a ricostruire sotto ipnosi). Nella mappa c'era uno strano disegno con dei punti collegati tra loro con delle linee di diverso spessore: l'alieno affermò che ai diversi spessori delle linee corrispondevano differenti rotte spaziali: le linee più nette e marcate erano rotte commerciali!
Gli alieni furono stupiti dal fatto di trovare una protesi dentaria nella bocca di Barney Hill: Betty spiegò al loro capo che quella protesi sostituiva i denti che il marito aveva perso in seguito ad un incidente e che comunque i terrestri li perdevano con il giungere della vecchiaia. A quest'affermazione l'alieno sostenne di non sapere cosa fosse la vecchiaia. Prima di rilasciarli, il comandante extraterrestre dichiarò che se avessero deciso di ritornare sulla Terra li avrebbero ritrovati facilmente.

sabato 24 marzo 2018

UN LIBRO MISTERIOSO E INDECIFRABILE


Piante mai catalogate, costellazioni mai esistite, alfabeto ignoto, parole incomprensibili ma iper dettagliate, e poi figure di donne e illustrazioni erboristiche, il libro è diventato così famoso che pochi anni fa, grazie a un team di esperti spagnoli, l'unica copia esistente è uscita dalla Biblioteca Beinecke dell'Università di Yale, dove era conservata ed è arrivata a Burgos, in Spagna, da dove il codice è stato riprodotto.
Se al mondo esiste un libro considerato misterioso e indecifrabile, questo è il manoscritto di Voynich. Per più di cento anni almeno 1600 fra studiosi e ricercatori, tra cui anche esperti della Nasa, hanno tentato di scoprire cosa volesse dirci quello strano volume ricco di illustrazioni cosmologiche, erboristiche, spaziali e irreali scritto in una lingua incomprensibile.
Il volume, scritto su pergamena di vitellino, è di dimensioni piuttosto ridotte: 16 cm di larghezza, 22 di altezza e 4 di spessore. Consta di 102 fogli, per un totale di 204 pagine. La rilegatura porta tuttavia a ritenere che originariamente comprendesse 116 fogli e che 14 si siano smarriti.
Fanno da corredo al testo una notevole quantità di illustrazioni a colori, ritraenti i soggetti più svariati: proprio i disegni lasciano intravedere la natura del manoscritto, venendo di conseguenza scelti come punto di riferimento per la suddivisione dello stesso in diverse sezioni, a seconda del tema delle illustrazioni:
  • Sezione I (fogli 1-66): chiamata botanica, contiene 113 disegni di piante sconosciute.
  • Sezione II (fogli 67-73): chiamata astronomica o astrologica, presenta 25 diagrammi che sembrano richiamare delle stelle. Vi si riconoscono anche alcuni segni zodiacali. Anche in questo caso risulta alquanto arduo stabilire di cosa effettivamente tratti questa sezione.
  • Sezione III (fogli 75-86): chiamata biologica, nomenclatura dovuta esclusivamente alla presenza di numerose figure femminili nude, sovente immerse fino al ginocchio in strane vasche intercomunicanti contenenti un liquido scuro.Subito dopo questa sezione vi è un foglio ripiegato sei volte, raffigurante nove medaglioni con immagini di stelle o figure vagamente simili a cellule, raggiere di petali e fasci di tubi.
  • Sezione IV (fogli 87-102): detta farmacologica, per via delle immagini di ampolle e fiale dalla forma analoga a quella dei contenitori presenti nelle antiche farmacie. In questa sezione vi sono anche disegni di piccole piante e radici, presumibilmente erbe medicinali. 
  • L'ultima sezione del  Voynich comincia dal foglio 103 e prosegue sino alla fine. Non vi figura alcuna immagine, fatte salve delle stelline a sinistra delle righe, ragion per cui si è portati a credere che si tratti di una sorta di indice.

 
L'alfabeto che viene usato, oltre a non essere stato ancora decifrato, è unico. Sono però state riconosciute 19-28 probabili lettere, che non hanno nessun legame con gli alfabeti attualmente conosciuti. Si sospetta inoltre che siano stati usati due alfabeti complementari ma non uguali, e che il manoscritto sia stato redatto da più persone.
Imprescindibile quanto significativa in tal senso è poi l'assoluta mancanza di errori ortografici, cancellature o esitazioni, elementi costanti invece in qualunque altro manoscritto. In alcuni passi ci sono delle parole ripetute anche 4 o più volte consecutivamente.
Inoltre, poiché una delle piante raffigurate nella sezione "botanica" è quasi identica al comune girasole giunto in Europa all'indomani della scoperta dell'America e quindi successivamente al 1492, si è supposto che l'autore non potesse ancora conoscere tale pianta ergo il libro sarebbe stato scritto solo successivamente a tale data.
 
Oggi importanti indizi fanno pensare che a realizzare quest'opera sia stato un italiano, di origine ebrea, vissuto nel Nord Italia. Il ritrovamento del manoscritto, del resto, parte proprio dal nostro Paese.
Nel 1912 il collezionista e libraio polacco Wilfrid Voynich lo acquistò a Frascati nel collegio gesuita di Villa Mondragone. Era in mezzo ad altri 30 volumi messi in vendita dai religiosi nella speranza di ristrutturare la villa. Con sorpresa, il polacco ritrovò all'interno dell'indecifrabile libro una lettera del medico reale di Rodolfo II di Boemia che inviava il testo a Roma, dall'amico poligrafo Athanasius Kircher, nella speranza che lo decriptasse per il suo Re. Da allora, la ricerca per scoprire i segreti di quelle 240 pagine rilegate nel codex del 1400 (datato tra il 1404 e il 1438 secondo l'esame del carbonio) non si è mai fermata, anche se in molti hanno pensato che potesse trattarsi di uno scherzo geniale e molto ben architettato. Anche Luigi Serafini, autore del libro più strano del mondo, il codex Seraphinianus, ha più volte affermato di non essersi ispirato al Voynich e di credere che si trattasse di una 'bufala' rifilata dal braccio destro del re. 
 
Nell'agosto del 2017 una nuova riproduzione uscirà con una lunga prefazione del curatore, il Dr. Stephen Skinner, che da 40 anni studia attentamente il codex.
Skinner - come scrive nel nuovo testo - è convinto che alla fonte di quel misterioso volume che ha eluso, per secoli, linguisti e crittografi di mezzo mondo ci sia proprio un italiano. Per affermarlo, certo che la sua intuizione contribuirà a "svelare altri segreti del codice", si è basato su una analisi visiva degli elementi del libro. A colpirlo sono, per esempio, alcune figure di donne nude all'interno del testo raffigurate in strane piscine verdi collegate a tubi intestinali. Secondo l'esperto medioevale si tratta di illustrazioni di bagni ebraici chiamati mikvah, utilizzati per purificare le donne dopo parto o mestruazioni. Nell'immagine non ci sono uomini.
"L'unico posto dove vedere donne fare un bagno insieme in Europa a quel tempo era nei bagni di purificazione che sono stati utilizzati dagli ebrei ortodossi per duemila anni" spiega al Guardian, convinto che si tratti di un mikavh.
A questo aggiunge che, nel codex, manca il simbolismo cristiano: cosa inusuale ai tempi dell'Inquisizione. "Non ci sono santi, croci, neanche nelle sezioni cosmologiche". L'altro indizio che Skinner collega, sostenendo che l'autore fosse ebreo, è legato alle piante: le uniche che si possono ipotizzare nella realtà sembrano essere quelle di cannabis o oppio. Il che fa pensare che fosse un erborista o comunque una persona con conoscenze in materia e seppur perseguitati, a quei tempi i medici ebrei venivano spesso consultati proprio per la loro conoscenza di botanica.
Infine, ed è qui che nella prefazione Skinner sottolinea il collegamento con l'Italia, si è soffermato sulla raffigurazione di quello che sembra un castello con merli a coda di rondine, tipici delle fortificazioni ghibelline nel nord Italia del XV secolo. Se poi aggiungiamo all'indizio geografico alcuni cenni storici sull'area di Pisa, sulla presenza degli ebrei e le influenze dello stile germanico (che si nota in certi disegni) legato al Sacro Romano Impero, tutto torna.
 
Tra l'altro, sempre parlando del Belpaese, qualche anno fa proprio l’italiano Giuseppe Bianchi di Arquata Scrivia, esaminando i caratteri, avanzò l'ipotesi che all'interno del codex si potevano trovare altri codici segreti da analizzare.
La mia teoria – dice SKinner - dovrà chiaramente essere testata da altri studiosi. Tuttavia, si dichiara certo dell'origine italiana dell'autore e sicuro che la diffusione di numerose copie, in libreria, aiuterà a risolvere questo mistero, anche contando sul fatto che qualcuno potrebbe offrire un’interpretazione tanto personale quanto alternativa, mai pensata prima.

sabato 17 marzo 2018

IL LAVORO (PRECARIO)


Flessibilità. Il lavoratore oggi deve essere flessibile. Quindi, niente contratto a tempo indeterminato.
Addio al posto fisso. Al massimo (e sei fortunato) un contratto a termine.
Pronti a saltare da un contratto all'altro. È il mantra che da anni ormai sentiamo ripetere e proprio da chi sta al calduccio nel suo posto di lavoro a tempo indeterminato. Intanto, si esulta nelle stanze governative per la diminuzione del tasso di disoccupazione che a novembre è sceso all'11%, diminuito di un punto percentuale rispetto a dodici mesi prima.
L'aumento dell'occupazione evidenziato nel rapporto Istat del novembre scorso, però, è dovuto soprattutto all'aumento dei contratti a termine (pari a 450mila sui 497mila registrati tra novembre 2016 e 2017). Quindi, un balzo del 18,3% del lavoro precario, che fa apparire modesta la crescita di soli 48mila posti a tempo indeterminato, pari a un aumento dello 0,3% nell'arco di un anno. Non solo, dall'inizio del 2017 c'è stato anche il boom del lavoro a chiamata. Secondo i dati dell'Osservatorio sul precariato dell'Inps, le assunzioni a chiamata tra gennaio e settembre 2017 si attestano a 319mila, in crescita del 133% sullo stesso periodo dell'anno precedente. L’Osservatorio sottolinea come questo significativo aumento può essere posto in relazione alla necessità per le imprese di ricorrere a strumenti contrattuali sostitutivi dei voucher. Se si va più in profondità nei dati si rileva come il tipo di figura professionale richiesta rientri soprattutto in settori a basso grado di qualifiche e bassi salari: addetti alla vendita, servizi personali e occupazioni elementari.
 
L'occupazione aumenta, ma è precaria e il rischio, soprattutto per i giovani, è di dover ricominciare da capo dopo tre anni (i più fortunati che hanno già un contratto a termine, che non può essere rinnovato oltre i 36 mesi). La flessibilità diventa precarietà nel momento in cui la prima è, di fatto, utile alla frammentazione dei lavoratori e all’indebolimento del loro potere negoziale che, anche laddove esistono diritti, questi non sono esigibili. I voucher, come ricordano gli studi dell’Inps, non hanno affatto arginato il lavoro nero, anzi in alcuni casi lo hanno addirittura fatto aumentare. La loro trasformazione ma soprattutto l’introduzione della tracciabilità hanno determinato un calo dell’uso dei voucher a favore dei contratti a chiamata, anch’essi strumento contrattuale iper precario e ad alta intensità di ricatto.
Si resta imbrigliati in contratti temporanei in un mercato in cui si trova a competere con milioni di lavoratori che passano di contratto in contratto. Significa anche non poter costruire un percorso professionale che porti a maturare scatti di carriera e promozioni con conseguenti aumenti salariali. Significa non poter fare progetti per il futuro.
 
Ma, i diritti dei lavoratori non li difende più nessuno?
In Italia ci sono centinaia di (piccole) battaglie sindacali e politiche per difendere i diritti dei lavoratori e le condizioni di lavoro. Ma hanno poco credito, dal momento che manca un’organizzazione estesa del conflitto sociale. Dopo trent’anni di lavaggio del cervello, lo sfruttamento, sebbene riconosciuto, è dato come condizione naturale. Se non sradichiamo questa visione, lottare per i propri diritti sarà impossibile. In altri paesi, come la Francia, si mantiene, nonostante le ultime riforme, un sistema di tutela dei lavoratori più profondo. Ad esempio, in Francia non esistono gli H/24, così come non esiste l’obbligo del lavoro gratuito imposto dalle leggi italiane come la buona scuola con l’alternanza scuola-lavoro. Si tratta, infatti, di lavoro gratuito: quello dei giovani che fanno uno stage dietro l’altro.
 
Marta Fana, ricercatrice in economia all'Istituto di Studi Politici di Parigi, nel suo libro “Non è lavoro, è sfruttamento” (editori Laterza) scrive: “Non è possibile ammettere che i contratti a termine vengano usati senza alcuna ragione tecnica o produttiva, ma soltanto per abbattere il costo del lavoro, rendendolo un fattore usa e getta”.
Questo è il risultato scellerato di scelte politiche ben precise, che hanno precarizzato il lavoro e si abbattono sulla generazione dei giovani costretti a lavorare di più e a guadagnare sempre di meno. Basti pensare al lavoro a cottimo dei fattorini che consegnano i pasti a domicilio, quello degli addetti alla vendita che lavorano nei centri commerciali, con orari lunghissimi e salari bassissimi. La flessibilità si trasforma in una pericolosa precarietà permanente.

lunedì 12 marzo 2018

TEMPO DI LIBRI


“Tempo di Libri” è una fiera che accantona la piena primavera (fine aprile) per svolgersi in un periodo meno affollato di eventi (e soprattutto più lontano dal Salone sabaudo): è iniziata, infatti, l’otto marzo, festa della donna. A dirigerla però non è più una donna, Chiara Valerio, ma un uomo, Andrea Kerbaker. Diversa anche la sede: lascia il polo fieristico firmato Fuksas di Rho per traslocare nella più centrale Fiera Milano City. Se la nuova formula riscuoterà i consensi sperati, sarà una festa per tutti e la posizione di chi pensa che per i libri sia “meglio avere due Saloni invece che uno” ne uscirà rafforzata. Comunque vada, per gli addetti ai lavori resta la consapevolezza che non è affollando fiere, festival, premi letterari e reading che si riescono a convertire alla lettura quei 33milioni di italiani nel cui tempo libero non c’è spazio per i libri. Forse si recupererà qualcuno che ha smarrito per strada il piacere di leggere o che si è lasciato distrarre da altro — dai troppi social o dai troppi selfie — ma non chi è allergico alla pagina scritta. Contro le allergie servono i vaccini e purtroppo in giro non ci sono tanti Pasteur con in tasca l’antidoto.
L’emorragia di lettori è preoccupante, se ne sono persi oltre tre milioni negli ultimi sette anni (quasi il 12%). L’àncora di salvezza per gli editori resta sempre la stessa, i lettori forti (comunque ridottisi), il cui contributo non è stato però sufficiente a mantenere stabile il numero di copie vendute, che è inesorabilmente diminuito.
 
 
Solo nell’ultimo aggiornamento dei dati da parte dell’Aie, relativo al 2017, spunta dopo ben sette anni un anemico più 1,2% nel numero di copie vendute e un più confortante aumento del 5,8% nel fatturato. Ma è facile capire che questo secondo segno positivo non può far certo brindare a una ripresa in grande stile: è piuttosto dovuto all’aumento del prezzo medio di copertina, in costante crescita da tre anni a questa parte. Quanto all’ebook, non cresce ai ritmi previsti o sperati. Rappresenta ancora il 5% del mercato editoriale, in linea con gli altri paesi europei, tranne la Gran Bretagna che ha un mercato a due cifre, ma non raggiunge i valori statunitensi. Non che i nostri editori stiano risparmiando le forze nell’offrire un catalogo digitale degno di questo nome. Basti pensare che i titoli in formato ebook disponibili nel 2010 erano 11mila, mentre oggi sono oltre 80mila. L’ebook cresce poco perché è considerato solo un diversivo rispetto al libro fisico, non un sostituto: infatti non riesce a compensare i numeri persi nel cartaceo.
 
 
Una curiosità: per l’Istat gli italiani che leggono almeno un libro all’anno sono il 40%, mentre per l’Aie il 65%. Perché in Italia circolano indici di lettura così discordanti?
Perché è diversa la domanda del sondaggio. Se quel 40% comprendesse tutti i tipi di libri, saremmo dietro il Brasile o la Grecia. Francamente non è credibile. Questa percentuale esclude tutti coloro che leggono per motivi scolastici o professionali. Non mi sembra corretto. Negli tempi andati ho letto tanti libri riguardanti il mio settore lavorativo e stando a quel parametro, non sarei un lettore. Sempre l’Istat, questa volta non nell’indagine annuale ma nel rapporto quinquennale, allarga il perimetro alle guide, ai manuali, alla narrativa di genere (gialli, fantasy...) e infatti la percentuale sale al 59%.

venerdì 9 marzo 2018

HAARP E SCIE CHIMICHE

Alcune teorie complottistiche sono molto credibili, altre assurde e altre ancora rivelatesi, col tempo, incredibilmente vere! Di certo qualcuno di voi starà già pensando alla teoria della manipolazione climatica, magari alle scie chimiche o al progetto HAARP.
Vediamo cosa c’è di vero. Prima di inalberarci in strane teorie, è doveroso affermare che la tecnologia per la modificazione del clima esiste già da diversi anni ed è la stessa CIA ad ammettere che varie nazioni possiedono tale capacità, spesso usata come arma strategica. Il climatologo della Rutgers University, Dr. Alan Robock, sostiene che il suo dipartimento fu ingaggiato dall’Intelligence per scoprire ed applicare il metodo di controllo del clima. Alterare il meteo è stato uno stratagemma di guerra usato per anni ed esistono diversi esempi storici di manipolazione del clima attraverso la geoingegneria che, afferma Robock, esisteva già durante la guerra in Vietnam, dove aerei americani impegnati in missioni di cloud seeding, ossia inseminazione delle nuvole attraverso agenti chimici, hanno avuto successo nell'aumentare le precipitazioni e prolungare le stagioni di pioggia. Si potrebbero fare altri esempi in cui l’esercito statunitense e non solo, ha usato tecnologie per l’alterazione del clima e dunque qualcosa di vero c’è: non è solo una mera ipotesi di complotto. Comunque, se già cinquant’anni fa si aveva a disposizione una tecnologia per controllare la pioggia, ora i governi che cosa hanno a disposizione? È proprio qui che entra in gioco HAARP, acronimo di “High Frequency Active Auroral Research Program” o in italiano “Programma di ricerca aurorale attiva ad alta frequenza”, un impianto costituito da un super trasmettitore capace di emettere onde elettromagnetiche con una potenza di 960 kW, sulla frequenza da 2,8 a 10 MHz. L'installazione si trova in Alaska, nei pressi di Gakona, a ovest del Parco nazionale Wrangell-Santo Elias, in una ex base dell’USAF e venne costruito nel 1993 a fini di ricerca scientifica sugli strati alti dell'atmosfera e della ionosfera e sulle comunicazioni radio per uso militare. Questo, perlomeno, era la motivazione ufficiale, ma i teorici del complotto sono convinti che l’impianto sia stato la causa di numerosi incidenti avvenuti nel corso di diversi anni.

 

Alcune ipotesi sono assurde, come quella che vede coinvolto HAARP nell’incidente del volo Malaysia Airlines 370 dove l’otto marzo 2014 un aereo malese è scomparso dai radar insieme a 239 persone, tra passeggeri ed equipaggio. Non ci dilungheremo troppo su questo incidente in quanto ne abbiamo già parlato in uno dei nostri post. Un altro collegamento tra HAARP e uno dei disastri ambientali più gravi avvenuti negli ultimi tempi, nasce da dei dati riportati sulla rivista Natural News nei quali vengono mostrati alcune strane anomalie atmosferiche in Giappone pochi giorni prima del violento terremoto dell’11 marzo 2011. Questi dati riportano un anomalo rapido riscaldamento della ionosfera direttamente sopra l’epicentro del terremoto. I teorici del complotto affermano come questa sia l’inconfutabile prova che vede HAARP come responsabile del terremoto con il conseguente tsunami e disastro della centrale nucleare di Fukushima. Magari, sono state le stesse forze che hanno scatenato il terremoto a causare l’anomalo riscaldamento della ionosfera, ma a sostegno delle teoria complottista, Natural News fa riferimento a una citazione di William Cohen, segretario di difesa statunitense nel 1997: “Si stanno mettendo in pratica tecnologie per un terrorismo ecologico in grado di alterare il clima, scatenare terremoti e vulcani attraverso onde elettromagnetiche”.

 

La parola “HAARP” andrebbe anche a braccetto con “Scie chimiche”. Voi tutti sapete come la penso, tuttavia i teorici del complotto sono pronti ad affermare che tale fenomeno non è poi così comune come si pensa. Esse, dicono, si formano solo sopra gli 8.000 metri, a temperature infriori di -40°C e con umidità relative superiore o uguale al 70%. Questi parametri possono subire delle lievi variazioni, ma ci si può discostare di poco da tali indici alle nostre latitudini. Pertanto è praticamente impossibile che si formino scie di condensazione a bassa quota, con bassi valori di umidità e con temperature lontane dai -40°C. Le normali scie, in genere, si dissolvono dopo qualche minuto, invece alcuni velivoli lasciano, lungo le rotte seguite, delle strane scie che non si dissolvono entro breve tempo. Se, come qualcuno afferma, gli obiettivi di queste scie possono essere la modificazione meteorologica e climatica, come nella guerra del Vietnam, altri sarebbero meno “innocenti” e di certo frutto di speculazione tra gli stessi complottisti, come lo sfoltimento di alcuni settori della popolazione ritenuti improduttivi o di peso per il sistema, come i pensionati e i malati cronici, oppure la sperimentazione di agenti patogeni sulla popolazione inconsapevole nell’ambito di programmi di guerra chimica e batteriologica.

 

Scie chimiche ed HAARP insomma, secondo alcuni, sarebbero dietro ogni anomalia climatica o disastro ambientale. Essi sostengono che, nonostante l’impianto sia stato ufficialmente dismesso nel 2013, sia in realtà ancora segretamente in funzione. Dopo la chiusura del progetto HAARP, i portavoce del sito hanno affermato che non è mai stata condotta nessuna ricerca segreta e non ci sono documenti riservati relativi al sito. Sarà veramente così? Non possiamo saperlo con certezza oggi ma, come ho già detto all’inizio, il tempo passa e a volte la verità viene a galla. Non ci resta che aspettare per scoprirlo.