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venerdì 6 ottobre 2017

SMETTERE DI FUMARE


Diciamolo subito: chi vive lo stop al fumo come un’imposizione ha meno probabilità di riuscire a smettere di fumare. Per le donne è più difficile smettere ma, se ci riescono, poi aiutano anche amici e compagni. Innanzitutto, si ha  bisogno di una motivazione forte e duratura. La gravidanza, per esempio, è una fortissima motivazione ma a breve termine, così come pure alcune malattie. Anche i fallimenti aiutano: analizzando cosa è andato storto in passato si cerca di non rifare gli stessi errori. Per i giovani, di solito, è più dura: hanno meno paura di ammalarsi e di morire.
 
Le terapie alternative come l’agopuntura e l’ipnosi non hanno dimostrato un’efficacia definitiva ma, per fortuna, esistono i Centri antifumo. Chi approda a questi Centri, di solito, ha già tentato di smettere da solo. Vi si accede tramite la richiesta di visita specialistica, fatta dal nostro medico curante, per un percorso di disassuefazione. Eventualmente il medico prescriverà anche una spirometria. Il paziente si sottopone a una visita pneumologica che contempla l’anamnesi, anche familiare, i precedenti tentativi di smettere, i metodi usati, i fallimenti e la durata dei periodi di astinenza. Si valutano una serie di parametri personali, desideri e paure, si misura il monossido di carbonio (CO) esalato nell’aria espirata e si effettua un prelievo del sangue per personalizzare sia la diagnosi sia la terapia: ogni fumatore è diverso dall’altro. C’è una correlazione tra l’espressione di alcuni geni, recettori della nicotina, e la difficoltà di smettere di fumare.
Il percorso prevede visite trimestrali durante le quali si misura sempre il monossido di carbonio.
 
La terapia sostitutiva della nicotina, contempla tutta una serie di prodotti: dai cerotti alle caramelle, dalle gomme agli spray. I farmaci che richiedono la ricetta medica, hanno principi attivi come la vareniclina, il bupropione e la citisina. Varelinclina e citisina hanno un effetto simile a un vaccino e fanno star male chi fuma quando li assume, ma sono controindicati per chi ha problemi renali. Quando, invece, bisogna intervenire sull’umore evitando, per esempio, che il paziente tenda a ingrassare si prescrive il buproprione, non privo di rischi, in quanto ha un potenziale impatto sul fegato.