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domenica 29 ottobre 2017

AMICIZIA: FUMMO NOI A TRADIRLI


Un gruppo di persone asserisce che gli extraterrestri sono entrati in contatto solo con loro. L’idea di questo contatto non convenzionale non mi convince in quanto i messaggi rilasciati da questi presunti extraterrestri e diretti all’umanità, differiscono da caso a caso: così facendo questi sedicenti contattisti si screditano tra loro.  Tra la metà degli anni 50 fino alla fine degli anni 70 ci fu un caso italiano che fece scalpore in tutto il mondo. Si parlò di esseri umani che, in segreto, collaboravano con extraterrestri e di centinaia di persone coinvolte. Nessuno fu in grado di penetrare il fitto strato di mistero che circondava quegli eventi. Solo dopo decenni di silenzio alcuni testimoni hanno deciso di parlare svelando alcuni retroscena, tuttavia ad oggi molti aspetti dell’intera vicenda rimangono ignoti. Questa è la storia del Caso Amicizia, uscita allo scoperto solamente nel 2003 con la morte di Bruno Sammaciccia, il primo di questi contattisti, in quanto nel suo testamento fece presente la volontà che la vicenda venisse divulgata solo dopo la sua morte.


Aprile 1956. Bruno Sammaciccia, un noto psicologo e teologo, insieme a due suoi amici Giancarlo e Giulio, stavano studiando una vecchia mappa di Ascoli Piceno alla ricerca di un tesoro nascosto nel castello di Rocca Pia, dove i tre si erano recati. Improvvisamente una penna scivolò fuori dall’astuccio di Bruno e si mise a scrivere da sola sulla mappa la seguente frase: “Ora ti spiegherò chi sono, da dove vengo e cosa voglio chiederti, siamo qui per darvi la nostra bontà e la nostra conoscenza.”
Qualche giorno dopo i tre tornarono al castello di Rocca Pia dove questa volta udirono una voce: “Ora, amici miei, rimanete calmi perché mi mostrerò a voi. Siete pronti?”
A quel punto davanti a loro comparvero, in successione, due figure umane. I due uomini, che parlavano l’italiano, erano in tutto e per tutto uguali a noi, ma avevano delle peculiari fattezze fisiche: uno infatti erano alto due metri e mezzo, mentre l’altro solamente un metro. L’episodio sancì l’incontro con i cosiddetti “Fratelli dello Spazio” che si dimostrarono amorevoli e rispettosi nei riguardi dell’intera umanità. Dopo questo primo incontro, ne avvennero molti altri ai quali parteciparono sempre più persone. Il gruppo degli amici si allarga con il passaparola e ne entra a far parte anche Gaspare De Lama insieme a decine di altri "insospettabili": professori, ingegneri, operai, giornalisti, impiegati, casalinghe, persino (dicono) un futuro Premio Nobel. Questi extraterrestri affermarono di lavorare in basi sotterranee e che non erano l’unica razza presente sulla Terra. Solo nelle basi italiane sarebbero stati presenti più di 200 individui organizzati in una confederazione, mentre tutti gli altri erano sparsi in altri paesi europei, in Siberia, Sud America e in Australia.
La vicenda non trapela: per decenni rimarrà un segreto. Il Caso Amicizia esplode solo nel 2007, quando Sammaciccia, poco prima di morire, chiede all'amico Stefano Breccia di mettere per iscritto quei fatti straordinari di cui era stato testimone per mantenerne per sempre il ricordo. Il libro "Contattismi di massa" svela la storia al mondo e scatena una ridda di polemiche per l’assurdità del racconto e soprattutto per la totale assenza di prove. Agli occhi di tutti quel racconto sembrava una gigantesca truffa, anche se nessuno riusciva a spiegarsi quale fosse il fine, poiché nessuno dei testimoni ne guadagnò qualcosa in termini di fama o ricchezza. Tuttavia, sostennero fino alla fine questa storia. Bruno, come abbiamo visto, non la smentì neanche di fronte alla morte. Come fece pure Gaspare Da Lama, un altro protagonista di questa vicenda. Nel 2013, Gaspare concesse un’intervista alla giornalista Sabrina Pieragostini


https://www.panorama.it/scienza/extremamente/il-caso-amicizia-quegli-alieni-che-vivevano-in-italia/



nella quale rivelò altri dettagli: egli affermò, tra l’altro, che Bruno era il punto di riferimento degli extraterrestri, che comunicavano con lui tramite un dispositivo impiantatogli dietro l’orecchio. Gaspare tuttavia rimase sempre un po’ scettico. Continuava a dubitare dell’esistenza di questi esseri, pensava ad un trucco molto ingegnoso, ad una messa in scena, anche quando vide scomparire dei carichi di acqua e di frutta che, su loro precisa richiesta, arrivavano su dei camion che venivano parcheggiati in un determinato punto. La merce veniva prontamente smaterializzata da questi esseri, padroni di chissà quale tecnologia. Continuò l’intervista dicendo che quando cominciava a dubitare dell’esistenza dei “Fratelli dello Spazio”, riceveva dei messaggi sulla sua radiolina a transistor, quella che portava sempre con se; messaggi provenienti direttamente dagli alieni che lo invitavano a cambiare il suo modo di pensare, quasi come se potessero leggere i suoi pensieri.
Bruno Sammaciccia si riferiva agli alieni chiamandoli W56, con “56” che si riferiva all’anno del contatto e la “W” che stava per “Vittoria”, ma loro si riferivano a sé stessi con il nome “Akrij” che in sanscrito significa “Saggi”, in egiziano “Divinità”, mentre la forma greca della parola ha come significato “Persone che stanno in alto” e c’è una parola simile in arabo che significa “Gruppo di amici”. Ma, cosa ci facevano tutti quegli extraterrestri sulla Terra? Cosa volevano da noi e da quanto tempo erano qui?


La risposta l’hanno data tutte le persone che avrebbero vissuto in prima persona gli eventi del Caso Amicizia e che ancora giurano che non vi è nulla di falso. Secondo i W56, la Terra è uno dei cinquanta pianeti della Via Lattea in grado di generare vita e nel corso della storia sul nostro pianeta si sono succedute ben sei civiltà che si sono estinte per colpa di sanguinosi conflitti sfociati in guerre. L’ultima di queste civiltà avrebbe posseduto una tecnologia tale che avrebbe permesso, a pochi di loro, di lasciare il pianeta e quindi di salvarsi per poi evolversi nei millenni successivi su un altro pianeta, cambiando anche leggermente il loro aspetto, tra cui l’altezza. Dunque i W56 avrebbero origini terrestri e non sarebbero tornati sulla terra per motivi di studio, ma avrebbero costruito delle basi segrete per dedicarsi alla ricerca di una particolare energia che Gaspare, durante l’intervista, affermò fosse l’amore. In effetti, disse, i W56 possono ricavare energia da ogni cosa ma, a quanto pare, quella dell’amore è una delle più forti.
I loro discorsi appaiono colmi di argomenti quali la fratellanza, la pace e l’amore, anzi sembra che quest’ultimo dovesse essere al centro di ogni cosa, per evitare quella stessa distruzione che portò all’estinzione i popoli precedenti.


Questi alieni, a quanto pare, traevano energia dall’amore per sostenere tutta la loro tecnologia e finché questa energia fluiva tra loro e centinaia di contattisti, tutto procedeva per il meglio. Ma, con il passare degli anni, la natura più oscura dell’essere umano venne a galla e con essa anche gelosia, rabbia e odio. Questo portò l’energia dell’amore ad affievolirsi. La fine dell'amicizia coincise con la battaglia decisiva contro una fazione di alieni antagonisti, soprannominati "I Contrari" o CTR: i W56 furono sconfitti dai loro nemici e nel 1978 lasciarono le loro basi italiane. In effetti, in quell’anno si registrarono numerosi avvistamenti UFO in tutto il centro Italia. Il 1978 fu anche l’anno in cui furono avvistati decine di globi luminosi emergere dal Mar Adriatico, un fenomeno reale, che attirò l’attenzione dei militari, i quali indagarono senza esito sul caso.
Quella del Caso Amicizia è una storia difficile, al limite del credibile, però chiunque siano stati questi W56, di certo, sono riusciti a lanciare un monito all’umanità. I loro discorsi dovrebbero essere presi in considerazione poiché la minaccia di autodistruggerci a causa della nostra stessa superbia è reale e fattibile. 

Concludo questo post lasciandovi quello che, per me, è il loro messaggio più significativo: “Questo è un momento critico nella storia dell’umanità. Noi non siamo qui per conquistare, perché non c’è nulla da conquistare. Siamo sulla Terra ormai da molti secoli nascosti in basi segrete sparse per tutto il mondo. La nostra bontà e verità saranno più forti dei vostri dubbi.”
Si sbagliavano.

mercoledì 25 ottobre 2017

BOLIDI DI GHIACCHIO


Tutti noi siamo abituati a fenomeni quali la grandine o la neve, il che ci fa sembrare che dei bolidi di ghiaccio siano molto meno sensazionali rispetto ad altri fatti inspiegabili più avvezzi a suscitare clamore. Malgrado le apparenze, questo fenomeno è uno fra i più controversi e misteriosi data la solidità delle prove e la mancanza di una spiegazione scientifica accertata.
 
Fu osservato anche in tempi antichi: già dal IV secolo, lo scrittore latino Giulio Ossequente racconta nella sua opera "De Prodigiis" di una straordinaria “pioggia di pietre”. In verità si trattava di ghiaccio sporco: grossi pezzi di grandine mista a terriccio. Il fatto viene citato anche nel primo libro della "Historiae Ab urbe condita" di Tito Livio e dallo svedese Immanuel Swedenborg, che associa il fenomeno a quello delle piogge di animali.
I primi documenti scientifici che trattano questo insolito fenomeno ci giungono dal noto scienziato e scrittore statunitense Charles Fort: il primo cronista dell’insolito. Fort raccolse nella sua opera “Il Libro dei Dannati” (Book of the Damned, pubblicato nel 1919) una serie di articoli e citazioni circa fenomeni anomali e misteriosi, estraendoli dalle riviste scientifiche del suo tempo (i primi anni del ‘900) fra i quali figurano numerosi casi di blocchi di ghiaccio caduti dal cielo in svariate località.
Il testo dimostra che il fenomeno non è prettamente moderno, squalificando la teoria, avanzata da alcuni, secondo la quale i blocchi di ghiaccio sarebbero causati dagli scarichi delle toilette degli aerei o da accumuli di ghiaccio staccatisi dalle ali o dai carrelli di questi ultimi.
 
Un caso interessante, in epoca moderna, avvenne il 7 Marzo 1976. Protagonista, il signor Wilbert Cullers che, mentre sedeva tranquillo nel salotto della sua casa di Timberville, in Virginia (USA), vide il soffitto sfondarsi a causa dell’impatto di un bolide di ghiaccio. Cullers racconta di aver udito una forte esplosione, in quello stesso istante, pezzi di soffitto e frammenti di ghiaccio sporco si sfracellarono sul pavimento. All’evento era presente anche il figlio e sua moglie. Quel giorno, nelle immediate vicinanze, caddero altri blocchi di ghiaccio, uno dei quali precipitò a pochi metri dal signor Johnny Branner, un vicino dei Cullers, che passava per quella strada. Fatto ancor più singolare, il cielo era sereno e non vi erano nubi. Uno dei blocchi di ghiaccio caduti a Timberville fu preso in consegna dal sergente Butch Hottinger, della vicina contea di Rockingham, il quale lo portò al Centro Nazionale per la Ricerca Atmosferica (National Center for Atmospheric Research o NCAR) sito a Boulder, in Colorado (USA), per farlo analizzare dal dottor Charles Knight, esperto dei meccanismi di formazione del ghiaccio nelle nubi. Secondo Knight, il frammento di ghiaccio, che il sergente Hottinger sosteneva provenisse da un blocco grande quanto una palla da basket, non poteva essere un chicco di grandine: in primo luogo le dimensioni erano eccessive e inoltre, la struttura cristallina denotava un meccanismo di accrescimento diverso da quello della grandine. Il campione era, infatti, composto di cristalli molto piccoli, del diametro medio di circa 1 millimetro, al contrario della grandine che presenta invece strati di cristalli grandi alternati a cristalli più piccoli. Si avanzò l’ipotesi che il ghiaccio sarebbe potuto provenire da un aereo, ma gli esperti asserivano che quel giorno non sussistevano condizioni atmosferiche tali da consentire la formazione di ghiaccio su un aereo.
 
Nella primavera del 1973, a Manchester, il fisico Richard Griffith (della Manchrester University) vide cadere un grosso pezzo di ghiaccio, mentre camminava per strada. Sconcertato, lo scienziato intuì l’importanza che risiedeva in quell’insolito agglomerato e lo portò nel suo laboratorio per analizzarlo. La prima cosa che notò dopo aver tagliato il blocco in sezione fu la presenza di strane file di bollicine che, al contrario dei chicchi di grandine (dove appaiono sparse), erano estremamente regolari. Esaminando il ghiaccio sotto la luce polarizzata il fisico poté osservare una struttura composta da grossi cristalli, senza la tipica struttura a strati della grandine. Griffith compì degli esami anche sull’acqua che costituiva il blocco di ghiaccio, ne emerse che tale acqua era molto simile a quella presente nelle nuvole.
Lo scienziato si informò circa il traffico aereo sulla zona e ne risultò che nessun velivolo aveva sorvolato l’area il quel periodo. Si concluse quindi che non poteva trattarsi né di grandine né di un pezzo di ghiaccio staccatosi da un aereo.
 
Nell’estate del 1980 si verificò un episodio analogo a Lyndhurst, nell’Hampshire (U.K.): il meccanico Edward Fox, tornando dal lavoro, rimase sbigottito nel vedere un grosso buco nel tetto della sua casa. In camera da letto trovò diversi blocchi di ghiaccio abbastanza grossi.
All’evento assistette la vicina di Ed, Megan Murray, che dichiarò di aver udito un forte sibilo seguito da un gran botto che all’inizio pensò essere un’esplosione. Quel giorno, inoltre, faceva caldo (era estate) ed il cielo era terso, proprio come nel caso Cullers.
 
 
Nel gennaio del 2000, un’ondata di blocchi di ghiaccio dal cielo interessò il vecchio continente: le prime occorrenze del fenomeno si sono verificate in Spagna ed in Francia nei primi del mese. L’8 gennaio 2000 un blocco di ghiaccio cadde a Siviglia, perforando il tetto di un’auto; fortunatamente, l’autista rimase illeso. Nei giorni successivi il fenomeno si ripeté in diverse parti del paese, terrorizzando la popolazione. Nella maggior parte dei casi i blocchi erano costituiti da ghiaccio puro. Pedro Nombela, presidente del CSIC (Consiglio Superiore della Ricerca Scientifica), che era stato incaricato dal governo spagnolo per risolvere il mistero, dichiarò che il fenomeno era “scientificamente inspiegabile”.
 
Verso la fine di Gennaio il fenomeno cominciò a manifestarsi anche in Italia: il 22 Gennaio un blocco fu trovato all’interno del cortile della scuola materna Pio Antonelli di San Martino di Lupari, a Padova. La direttrice dell’istituto, Suor Chiara Parisotto, descrisse il blocco come differente dal ghiaccio comune, di colore bianco, come la neve e successivamente diventato trasparente mentre si scioglieva. Il ghiaccio fu analizzato dall’Agenzia Regionale per l’Ambiente, che accertò l’assenza di radioattività.
Il primo infortunio legato al fenomeno si ebbe il 25 Gennaio, quando Massimo Giunti, un operaio di 24 anni di Osimo (in provincia di Ancona), fu colpito di striscio alla testa da un blocco di quasi un chilo. Fortunatamente il colpo fu attutito dal casco che indossava e il giovane se la cavò con dieci giorni in ospedale.
Fatti analoghi si verificarono in diverse regioni italiane.
Si registrarono casi in Abruzzo, nelle Marche, in Veneto, in Piemonte, in Toscana, in Lombardia, in Umbria, in Friuli Venezia Giulia. Il 28 gennaio, nel giro di poche ore, caddero tre blocchi di ghiaccio a Campobasso. Il Sud Italia non fu risparmiato: i misteriosi blocchi colpirono anche in Sardegna ed in Calabria.
I blocchi più grossi arrivavano a pesare anche 2 Kg. Il più delle volte le analisi confermarono che erano composti di acqua purissima, senza sali minerali e quindi molto simile all’acqua distillata. Uno dei maggiori esperti italiani in fatto di grandine, il professor Franco Prodi dell’Università di Ferrara, escluse che si potesse trattare di chicchi di grandine a causa delle dimensioni eccessive. Anche la teoria secondo la quale il ghiaccio proveniva dagli aerei fu scartata.
Qualcuno ha proposto l’ipotesi di una burla. In effetti, alcuni casi possono essere spiegati in tal senso (parliamo di quelli avvenuti in Italia). Tuttavia, si è visto che molti di questi blocchi di ghiaccio erano strutturalmente simili a quelli caduti in Spagna.
Comunque, passato l’inverno, le cadute di queste strane masse glaciali cessarono. Saltuariamente il fenomeno si ripresenta; di recente è accaduto a Varese il 29 ottobre 2007: un blocco di ghiaccio ha sfondato il tetto di un’abitazione. Per fortuna nessun ferito. 
 
Sono state addotte un gran numero di ipotesi per spiegare il singolare fenomeno. Diversi luminari si sono pronunciati per tentare di fornire una spiegazione scientifica, ma senza successo. Le teorie formulate sono essenzialmente queste:
  • Chicchi di grandine. È la spiegazione più ovvia, ma non può essere accettata per diversi motivi: innanzi tutto, le dimensioni di alcuni dei blocchi sono assolutamente eccessive per permettergli di essere sostenuti dalle correnti ascensionali per il tempo necessario alla loro formazione. Inoltre, nella maggior parte dei casi, il cielo era sereno e libero da nubi, mentre la grandine si forma solo in particolari nuvole dette cumulonembi che, di certo, non passano inosservati. Infine, a differenza dei chicchi di grandine, i blocchi cadono sempre isolati.
  • Ghiaccio formatosi da una toilette difettosa di un aereo. Alcuni dei casi possono essere spiegati così, ma non tutti. Questo tipo di blocchi di ghiaccio presenta, infatti, una colorazione bluastra o marrone a causa delle sostanze, chimiche e non, utilizzate nelle toilette. Tale teoria non è quindi compatibile con i numerosi blocchi di ghiaccio composti da acqua purissima.
  • Ghiaccio staccatosi dai carrelli di un aereo o dalle ali. Ad alta quota, l’umidità è estremamente scarsa, perciò il ghiaccio sugli aerei potrebbe formarsi solo a bassa quota e con un clima abbastanza rigido, condizioni che nella maggior parte dei casi non sussistevano. Inoltre, come abbiamo visto, molti dei luoghi dove è avvenuto il fenomeno non erano attraversati da nessuna rotta aerea.
  • Frammenti di una cometa. La NASA e la famosa astrofisica Margherita Hack hanno concordato sul fatto che tale teoria sia sbagliata; l’attrito con l’atmosfera scioglierebbe qualunque frammento prima che questo possa giungere al suolo.
  • UFO: qualcuno ha vanzato l’ipotesi, ma non ci sono teorie a sostegno.
  • Castigo divino. C’è anche chi attribuisce i blocchi di ghiaccio all’Onnipotente e li identifica come un segnale di un’imminente apocalisse. Vi sono alcuni riferimenti nella Bibbia, circa grandine di dimensioni straordinarie, che sono stati subito presi in considerazione dai teologi.
 
Concludendo, la scienza non è in grado, per ora, di fornire una spiegazione soddisfacente. Potrebbe trattarsi di un processo atmosferico ancora ignoto.

venerdì 20 ottobre 2017

L'INAFFERRABILE CHUPACABRAS

Ha il corpo di un primate, lascia sul terreno orme simili a quelle di un cane ma è un bipede, ha le squame del crotalo ed emette un odore nauseabondo come fa la puzzola. Il chupacabras è un essere dalla difficile definizione: potrebbe trattarsi di una mutazione genetica, forse indotta artificialmente. Racchiude in se caratteristiche e capacità di diversi animali. Il fatto che il sangue delle sue vittime non si coagula, per esempio, fa pensare all’attitudine delle sanguisughe, che rilasciano un potente anticoagulante mentre si nutrono.
La coincidenza, in alcuni casi, di avvistamenti U.F.O. con ritrovamenti di animali mutilati e incontri con il chupacabras, ha fatto nascere l'ipotesi che si possa trattare di un alieno o di una creatura aliena: alcuni testimoni hanno riferito che è dotato di un potere telepatico.
 
Il Chupacabra (dallo spagnolo letteralmente: "Succhiatore di Capre") da tempo, terrorizza vari paesi dell’America latina aggredendo animali come capre, conigli e galline, ma anche mucche e cavalli, lasciandoli completamente dissanguati. Nel corso degli anni si sono susseguiti numerosi avvistamenti e a volte aggressioni, localizzate per lo più in Messico, Brasile, Guatemala, Ecuador, Costa Rica e Florida. Quest'essere enigmatico è tenuto in considerazione tanto dalla criptozoologia quanto dall'ufologia: non si capisce se sia un animale o un essere senziente. Spesso, vengono rinvenuti animali recanti tre fori triangolari vicino alla vena giugulare che, per la straordinaria precisione sembrerebbero incisioni chirurgiche o addirittura provocate da un laser. Le sue vittime non sono affette dal rigor mortis, cioè l'irrigidimento muscolare e il loro sangue, stranamente, non coagula. La creatura, antropomorfa, viene in genere descritta come avente una postura eretta anche se si muove inarcando leggermente la schiena. Procede saltellando, lasciando strane impronte sul terreno: somigliano a quelle di un canide ma appartengono, chiaramente, ad un bipede. La testa è lunga e appuntita con due grandi occhi rossi e sarebbe ricoperta di squame appuntite che continuano anche sul dorso. Alcuni testimoni affermano che l'animale produca un suono particolare facendo vibrare queste squame in concomitanza con l'emissione di un odore sgradevole. Dalle testimonianze sembrerebbe che assuma un comportamento da predatore, ma con un'intelligenza tattica umana.
 
Il primo caso risale al 1975 a Puerto Rico, presso la popolazione dei Moca che gli valse il nome di "Vampiro de Moca". La vittima della fantomatica creatura fu una capra: L'animale presentava una strana ferita sul collo del diametro di circa un centimetro e dai bordi molto netti da cui era stato estratto tutto il sangue. Sul posto non vi erano tracce di sangue e fu osservato che quel poco che era rimasto nel corpo dell'animale non si coagulava neanche dopo molti giorni. La carcassa non presentava il rigor mortis, fatto che sembrò stranissimo poiché nelle morti per dissanguamento la rigidezza dovrebbe essere immediata.
Il 10 Marzo 1995 un essere vagamente antropomorfo attacca gli animali della signora Carballo, uccide trenta galline e due capre che recano sul corpo le inconfondibili ferite attribuite al chupacabras.
Lo stesso anno, presso la cittadina di San Lorenzo, un uomo ammise di aver catturato e tenuto in gabbia per sei giorni quello che definì un chupacabras, ma il settimo giorno l'esemplare gli fu sottratto da alcuni non meglio identificati uomini in uniforme.
Il 3 Ottobre del 1995 fu un anno molto importante poiché il caso sembrò portare a una svolta. Un poliziotto portoricano di un paesino fra Camporico e Canovanas sparò ad uno strano essere che intravide nell'ombra. Lo colpì e vennero rinvenute tracce del sangue perso dalla creatura, che fu immediatamente analizzato da Jorge Martin, uno studioso che si interessava al fenomeno. I risultati delle analisi furono sconcertanti: il sangue risultò essere simile a quello umano del gruppo A, ma con un eccesso di magnesio, fosforo, calcio e potassio. Venne effettuata anche l'analisi genetica che diede risultati ancor più sensazionali; il DNA risultò infatti diverso da quello di ogni altra creatura conosciuta.
L'anno dopo, più precisamente il 2 Maggio, un contadino di Jalisco, in Messico, fu ricoverato in ospedale per una ferita al collo. Affermò che gli era stata inflitta da un chupacabras. L'uomo descrisse un essere dotato di ali da pipistrello e ricoperto da una fitta e vellutata peluria.
 
A partire dal 1994, con una forte intensificazione nel 1995, animali di ogni tipo vengono trovati dissanguati. Un caso interessante fu quello che coinvolse Evelyn Esbry, all'epoca trentasettenne, residente a Baquedano, a nord di Antofagasta. La sua casa si trovava vicino al ristorante 'El Rutero', dove alcuni giorni prima erano stati trovati nove conigli completamente dissanguati e sul terreno si potevano distinguere le caratteristiche impronte attribuite al chupacabras. Il 30 Marzo, alle sei del mattino, la donna udì dei forti rumori provenire dal cortile e decise di scendere per vedere cosa stesse succedendo. Dopo un po' il marito (Walter Allaga), non vedendola tornare, si preoccupò e andò a controllare: trovò la donna a terra, svenuta in mezzo al cortile. Rodolfo Gonzales, il paramedico locale, le prestò i primi soccorsi. La donna, ancora in stato si shock, venne ricoverata presso l'ospedale regionale di Antofagasta dove vennero riscontrate diverse ferite e graffi su collo, schiena e mani. I vestiti, inoltre, erano stati lacerati. Dapprima la donna rifiutò di ricordare ciò che era successo, ma poco a poco emersero sempre più particolari: disse che, una volta in cotile, qualcosa le saltò sulla schiena e giratasi, si trovò faccia a faccia con uno strano essere alto circa 130 cm e coperto di pelo scuro. Aveva un grosso grugno e occhi arancioni grandi e luminosi. La donna asserì che l'essere le aveva comunicato telepaticamente di non gridare. Messaggi telepatici da parte del chupacabras sono stati percepiti anche in altre occasioni e da altri testimoni.
Nel Maggio 1996 il quotidiano messicano 'La Republica' riporta la notizia di un attacco di un chupacabra a un essere umano. Successivamente si verificarono altri casi simili in Costa Rica e in Puerto Rico. L’animale sembra insediarsi gradualmente sempre più a nord, risalendo il continente americano.

mercoledì 18 ottobre 2017

LACRIME DI CRISTALLO


Nel Marzo 1996 Hasnah Mohamed Meselmani, una ragazzina libanese di dodici anni, si trovava a scuola quando, ad un tratto, cominciò a sentire delle fitte pungenti ad un occhio. Si lamentò dei dolori con l'insegnante, la quale rimase sbigottita vedendo uscire dall'occhio in questione un cristallo lucente e spigoloso, seguito da un'altra 'lacrima di cristallo'. La ragazzina venne subito portata da un oculista che la tenne sotto osservazione per due settimane, durante le quali la giovane produsse lacrime di cristallo giornalmente (circa sette lacrime al giorno).


Il Dr Araji certificò che i pezzi erano cristalli reali e disse che non aveva alcuna spiegazione scientifica del fenomeno. Incredulo, non riuscì a capire come si formassero quegli strani cristalli che erano così duri e appuntiti da tagliare la carta e addirittura, rigare il vetro. La cosa bizzarra è che i cristalli non provocavano ferite o lacerazioni all'occhio della giovane. I medici non riuscirono a venire a capo dello strano fenomeno, che è considerato un mistero tutt'oggi. Nasib El-Lakkis, un chirurgo oftalmico, ha eseguito uno studio molto dettagliato sulla ragazza, ma non ha potuto fornire alcuna spiegazione. Hasnah è stata esaminata senza successo anche da specialisti europei ed americani.
Hasnah riuscì a piangere i cristalli mentre veniva ripresa dalle telecamere. L’occhio della ragazza fu ripreso in primo piano e mostrò i pezzi di vetro uscire lentamente, come se provenissero dalla retina. Poteva averli nascosti prima negli occhi? Forse Hasnah aveva imparato un trucco per tenerli nascosti negli angoli degli occhi, ma come avrebbe potuto farlo senza subire lesioni: quei cristalli erano taglienti e aguzzi, tanto da incidere la carta!

La storia venne fuori quando il padre di Hasnah ha cercato un altro oculista: il Dott. Salamoun della American University Hospital di Beirut. Mentre era sotto osservazione, altri cristalli uscirono dall’occhio della figlia. La storia divenne pubblica: televisioni, riviste e giornali, affollarono la casa della famiglia Meselmani per incontrare la ragazza con le lacrime di cristallo. Esperti dell’Arabia Saudita prelevavano il materiale e nei loro laboratori certificavano che i cristalli erano reali. A quel punto, il caso aveva raggiunto una grande notorietà a livello mondiale e i risvolti della faccenda cominciarono ad infastidire le autorità islamiche che cercarono, invano, di screditare il padre della ragazza accusandolo di truffa.
Si vocifera anche che al padre di Haanah siano stati offerti 50.000 dollari purché di quella storia non se ne parlasse più. Un’offerta allettante: forse decise di accettarli. Cominciò così a circolare la notizia che tutta la storia era nient’altro che una “bufala” e che la ragazza lo aveva ammesso. Molte persone rimasero sconvolte e deluse, altri, meno inclini a credere in inspiegabili “miracoli”, si sentirono sollevati. Il Libano e altri paesi arabi dichiararono chiusa la faccenda e il silenzio scese sulla storia di Mohamed Hasnah Meselmani.


C’era abbastanza per incoraggiare ulteriori indagini sul caso, tanto più che il Maestro Benjamin Creme ha spiegato che questo era in effetti un altro dei molti “segni” di Maitreya - Sì, era una bufala, ma era anche un miracolo - ha detto ambiguamente. C’era bisogno di una spiegazione ed il Maestro la dà: - era una bufala nel senso che Hasnah non piangeva cristalli. I cristalli nascevano come lacrime ma si trasformavano in cristalli mentre fuoriuscivano dal condotto lacrimale. È questo il vero miracolo.
Inviato in Libano, armato di queste informazioni, Nabil si è messo in contatto con Hasnah e la sua famiglia. È stato accolto in un modo amichevole ed ospitale, ma anche un po‘ riservato dal padre: la pubblicità che circondava la figlia e la questione della bufala lo avevano messo in guardia. L’inviato gli disse che apparteneva a un gruppo di persone che hanno continuato a credere che Hasnah non aveva detto una bugia e che, al contrario, è stato un vero miracolo e che sapeva che era stata contattata da un “messaggero di Dio“. A queste parole, l’atteggiamento del padre di Hasnah cambiò di colpo. Eccitato, disse che questo era esattamente quello che Hasnah stessa gli aveva rivelato - era solo sorpreso che anche io lo sapessi, perché la famiglia aveva cercato di tenerlo nascosto - racconta Nabil.
Quando Hasnah tornò a casa da scuola, un paio d’ore più tardi, Nabil le chiese di descrivere la persona che aveva visto nel suo sogno. La ragazza si arrabbiò con suo padre, pensando che lui avesse raccontato il suo segreto. Solo quando fu convinta che il papà non aveva rivelato la sua visione cominciò a raccontare la sua storia. Un racconto che sembra una fiaba. Quasi ogni notte, un cavaliere vestito di bianco bussava alla sua finestra e parlava con lei. Le aveva detto che ella era una messaggera di Dio sulla terra e che le lacrime di cristallo ne erano la prova.
- Lo vuole Dio – gli aveva detto - questo miracolo deve essere reso noto in tutto il mondo, poiché è questa la nuova speranza per l’umanità.

domenica 15 ottobre 2017

DIABILITA'



L’avete visto anche voi: non si trattava di una fake news: quel messaggio pieno di insulti nei confronti di una persona in carrozzina era vero! La foto del cartello affisso, un sabato di agosto, da un automobilista multato per aver parcheggiato in un posto riservato ai disabili ha fatto il giro del web, suscitando indignazione e rabbia, tanto che la procura di Monza ha aperto un'inchiesta contro ignoti per diffamazione aggravata.
Il testo del cartello diceva: "A te handicappato che ieri hai chiamato i vigili per non fare due metri in più vorrei dirti questo: a me 60 euro non cambiano nulla, ma tu rimani sempre un povero handicappato. Sono contento che ti sia capitata questa disgrazia"
Un episodio che ha colpito tutti. Ma fino a che punto e fino a quando dura la nostra indignazione?
Il mondo di chi vive con una disabilità o con una limitazione nel movimento è costellato da mille difficoltà, non solo fisiche.
Quante volte vi è capitato di trovare un parcheggio riservato ai disabili occupato da un'altra auto? Molte persone non hanno ancora capito le motivazioni che ci sono dietro una norma che riserva alcuni parcheggi ai disabili: viene vissuta come un'imposizione. E anche in altre occasioni, come dare la precedenza nelle code o lasciare il posto su un mezzo di trasporto pubblico, non sempre diamo il meglio di noi stessi. I disabili affermano che solo in rare occasioni le persone del vicinato si sono dimostrate rispettose, anzi si lamentano di aver ricevuto aiuto "solo qualche volta". Anche a scuola o sul lavoro c'è ancora tanto da fare: dichiarano che, a volte, si sono sentiti discriminati da colleghi o compagni di classe, dagli insegnanti o dai responsabili in ufficio. 

 

La disabilità è una percezione diffusa: più di quattro Italiani su dieci (persone tra i 45 e 80 anni) sostiene di avere uno o più problemi fisici o disabilità che comportano difficoltà di movimento (a differenti livelli) nella vita quotidiana: molte delle persone percepiscono anche la limitazione nel movimento dovuta alla vecchiaia alla stregua di una disabilità o di una malattia. Di questo campione rappresentativo, meno della metà (il 40%) è considerata dallo Stato come invalido. L'invalidità è maggiormente concentrata nelle Isole (22%), poi al Centro (18%), nel Sud (16%) e per finire nel Nord Ovest (13%) e nel Nord - Est (11%).
Tutte queste persone, in un modo o nell'altro, devono organizzarsi per sopperire a difficoltà ed impedimenti dovuti alla necessità di spostarsi. Si riscontrano situazioni di ingiustizia in cui le persone disabili a volte si ritrovano per colpa di uno Stato poco generoso e di una società civile non sempre all'altezza del suo nome. 
 
 
I livelli di assistenza sono molto carenti. Così familiari e amici sono chiamati a sopperire alle voragini del sistema. I LEA prevedono vari tipi di servizi in relazione al tipo e al grado di disabilità, ma tutto è vincolato ai budget delle amministrazioni.
La situazione varia parecchio da una regione all'altra. Un esempio: il trasporto del disabile motorio dalla propria abitazione ai luoghi di cura, in alcune regioni è offerto da servizi convenzionati e associazioni, in altre è coperto dall’amministrazione locale. Ma in molti centri urbani il trasporto pubblico è praticamente inesistente e quindi il disabile per spostarsi è costretto a pagare un taxi o ad avvalersi del supporto di familiari, amici o conoscenti.
Per quanto concerne le barriere architettoniche, in Italia è un disastro. Si dovrebbe provvedere (come è stato già fatto a Milano) a censire le barriere architettoniche non solo in strade e piazze, ma anche in luoghi e impianti di pubblico interesse (uffici pubblici, impianti sportivi, mezzi di trasporto, etc.) e programmare il loro abbattimento entro un ragionevole lasso di tempo definendo priorità e obiettivi. Questa è un’esigenza di civiltà rispetto alla quale, anche a livello legislativo, l’Italia si trova all’età della pietra. Pensate che, già dal 1990 gli Stati Uniti hanno introdotto l'Americans with Disabilities Act, un provvedimento che ha imposto la concreta eliminazione di ogni discriminazione nei confronti di chi ha ridotte capacità di movimento, sia negli spazi pubblici sia in quelli privati. Il fatto che in Italia non se ne parli neppure è una vergogna. Si assiste spesso alle banali esibizioni di candidati sindaci che sotto elezioni si fanno ritrarre su una sedia a rotelle, promettendo attenzioni poi sistematicamente disattese.

domenica 8 ottobre 2017

SMARTPHONE RIGENERATI


Rigenerare smartphone usati per poi rimetterli sul mercato ha una doppia valenza. La prima, di tipo ecologico, permette di dare una seconda vita al dispositivo, che viene riparato e reintrodotto nel ciclo commerciale riducendo così lo spreco di energia e materie prime; la seconda persegue un obbiettivo etico-sociale, consentendo anche a chi non può permetterselo di avere uno smartphone di alta gamma.
Secondo una recente ricerca di Deloitte, il 44% degli italiani cambia smartphone appena esce un nuovo modello di suo gradimento. Il 56% invece dichiara di poter acquistare un cellulare nuovo solo in caso di necessità. Si possono avvicinare le esigenze di questi due gruppi, comprando i dispositivi usati da chi può permettersi un telefono nuovo ogni 12-18 mesi per rigenerarli e rivenderli ai consumatori più sensibili al prezzo.
Un'indagine ha dimostrato che più del 52% degli Italiani detiene il vecchio telefono a casa, inutilizzato. Il che è un peccato. Tuttavia, chi decidesse di acquistare un prodotto ricondizionato, deve stare attento alle trappole: i rivenditori sono tenuti a seguire alcune regole ben precise.
 
 
Il primo aspetto a cui prestare attenzione è il canale di vendita: quelli privati o non autorizzati sono sicuramente da evitare per non incorrere in prodotti che non funzionano o in vere e proprie truffe. Se gli acquisti avvengono sul web, meglio comprare sempre da shop online che hanno sortito delle buone recensioni da parte degli utenti. In effetti, le aziende ecommerce specializzate in ricondizionati hi-tech sono numerose: Amazon, Mediaworld, eBay, la stessa Apple e tanti altri famosi rivenditori online dedicano una sezione specifica ai prodotti di elettronica rigenerati.
Per chi valuta un acquisto di questo tipo, ecco altre accortezze utili da conoscere:
  • il rivenditore è tenuto a indicare le condizioni in cui versa il prodotto rigenerato al momento della vendita: alcuni mettono a disposizione una descrizione dettagliata sulle condizioni dell'apparecchio, altri invece lo inseriscono in una “classe”. Nella “classe A” avremo prodotti in condizioni estetiche buone o molto buone, in “classe B” i dispositivi con qualche difetto esteriore visibile, ma pur sempre accettabile e così via.
  • Attenzione alla dotazione: se il rivenditore indica la presenza di accessori come il cavo USB o l'adattatore alla presa di corrente, verificate che anch'essi siano perfettamente funzionanti.
  • Quando l’acquisto viene effettuato sul web, controllate che le immagini che vengono mostrate non provengano da un catalogo. Se non è chiaro, chiedete direttamente al venditore di poter vedere foto reali del prodotto.
  • la batteria è un aspetto delicato, perché dopo numerose ricariche diventa meno performante. Chi rigenera smartphone e tablet a volte indica che la batteria è stata sostituita con una nuova, in caso contrario considerate che potrebbe esserci ancora la batteria originale, che potrebbe non durare quanto una nuova.

 
 
È buona pratica per il venditore allegare una scheda che descriva gli interventi eseguiti per la rigenerazione del prodotto. In ogni caso, anche i ricondizionati sono soggetti a garanzia, seppur ridotta rispetto a quella di uno stesso prodotto nuovo. La garanzia minima di un ricondizionato ha una durata di 12 mesi (contro i 24 mesi previsti dalla legge per qualsiasi prodotto acquistato nuovo). La garanzia copre quindi tutte le promesse fatte dal venditore riguardo alle caratteristiche dell'oggetto venduto. Il consumatore potrà rivendicarla ed esigere sostituzione, riparazione o rimborso in tutti i casi in cui il prodotto ricondizionato da lui acquistato non si comporti effettivamente come se fosse un apparecchio nuovo.

venerdì 6 ottobre 2017

SMETTERE DI FUMARE


Diciamolo subito: chi vive lo stop al fumo come un’imposizione ha meno probabilità di riuscire a smettere di fumare. Per le donne è più difficile smettere ma, se ci riescono, poi aiutano anche amici e compagni. Innanzitutto, si ha  bisogno di una motivazione forte e duratura. La gravidanza, per esempio, è una fortissima motivazione ma a breve termine, così come pure alcune malattie. Anche i fallimenti aiutano: analizzando cosa è andato storto in passato si cerca di non rifare gli stessi errori. Per i giovani, di solito, è più dura: hanno meno paura di ammalarsi e di morire.
 
Le terapie alternative come l’agopuntura e l’ipnosi non hanno dimostrato un’efficacia definitiva ma, per fortuna, esistono i Centri antifumo. Chi approda a questi Centri, di solito, ha già tentato di smettere da solo. Vi si accede tramite la richiesta di visita specialistica, fatta dal nostro medico curante, per un percorso di disassuefazione. Eventualmente il medico prescriverà anche una spirometria. Il paziente si sottopone a una visita pneumologica che contempla l’anamnesi, anche familiare, i precedenti tentativi di smettere, i metodi usati, i fallimenti e la durata dei periodi di astinenza. Si valutano una serie di parametri personali, desideri e paure, si misura il monossido di carbonio (CO) esalato nell’aria espirata e si effettua un prelievo del sangue per personalizzare sia la diagnosi sia la terapia: ogni fumatore è diverso dall’altro. C’è una correlazione tra l’espressione di alcuni geni, recettori della nicotina, e la difficoltà di smettere di fumare.
Il percorso prevede visite trimestrali durante le quali si misura sempre il monossido di carbonio.
 
La terapia sostitutiva della nicotina, contempla tutta una serie di prodotti: dai cerotti alle caramelle, dalle gomme agli spray. I farmaci che richiedono la ricetta medica, hanno principi attivi come la vareniclina, il bupropione e la citisina. Varelinclina e citisina hanno un effetto simile a un vaccino e fanno star male chi fuma quando li assume, ma sono controindicati per chi ha problemi renali. Quando, invece, bisogna intervenire sull’umore evitando, per esempio, che il paziente tenda a ingrassare si prescrive il buproprione, non privo di rischi, in quanto ha un potenziale impatto sul fegato.