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sabato 9 settembre 2017

IL CASO SHANTI DEVI




Fonti religiose asseriscono che, quando un bambino sostiene di ricordare una vita precedente, in realtà accade che un'entità, uno spirito maligno, ha assunto il controllo della sua mente e le informazioni provengono dallo spirito e non dal presunto bambino rinato.
Sono abbastanza scettico. In primo luogo, non vi sono prove a sostegno di questa tesi, poiché la possessione nei bambini piccoli è estremamente rara, sempre ammesso che si verifichi. Inoltre, per essere posseduti da un demone occorre maturare delle convinzioni: la possessione avviene solo se si crede. In effetti, nessun ateo è mai incorso nella possessione. Potemmo definirla una sorta di corteggiamento: funziona solo se si è sedotti. Nella maggior parte dei casi, questi bambini fanno le loro affermazioni su una vita precedente in maniera piuttosto spontanea, pienamente consapevole e non in uno stato alterato di coscienza.
Il caso di Shanti Devi è uno dei più documentati e in assoluto, il più straordinario. Molti considerano questo caso come la prova definitiva che la reincarnazione è possibile.



Shanti Devi nacque a Delhi, in India, nel 1926 da una famiglia agiata. Quella che sembrava una bambina del tutto normale iniziò, già all’età di quattro anni, a richiamare l’attenzione di coloro che la circondavano. Iniziò a parlare in modo molto articolato, ma quello che stupiva era la storia che ripeteva in continuazione. Shanti raccontava una drammatica sequenza di eventi, infatti questa piccola bambina raccontava di aver vissuto una vita precedente sotto il nome di Lugdi, che era la moglie di un uomo chiamato Kedarnath. I dettagli non si fermano qui, diceva anche di avere tre figli e che vivevano tutti a Mathura, una città che si trova circa a 150 chilometri da Delhi. I genitori, inizialmente, credettero che la fantasia della bambina generasse queste storie così strane ma, successivamente, Shanti iniziò a fornire più dettagli. La bambina non soltanto raccontava di avere una famiglia precedente, ma riusciva a ricordare la città di Mathura parlando delle sue vie e ovviamente si ricordava anche dell’indirizzo della casa dove era vissuta. Ripeteva la sua storia fino a diventare una vera e propria ossessione, cercava in tutti i modi di convincere i suoi attuali genitori che era tutto reale.
Temendo a quel punto che soffrisse di un disturbo psicologico, i suoi si misero in contatto con dei medici. Shanti, come sempre, raccontò di nuovo la sua storia ma in questo caso aggiunse anche un particolare che rendeva la vicenda ancor più drammatica. Ricordava di essere morta durante il parto del suo terzo figlio verso la fine del 1925, ossia un anno prima della sua seconda nascita. Non del tutto convinto, il medico gli chiese che cosa fosse per lei un parto e la bambina descrisse tutto il quadro: lo stress fisico e mentale al quale solo una donna in quello stato viene sottoposta, dettagli ed emozioni che solo una donna matura che aveva partorito era in grado di raccontare. I medici e gli psicologici che l’ascoltarono nei diversi anni di analisi, test e prove di diversa natura, giunsero sempre alla stessa diagnosi: Shanti era una bambina sana sia psicologicamente che fisicamente e quello che raccontava non erano sogni, allucinazioni o fantasie, ma veri e propri ricordi anche se scientificamente inspiegabili. Quando Shanti compì nove anni, suo zio, il Professor Kishen Chand, decise di fare qualcosa che fino ad allora a nessuno aveva ancora fatto: scrisse una lettera a Kedarnath, il presunto ex marito di Shanti e la inviò all’indirizzo di Mathura che la ragazzina aveva ripetuto così tante volte.




Mentre mille dubbi e paure consumavano le menti della famiglia di Shanti, a 150 chilometri da Delhi, quella lettera giungeva a destinazione. Pandit Kedarnath Chaubey aprì una lettera indirizzata a suo nome, dove un certo professor Kishen Chand scriveva una storia incredibile chiedendogli di recarsi il prima possibile a Delhi per poter incontrare una bambina di nome Shanti. Kedarnath, incredulo, inizialmente si dimostrò diffidente. Spaventato e preoccupato decise, prudentemente, di rimanere a Mathura e contattò un suo parente che risiedeva a Delhi, spiegandogli la situazione. Scrisse quindi una lettera a suo cugino chiedendogli esplicitamente far visita alla famiglia di questa ragazzina e di osservare la situazione per comprendere bene il mistero che si celava dietro questa faccenda.
Il cugino di Kedarnath, Knajimal, in incognito, fece delle ricerche riguardo alla famiglia misteriosa. Inizialmente chiese ai vicini sulla reputazione dei Devi, ma tutti risposero che erano delle brave persone, successivamente per completare la sua missione s’inventò una scusa di natura commerciale per farsi invitare a cena dalla famiglia. La sera in cui si presentò in casa dei Devi, Shanti stava aiutando sua madre in cucina e non appena avvertì il suono alla porta si precipitò ad aprirla per scoprire di chi si trattasse. Passarono alcuni minuti prima che la mamma di Shanti, allarmata per non aver sentito più alcun rumore, si presentò di persona a ricevere l’ospite. Quello che vide fu una scena alquanto strana: la piccola Shanti era rimasta bloccata, completamente attonita alla vista di Knajimal. L’uomo si presentò come il fratello di Kedarnath ma la piccola squadrò il soggetto e disse che non era vero, lui era il cugino di Kedarnath. Knajimal non credeva alle sue orecchie, com’era possibile che quella bambina conoscesse un legame così preciso? Durante l’incontro Shanti venne interrogata su diversi aspetti della sua vita precedente, ma lei rispose immediatamente a tutte le domande e senza mai dubitare, fornendo dettagli tanto precisi da sconvolgere il loro ospite e soprattutto i suoi familiari. Insomma avevano di fronte la prova che la reincarnazione è possibile. Ad un certo punto Knajimal emozionato si mise a piangere e dovette confessare di non essere il fratello di Kedarnath ma suo cugino, rivelò inoltre le sue vere intenzioni e confermò ogni parola che la bambina ripeteva dai suoi quattro anni di età, ossia che suo cugino, Kedarnath, viveva a Mathura con i suoi tre figli ed era rimasto vedovo nel 1925. Uno dei dettagli più incredibili di quell’incontro fu che quella piccola bambina di 9 anni conosceva perfettamente il dialetto della lingua locale di Mathura e sapeva anche dove avevano nascosto dei soldi in caso di emergenza.




Knajimal, ancora incredulo, scrisse a suo cugino implorandogli di presentarsi il prima possibile a Delhi per sentire con le proprie orecchie questa ragazzina che parlava di cose che solo la sua ex moglie poteva sapere. Kedarnath ancora molto diffidente ma incuriosito rispose attraverso una lettera dicendo che si sarebbe presentato insieme alla sua famiglia. Detto fatto! Si presentò a casa dei Devi insieme a suo cugino e a uno dei suoi figli il 13 novembre del 1935. Cercarono di depistare Shanti ancora una volta: Kedarnath si presentò a tutti come il fratello di Knajimal ma la bambina scoprì l’arcano dicendo che non era affatto vero e che lui in realtà era il suo ex marito ed affermò che quando lei era in vita si chiamava Lugdi. La piccola inoltre vedendo suo figlio si mise a piangere e lo abbracciò con forza. Il bambino si chiamava Navneet e anche se non era mai riuscita a conoscerlo perché era morta durante il suo parto, disse che la sua anima e il suo spirito sapevano che fosse proprio lui. Gli regalò tutti i suoi giocattoli anche se il bambino era più grande di un anno rispetto a lei.
Le persone presenti quel giorno raccontano che durante l’incontro ci furono pianti ed emozioni indescrivibili in quella casa, sembrava di assistere a qualcosa di mistico. Ci furono lacrime, stupore e curiosità. Kedarnath sempre più confuso fece tante domande quante gliene vennero in mente e presto si rese conto che era tutto reale, solo la sua ex moglie Lugdi poteva sapere quali erano i dolci che preparavano per le feste, come e dove erano posizionati i mobili nella sua casa a Mathura, dove si erano incontrati per la prima e soprattutto quali promesse si erano fatti a vicenda. La bambina in lacrime rispose a tutte le domande correttamente, raccontando anche cose che Kedarnath aveva già dimenticato. I vicini, sentendo tutto quel rumore e pianti provenire dalla casa dei Devi, incuriositi si affacciarono per vedere che cosa stesse succedendo e così ben presto la notizia si diffuse a macchia d’olio: Una bambina di nome Shanti era la reincarnazione di una donna morta durante un parto. Una storia incredibile!
Kedarnath, tanto sbalordito quanto felice, decise di tornare a Mathura, doveva raccontare tutto al resto della sua famiglia. Nel frattempo la storia della bambina reincarnata aveva raggiunto i principali mezzi di comunicazione indiani dell’epoca e stava diventando una faccenda di Stato. Il signor Deshbandhu Gupta, il presidente della All-India Newspaper Publishers Association e membro del Parlamento dell’India, ordinò di effettuare un’indagine sul caso, in via semi-ufficiale. Quindi venne nominata una commissione d’inchiesta, guidata da Gupta stesso, per sottoporre Shanti Devi ad una prova finale e definitiva.




Una mattina, a pochi giorni di distanza dall’ultimo incontro con Kedarnath. Una comitiva composta dalla bambina prodigio, dai suoi genitori, dal signor Gupta e da altri membri illustri, partirono col treno verso Mathura. Sul convoglio, non a caso, c’era una persona che la bambina non aveva mai incontrato prima, ma Shanti appena lo vide lo riconobbe come il fratello maggiore di Kedarnath e disse anche che si chiamava Babu Ram Chaubey. Fatto assolutamente vero. Una volta giunti alla stazione di Mathura, Gupta le chiese di andare senza l’aiuto di nessuno a quella che lei ricorda essere la casa della sua vita precedente. La bambina iniziò a muoversi in quelle strade e andando avanti osservava i luoghi, le persone e iniziò a parlare il dialetto locale ricordando con chiarezza anche altri dettagli. Quindi, seguita da una folla impressionante di curiosi, camminò fino a una casa bianca dove lei, confusa, disse: “È questa la casa, ma io me lo ricordo di un altro colore, era gialla “. Fatto confermato da Kedarnath che l’aveva fatta dipingere di bianco poco dopo la scomparsa di Lugdi.
Ad attenderla vi erano i suoi figli i quali rimasero esterrefatti nel vedere quella bambina piangere di gioia. In mezzo alla folla c’erano anche i genitori di Lugdi e i suoi suoceri. Lei riuscì a riconoscerli tutti e li chiamò per nome uno ad uno senza mai sbagliare, raccontò dei soldi e di tutti i gioielli ricevuti negli anni, narrando anche le loro storie. Descrisse dove i suoi figli avevano delle cicatrici e come se le erano procurate. La folla e tutti i presenti rimasero a bocca aperta e a un certo punto Kedarnath gli chiese se si ricordava che fine avessero fatto i suoi preziosi anelli, dato che lui dopo la morte di Lugdi non era più riuscito a trovarli. La bambina, senza esitare, segnalò un punto nel giardino dove poi venne trovata una scatola contente i preziosi oggetti, il tutto venne documentato dalla commissione di Gupta in modo rigoroso. Sebbene Shanti desiderasse rimanere con la sua ex famiglia, in realtà non potè farlo: la legge indiana è molto chiara e dice che tutti i diritti familiari finiscono con la morte. Inoltre Kedarnath si era anche risposato e perciò era ancor più complicato. Decise semplicemente di farsi da parte e lasciarli vivere la loro vita, senza più interferire perché il suo amore li univa al di là del tempo e dello spazio.




Negli anni Shanti è stata sottoposta a diverse altre prove ma è sempre stata riconosciuta come una persona autentica e i ricordi e le emozioni che provava erano del tutto spontanei: anche i più scettici dovettero accettare che lei era la reincarnazione di Lugdi. Questo caso è stato analizzato da esperti e curiosi di tutto il mondo, persino Mahatma Gandhi in persona si è interessato a Shanti e attraverso un comitato d’indagine raggiunse lo stesso verdetto di tutti gli altri. Il professor Indra Sen dell’Istituto Sri Aurobindo della città di Pondicherry, è in possesso di un archivio completo di questo enigmatico caso. Nel 1958 il Washington Post pubblicò alcune note di questo archivio insieme ad un’intervista in esclusiva con Shanti Devi, rendendo il caso internazionale. Shanti non si è mai sposata e dopo essere diventata un’insegnante, dedicò completamente agli altri la sua esistenza. “Una donna devota alla carità e alla spiritualità” sono queste le parole con cui viene ricordata da tutti coloro che hanno avuto l’onore di conoscerla. Morì nel dicembre del 1987, scrisse diversi libri dove vengono descritti i suoi ricordi e quella che è stata anche la sua esperienza durante il passaggio tra la vita e la morte. In India, fino ad oggi è considerata una prova inconfutabile della reincarnazione.
Ci sono molti casi simili a quello di Shanti, casi ugualmente incredibili dove persone ricordano dettagli di vite passate, uno di quei casi pensate parla di un bambino tornato in vita per denunciare il suo assassino (Cfr. il post LA REINCARNAZIONE). Chi crede nella reincarnazione afferma che dopo la morte lo spirito andrà ad occupare una forma materiale nuova ed è improbabile che una persona possa ricordare la sua vita precedente, ma ci sono alcune caratteristiche peculiari che porterà sempre con se, perché fanno parte della nostra essenza.