Cerca nel blog

venerdì 28 luglio 2017

CAVIE UMANE

Questo caso ci coinvolge poiché descrive una morte davvero inquietante. L’uomo in questione è stato vittima di una brutale quanto raccapricciante mutilazione, eppure ciò che gli è accaduto va ben oltre la brutalità. È stato vittima di una mutilazione plurima, mirata e sistematica: chiunque sia stato, ha operato con un livello di precisione e di conoscenze straordinario. Un altro fatto emblematico riguardava il sangue, non ce n’era traccia né fuori né dentro il corpo. Il fatto che l’operazione sia stata eseguita con rapidità ed estrema precisione rende il caso particolarmente inquietante.
 
Nel 1998, il ricercatore brasiliano Zapata Garcia e il Dott. Rubens Goes rivelano al pubblico, per la prima volta, delle fotografie trapelate da un insider della polizia brasiliana. Le foto sono scioccanti, ritraggono un uomo orribilmente mutilato e ritrovato alla fine degli anni ‘80 nei pressi del bacino idrico di Guarapiranga, situato nella zona meridionale di São Paulo, in Brasile. La polizia ammise che questo omicidio andava ben oltre la normalità di una qualsiasi mente criminale: non furono trovati segni di colluttazione o di arma da fuoco e il rapporto dell’autopsia confermò che le regioni ascellari su entrambi i lati mostravano dei piccoli punti da cui furono rimossi gli organi. Furono eseguite incisioni sul viso, sul torace, sull’addome, sulle gambe e sulle braccia. Fu osservata la rimozione di entrambe le aree orbitali, lo svuotamento della cavità della bocca, della faringe, del collo e dell’area delle ascelle, dell’addome e della cavità pelvica. Il torace era ridotto a causa della rimozione degli organi interni. Il tutto è stato estratto da dei piccoli fori collocati in posizioni strategiche i cui i bordi, circolari, erano perfettamente uniformi, così come pure le dimensioni. Questo livello di precisione suggerisce che l’operazione sia stata fatta con estrema rapidità mediante l’uso di laser o fonti di calore". Infine, l’autopsia rivelò un ultimo particolare, raccapricciante, ecco l’ultimo estratto: "Dopo aver aperto la cavità cranica ci siamo trovati davanti un risultato inatteso, un edema cerebrale che, in questo caso, indica una terribile morte agonizzante". In sostanza, si affermò che la causa di morte era un’emorragia acuta dovuta a numerosi traumi e un arresto cardio-respiratorio causato da dolore estremo: sì, quelle mutilazioni furono eseguite mentre la povera vittima era ancora viva!
 
Successivamente, venne resa pubblica anche la documentazione fotografica: le foto, ora, si possono tranquillamente trovare in rete, ne abbiamo mostrate alcune anche su questo blog (Cfr. Mutilazioni) anche se talune sono state parzialmente oscurate per proteggere l’identità della vittima. Vi avviso che le immagini che troverete non saranno affatto piacevoli. Mostrano un corpo tumefatto, di quella che, una volta, era una persona che negli ultimi istanti di vita ha sofferto in modo atroce. La polizia non ha saputo mai spiegare chi o cosa avesse potuto fare una cosa simile: sembra il lavoro di una macchina o peggio di qualcuno che ha visto nel povero uomo solo una cavia da laboratorio.
Qualcuno non di questo pianeta?
Su questo sito abbiamo già parlato delle mutilazioni del bestiame, un misterioso fenomeno nel quale si riporta la morte del bestiame a seguito dell’asportazione di organi e sangue. Questi casi hanno una caratteristica in comune: la precisione chirurgica delle asportazioni. Generalmente si può osservare l’animale completamente dissanguato al quale sono stati carotati gli occhi, le mammelle, gli organi sessuali, labbra, lingua, orecchie e asportati gli organi interni come il cuore o il fegato. Spesso viene riportata anche la rimozione della pelle nella zona della mandibola e l’area sotto l’orecchio esponendo completamente l’osso, inoltre le ferite, di tipo chirurgico, sembrano essere state cauterizzate dal calore e realizzate da strumenti di precisione che non provocano alcun sanguinamento. Come avete potuto capire, i tratti in comune con la mutilazione di Guarapiranga sono sorprendenti e ritengo, niente affatto casuali.

Stiamo assistendo a delle malefatte di una razza aliena? C’è chi è convinto che ipotetici visitatori non siano affatto amichevoli! Phil Schneider, un ex geologo e ingegnere, ha affermato che i militari sono a conoscenza di un "Costante conflitto con esseri provenienti dallo spazio". Ovviamente stiamo spaziando nelle teorie cospirative più estreme, ma questa affermazione sembra essergli costata cara poiché fu ritrovato esanime, in casa sua, il 17 gennaio 1996.
Gli ufologi brasiliani e la polizia hanno affermato che potrebbero esserci una dozzina o più di casi simili. Uno di questi casi riguarda il sergente americano Jonathan P. Lovette. A metà degli anni 50 era stato trasferito al poligono di prova dei missili di White Sand e un giorno il suo corpo venne ritrovato nudo e orrendamente mutilato in mezzo al deserto. Tre giorni prima un maggiore dell’USAF (United States Air Force) avrebbe testimoniato un fatto incredibile: il rapimento del sergente da parte di un oggetto volante a forma di disco. I genitali di Lovette erano stati rimossi così come il suo retto, asportati con la solita precisione chirurgica. Entrambe le cavità oculari erano prive degli occhi in una maniera del tutto simile alle incisioni fatte sulla vittima di Guarapiranga. Inoltre, la lingua era stata rimossa dalla parte inferiore della mascella. Il rapporto autoptico confermò anche la completa assenza di sangue, completamente drenato dal cadavere dello sfortunato sergente.
Qualsiasi sia la loro natura, queste mutilazioni non sono una leggenda, purtroppo sono fatti di cronaca.

mercoledì 26 luglio 2017

CYBERBULLISMO

Carolina Picchio si è suicidata a 14 anni. È morta dopo aver vissuto sulla sua pelle l'angoscia e il dolore che può infliggere il bullismo digitale.
"Le parole fanno più male delle botte" ha scritto Carolina nella sua lettera d'addio. Il suo papà, da quel momento (era il 2013) ha cominciato a lottare per avere una legge contro il cyberbullismo.
Instancabile Paolo Picchio ha iniziato a girare per le scuole per parlare con i ragazzi, mettendosi sulla loro "lunghezza d'onda" - ci tiene a sottolinearlo - perché bisogna far capire che il web è bello, ma va gestito e che tutto quello che viene postato non si cancella, che i ragazzi devono parlare, tra di loro, con gli insegnanti e con i genitori, e che quando un ragazzino si chiude in se stesso, non esce più di casa, rifiuta il cibo: c'è bisogno di un aiuto specifico.
A Milano è stato creato il primo centro per la cura del cyberbullismo. Il primario, Luca Bernardo, ha creato un modello di cura, che va portato in altri centri, in tutta Italia. Speriamo il prima possibile, perché il bisogno è reale: sono migliaia i minori curati nel 2016 per fenomeni legati alla Rete, al web, deep web e ai social network.



Oggi c'è una legge che definisce nero su bianco chi è un bullo, che dà il nome giusto a un crimine che si chiama cyber bullismo, che prevede soluzioni immediate per aiutare le vittime (la rimozione dei contenuti dannosi dalla Rete), provvedimenti per i colpevoli (l'ammonimento del questore e un procedimento rieducativo) e formazione per gli insegnanti e i ragazzi.
Accanto a Paolo Picchio, a lavorare sulla legge contro il cyberbullismo c'è sempre stata Elena Ferrara, senatrice ed ex insegnante di musica di Carolina.
La legge dà ai ragazzi la possibilità di chiedere a un sito di rimuovere i contenuti dannosi diffusi in Rete.
In pratica, un ragazzo che vorrà fermare un contenuto dannoso dovrà mettere un allert evidente, indicando il contenuto, magari fotografandolo e richiedendo la rimozione alla piattaforma o al gestore del sito. Tutto senza bisogno di uscire dallo smartphone.
Verrà presto preparato un codice di co-regolamentazione: i colossi del web potranno aderirvi, mettendo a disposizione dei ragazzi i dispositivi per fare le segnalazioni. I siti che parteciperanno a questo meccanismo avranno una specie di marchio di qualità e questo farà la differenza: la stessa che c'è tra stare in una piazza dove la circolazione è inibita e quindi i bambini possono giocare tranquillamente oppure stare in un luogo aperto al traffico.
Questa specie di cordone di protezione, però, è riservato esclusivamente ai minorenni, ma è proprio nella fascia dei 14-18 anni che, purtroppo, nell’ultimo periodo, si sono verificati i casi più drammatici. Inoltre, gli ultradiciottenni possono andare a fare una denuncia di persona, cosa che i minori non possono fare.
La legge prevede un procedura di ammonimento per il bullo. Il questore convoca il minore con il genitore per ammonirlo. Si tratta di un provvedimento studiato per educare e responsabilizzare i giovani, che anche inconsapevolmente, si rendono responsabili di comportamenti penalmente perseguibili. Nella procedura di ammonimento si identifica non solo il soggetto responsabile, ma si contempla anche chi fa parte del "branco". Se c’è un soggetto gregario che, magari, ha messo dei like o che ha rinforzato i contenuti d'offesa, a maggior ragione deve essere coinvolto nel percorso rieducativo. A volte anche solo un like può rendere una persona corresponsabile di reato. La procedura di ammonimento è importante perché mette subito un ragazzo o una ragazza di fronte alle sue responsabilità e a un percorso di risocializzazione: subito, senza aspettare processi.



I ragazzi, quando possono, espongono situazioni in cui si trovano in difficoltà: quando, per esempio, qualcuno cerca di carpire una loro foto intima, si confrontano con un grande disagio. Se non danno la foto saranno "tagliati fuori", se la danno intuiscono che entreranno in un girone infernale. Questo conflitto riguarda la loro esistenza e la loro quotidianità: uno stress che noi adulti non abbiamo mai vissuto. Questi ragazzi in difficoltà hanno un forte bisogno di essere ascoltati. Le statistiche ci dicono che non parlano con i genitori, né con gli insegnanti, a volte neanche con gli amici. A volte sono gli stessi amici a tradire: si creano situazioni di isolamento estremo, che portano i ragazzi a pensare che la vita non abbia più senso. Sono situazioni di questo genere che, a volte, portano al suicidio gli adolescenti.

sabato 22 luglio 2017

SONO FUOCHI O ROGHI?

Fuoco: non si parla d’altro. Ed è vero il nostro bel Paese è devastato dagli incendi. Si tratta, per lo più di sterpaglie che hanno preso fuoco, non proprio spontaneamente e questo principio ha innescato incendi  di ben altra portata che hanno distrutto boschi e colture, che hanno messo in pericolo persone, cose e animali. Eppure di tutto questo non si parla. Si parla, invece, di terra dei fuochi, dei roghi tossici e dei rom.
Vero: pur sempre di fuoco si tratta, ma malattie diverse anche se danno gli stessi sintomi vanno curate in modo differente. Una cosa è mettere un freno a un’emergenza che, passati i mesi estivi, troverà con le prime piogge la sua naturale soluzione; ben altra cosa è porre un deterrente all’intreccio economico e criminale che genera i roghi tossici. Nel primo caso per arginare il fenomeno può bastare il controllo a vista del territorio e l’intervento dei mezzi antincendi, nel secondo caso no. Sono scesi in piazza le autorità (politiche) una miriade di gruppi, di organizzazioni, di giornalisti, è scesa in campo la federcaccia: tante, troppe “anime” diverse in disaccordo su uno stesso problema. Sembra, invece, che tutti siano in cerca di consensi e di quel attimo di notorietà che questo evento, stagionale, è in grado di offrirgli.
A tutto questo, la gente, risponde con la paranoia.
-    Si respira solo fumo – grida una signora, mente aspira voluttuosamente dalla sua sigaretta. 
Ma una sigaretta, in fondo, cos’è? È composta principalmente da un’erba secca, il tabacco, a cui viene dato fuoco. 
Che centra, mi risponde, “quello” il fumo appesta l’aria e provoca i tumori!
E la sigaretta, invece? 😊

venerdì 21 luglio 2017

COMBUSTIONE SPONTANEA

Tra tutte le morti che vi potrebbero capitare, forse la più strana e probabilmente, anche la più terribile è quella di "bruciare" inaspettatamente senza alcuna causa apparente. Essere divorati dalle fiamme fino a diventare un cumulo di cenere in pochi minuti non è solo un incubo ma, a quanto pare, è un’eventualità che può capitare a tutti. In passato si sono registrati diversi casi eclatanti che spesso venivano visti con superstizione e per secoli si è pensato che fosse una sorta di punizione divina. Questo fenomeno purtroppo era molto popolare nei secoli XVIII e XIX e fra i tanti personaggi illustri che hanno approfondito l’argomento troviamo anche il famoso romanziere inglese Charles Dickens. Dickens, infatti, aveva esaminato i casi di combustione umana spontanea con nutrito interesse e ne conosceva la maggior parte. Descrisse alcune di queste strane morti nei suoi romanzi causando notevole scalpore fra i lettori.
Uno dei casi più studiati e meglio conosciuto è avvenuto in Italia, nel 1731 a Cesena. La strana morte della contessa Cornelia Zangari, vedova Bandi, fece così tanto scalpore che l’evento divenne in breve tempo molto celebre e fu uno dei primi esempi confutabili di questo bizzarro fenomeno.

Si narra che la contessa, una notte di marzo del 1731, fosse andata a letto tardi, dopo aver cenato abbondantemente ed aver trascorso tanto tempo a parlare con la sua cameriera. Il mattino seguente la stessa cameriera fece un’orribile scoperta: dopo aver aperto la porta scoprì ciò che rimaneva del corpo della contessa. Era morta a causa di una strana combustione, quello che rimaneva di lei si trovava vicino al caminetto, ovvero, due gambe intatte e la sua testa con il cervello e metà del cranio ridotto in cenere. Nelle immediate vicinanze sono state trovate anche tre dita di una mano annerite dal fumo mentre il resto del corpo era ridotto ad un mucchietto di cenere. Le cronache dell’epoca tendono anche a sottolineare che la contessa era una persona a cui piaceva bere e spesso si bagnava con acquavite canforata. Forse la caratteristica più comune dell’SHC è la gran velocità con cui si verifica. Molte delle vittime infatti vengono viste vive e coinvolte in episodi di vita quotidiana anche pochi istanti prima di una morte così inspiegabile. Per esempio, parlando sempre di casi italiani, un chirurgo di nome Giuseppe Battaglia descrisse la morte di Don Giuseppe Maria Bertoli, originario della città di Filetto, nel 1789. Una sera mentre recitava l’uffizio il prete si sentì invadere da una vibrazione che si estese a tutto il corpo. Dopo pochi istanti parte del suo corpo venne avvolto da una fiamma leggera, ma che non riusciva a spegnere in nessun modo. Incredulo ma ancora cosciente, iniziò a urlare in cerca di soccorso. I familiari, che si trovavano in casa quella sera, accorsero immediatamente e riuscirono a spegnere quello strano fuoco. Purtroppo le ustioni erano profonde e avevano danneggiato in modo irrimediabile gli organi interni, così in mezzo alle convulsioni e ai conati di vomito, don Giuseppe Bertoli trascorse i suoi ultimi istanti di vita, mentre i familiari non riuscivano a spiegare la ragione di tale fenomeno.

Gli eventi tramandati tendono a sottolineare che molti dei casi di combustione spontanea hanno alcune caratteristiche comuni. Per esempio, nella maggior parte dei casi, si trattava di donne di una certa età o comunque soggetti che tendevano ad abusare di sostanze alcoliche. Le fiamme hanno consumato in fretta i malcapitati ma, in moltissimi casi, le estremità non vennero logorate dal fuoco e quei resti vennero descritti come fetidi e unti. Stupisce che gli oggetti vicino alle vittime non sembrano particolarmente danneggiati dal processo di combustione.
La scienza al riguardo è sempre stata scettica poiché è molto difficile ridurre in cenere un corpo umano. L’esperienza insegna che durante gli incendi difficilmente le fiamme riescono a consumare totalmente un corpo, fino a ridurlo in cenere, come invece accade con i casi di combustione spontanea. Gli esperti affermano che per ridurre un corpo umano a un mucchio di cenere occorre generare un’altissima temperatura e diverse ore per terminare il processo. Il dottor Wilton M. Krogman, antropologo forense che lavora presso la scuola di medicina dell’Università della Pennsylvania, è uno dei massimi esperti sugli effetti del fuoco sul corpo umano e attraverso diversi esperimenti, servendosi anche dei più moderni crematori, riuscì a dimostrare che per ridurre in cenere un corpo umano occorre sviluppare una temperatura superiore ai 1650 °C. Un forno crematorio, in cui la temperatura raggiunge i 1000 °C, ha difficoltà a ridurre in cenere le ossa anche dopo otto ore ininterrotte di funzionamento.

Gli esperti si sono chiesti per quale motivo siano veramente poche le vittime che riescono a chiedere aiuto, mentre la maggior parte di loro sembrerebbe paralizzarsi durante il fenomeno. Questa domanda fu rivolta ad alcune delle vittime che, straordinariamente, riuscirono a scampare alla morte per combustione spontanea. Jack Angel, originario di Savannah, Georgia, nel 1974 si trovò alle prese con il fenomeno. Il signor Angel era un venditore porta a porta e data la sua professione spesso doveva spostarsi in camper, ma il 12 novembre 1974 successe qualcosa di terribile, quella notte rimarrà per sempre nella sua memoria. Jack si addormentò nel suo camper nel parcheggio di un motel e per qualche ragione che non fu mai chiarita, dormì per quattro giorni consecutivi. Quando aprì gli occhi, vide che la sua pelle era ricoperta da ustioni, c’erano bruciature che gli ricoprivano le braccia e anche il petto. Guardandosi attorno Jack non trovò traccia dell’incendio, nulla nella casa mobile era bruciato e persino i vestiti che indossava sembravano in ordine. Spaventato a morte e sotto shock cerco aiutò e poi svenne. I medici dell’ospedale in cui era ricoverano gli fecero molte domande riguardanti le sue strane bruciature, domande alle quali egli non seppe rispondere. Non sapeva come era successo né perché non era riuscito a svegliarsi, non provò nemmeno dolore, se non diverse ore dopo aver ripreso conoscenza. Ad ogni modo le bruciature erano così gravi, soprattutto quelle sul braccio sinistro che dovettero amputarglielo. Anni dopo Jack si sottopose volontariamente a una seduta di ipnosi regressiva, ma non riuscì a ricordare nulla riguardo al motivo della sua strana paralisi e sulle sue bruciature.

Per finire, quando si parla di combustione spontanea non si può non parlare di questo caso dato che, probabilmente è, in assoluto, il più famoso. Il primo luglio del 1951 i resti della signora Mary Reeser, vedova, di 57 anni, vennero trovati nel suo appartamento di ST. Petersburg, Florida. Come negli altri casi, non furono trovate fonti che avrebbero potuto innescare un incendio e dar fuoco alla donna. Inoltre, secondo i rapporti della polizia, la donna venne vista per l’ultima volta circa dodici ore prima e indossava una vestaglia di tessuto sintetico, probabilmente si era addormentata sulla sua poltrona quella notte. I vicini il giorno seguente sentirono un forte odore di fumo che fuoriusciva dalla sua abitazione, così chiamarono i vigili del fuoco che abbatterono la porta e furono i primi testimoni di tale orrore. Quando il vice comandante dei pompieri O. Griffith iniziò l’ispezione del locale, non credeva ai suoi occhi. In mezzo al pavimento era chiaramente visibile un’area carbonizzata di circa un metro e mezzo, all’interno della quale trovò i resti di un corpo umano fusi con alcune molle annerite della poltrona. I dettagli del rapporto descritto dai pompieri e dai medici forensi dichiarano che tali resti consistevano in un fegato carbonizzato ancora attaccato a una vertebra, un teschio rattrappito, che per il calore si era ridotto alle dimensioni di una palla da baseball, un piede che calzava ancora una pantofola e un mucchio di cenere. Quando il coroner Edward T. Silk arrivò per esaminare il corpo, sebbene profondamente confuso, descrisse la morte come accidentale e quindi autorizzò la rimozione dei resti, che furono portati all’ospedale locale.

Le successive indagini, che coinvolsero sia la polizia, sia i pompieri, non furono in grado di spiegare i fatti accaduti, soprattutto considerando l’enorme calore necessario per riuscire ad incenerire il corpo della signora Mary. I mobili, escludendo la poltrona sulla quale la signora sedeva e il tavolino accanto a essa, non erano stati danneggiati, ma l’appartamento mostrava alcuni segni particolari e inquietanti, infatti, il soffitto, le tende e le pareti erano, in gran parte, coperte da una sorta di fuliggine oleosa. La polizia capì che si trattava di qualcosa di più complesso di un semplice incendio, così vennero coinvolti anche i federali. Test, fotografie, analisi e più di mille pagine di documentazione, fanno di questo il caso di combustione spontanea più documentato in assoluto, ma malgrado gli sforzi dell’FBI, dei pompieri, degli esperti di incendi e dei patologi, un anno dopo l’incidente il detective Cass Burgess della polizia di St. Petersburg dovette ammettere: "Le nostre indagini non hanno trovato niente che possa provare, al di là di ogni dubbio, cosa è successo alla signora Mary Reeser. Il caso è ancora aperto, ma siamo ancora lontani dallo stabilire qualsiasi causa logica per questa morte".
Per la comunità scientifica la combustione spontanea è inammissibile. Le ipotesi sono tante, ma bizzarre reazioni chimiche o attività paranormali non sono convincenti: vi sono prove sia a sostegno e sia contro. Quello che rimangono, inconfutabili, sono le fotografie, orribili, che testimoniano l’irruenza di questo bizzarro, incredibile quanto misterioso fenomeno.

domenica 16 luglio 2017

POLITICHE SOCIALI


L’esperienza insegna che le condizioni sociali ed economiche delle persone influenzano lo stato di salute e l’aspettativa di vita. Le disuguaglianze esistono anche all’interno del nostro Paese, ritenuto “ricco” e con conseguenze drammatiche anche in condizioni di povertà  relativa. La povertà, che significa esclusione sociale, condizioni abitative precarie, lavori massacranti o frustranti, mancanza di istruzione, crea le condizioni per ammalarsi più facilmente, oltre che poi curarsi meno efficacemente.

Per quanto efficiente sia un servizio sanitario e motivato il suo  personale, le disuguaglianze in salute resteranno, se rimangono immutati i fattori sociali che le determinano: Lavorare su problemi strutturali che creano ingiustizia sociale è il solo modo di tutelare la salute della collettività. Invece, vengono proposte campagne di prevenzione, screening e farmaci a persone sane, che spesso sono inutili, se non addirittura dannose e sottraggono risorse ai malati ingrassando il sempre più ricco mercato della salute.
 
La ricerca di tecnologie preventive universali ha stornato un’enorme quantità di tempo e di denaro dai malati dirottandola verso i sani a dai poveri verso i ricchi.  Il compito di ridurre le disuguaglianze non può essere affidato solo ai servizi sanitari: la soluzione non è tecnica, è politica ed economica. I regimi di austerità puniscono ulteriormente i poveri, perché perdita del lavoro, della casa, del progetto di una vita dignitosa fanno ammalare, causano traumi, stress, privazioni e infelicità che hanno effetti profondi sul corpo. Non ci sono soluzioni sanitarie ai problemi di ingiustizia sociale: bisogna invece creare le condizioni per avere case adeguate, cibo sano, condizioni di lavoro dignitose, istruzione per i bambini.
 
La spesa per i servizi sanitari va aumentata, certo, ma in parallelo con quella per i servizi sociali. Solo con una politica economica che guardi all’equità si curano anche le disuguaglianze nella salute.

mercoledì 12 luglio 2017

CORRUZIONE

Nel momento in cui scrivo, si parla tanto di corruzione. L’ultimo rapporto della Guardia di finanza dice che nel solo 2016 sono triplicati gli appalti pubblici irregolari, per un valore complessivo di 3,4 miliardi di euro. L’indice di percezione della corruzione (CPI) di Transparency International, che misura la corruzione nel settore pubblico e politico mette l’Italia al 60esimo posto nel mondo (su 176 Paesi), con un giudizio ancora sotto la sufficienza (47 su 100). In testa alla classifica ci sono Danimarca, Nuova Zelanda, Finlandia e Svezia, paesi che hanno anche le legislazioni più avanzate in fatto di accesso all’informazione, trasparenza della pubblica amministrazione e diritti civili. Bisogna però sottolineare il fatto che le cose stanno cambiando perché, anche se timidamente, l’Italia sta risalendo la china: a partire dal 2012, siamo passati dal 72esimo al 60esimo posto. Non si può abbassare la guardia, il livello di corruzione nel nostro Paese è ancora alto, ma cresce anche l’impegno per contrastare questo cancro che distrugge le speranze di tutti in un futuro più equo e sano, in cui ciascun cittadino possa avere le stesse opportunità di partecipare alla vita economica e sociale del Paese.
 
Si possono segnalare gli episodi di corruzione e si può anche dare il proprio contributo all’Autorità Nazionale Anti Corruzione (Anac) che, dal 2014, opera nel nostro Paese vigilando su appalti e Pubbliche Amministrazioni. Presieduta dall’ex magistrato Raffaele Cantone, l’Authority, lavora su tanti fronti. Il cittadino può collaborare attraverso il cosiddetto "whistleblowing".
Come? È scritto nel libro di Ida Angela Nicotra "L’Autorità Nazionale Anticorruzione", G. Glapplchelli Editore. Angela, costituzionalista, membro del Consiglio dell’Anac, è curatrice del libro che ben spiega la mission dell’Authority.
 
Cos’è il whistleblower?
Letteralmente significa "soffiatore nel fischietto": è il dipendente pubblico che nell’esercizio delle sue funzioni scopre un fatto illecito e decide di segnalarlo. Non solo fatti di corruzione, ma anche irregolarità come, ad esempio, concorsi irregolari...
Molto spesso i dipendenti non si espongono per paura di ritorsioni.
La legge (n.190 del 2012) tutela chi collabora a far emergere ipotesi di corruzione, garantendone la riservatezza. La segnalazione viene gestita da un team dedicato dell’Anac, che fa le verifiche necessarie per capire se si tratta di fatti attendibili. L’amministrazione di appartenenza non saprà mai chi è il segnalante. La segnalazione si fa tramite un modulo che si scarica dal sito dell’Anac (www.anticorruzione.it) cliccando su "Segnalazioni di illecito – whistleblower",
Quante segnalazioni riceve?
L’anno hanno ricevuto circa 200 segnalazioni. Soprattutto sulla sanità e su concorsi o assunzioni irregolari. Di sicuro bisogna ancora lavorare molto per cambiare la mentalità: bisogna rovesciare l’ottica negativa con cui viene visto chi collabora e far capire ai giovani che la corruzione ruba loro il futuro. Purtroppo, si pensa ancora: "meglio che mi faccio i fatti miei". Pretendiamo sempre che siano gli altri a fare le cose e si fa fatica a mettersi in gioco in prima persona. Bisognerebbe prendersi un po’ più di responsabilità. La cosa pubblica è di tutti e penso che ciascuno di noi debba fare la propria parte.
 
Oggi, troppo spesso, i ragazzi devono sopportare il fardello pesante della corruzione che li spinge a cercare fortuna all’estero. E ciò significa rompere quel patto che l’art. 3 della Costituzione garantisce:
"È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana...". 
La corruzione è un ostacolo e la Repubblica lo deve rimuovere, ma la Repubblica siamo noi!

martedì 11 luglio 2017

STAMPA LIBERA



Oggi, per fortuna, la gente si esprime bene con la forza dei social network. È il cosiddetto potere dal basso, quello che serve a dare voce ai cittadini ed è una cosa molto importante, uno strumento che da un valore aggiunto al dibattito mediatico.
Di certi argomenti se ne parla poco, poiché nuociono alla pubblicità, dalla quale i giornali traggono un grande profitto.
Il problema dei media è un grande problema, se indaghiamo, scopriremo che di certi fatti, non ne hanno dato notizia né le televisioni né i principali giornali mentre, invece, la stessa notizia è uscita sui grandi quotidiani stranieri, come il Washington post e il New York Times. Tacere, nel caso di un evento epocale, significa che la stampa, in Italia, è sempre meno libera.

venerdì 7 luglio 2017

BEN PIANESE


Se è molto difficile parlare di certe cose, ritengo sia ancora più difficile scriverne. I fatti che vi racconto non sono quasi mai esaustivi e gli approfondimenti potrebbero mettere a rischio la mia credibilità. Chiaramente sono diretti a un tipo di lettore medio che non sia totalmente apatico, ma sia dotato, perlomeno, di un’innata curiosità che lo induce a mettere in dubbio le credenze più comuni e radicate. Naturalmente, i lettori non sono tutti uguali, alcuni non si accontentano di quello che pubblico: il loro ingegno vivace li spinge a scrivermi e a chiedermi di più. Qualcuno si è spinto oltre: è venuto da me. Ben Pianese, proveniente dalla Gran Bretagna, dove attualmente dimora, approfittando di un viaggio in Italia, ha voluto incontrarmi. Il dialogo si è quindi svolto in un’atmosfera cordiale e spensierata, in piena libertà di espressione; mi ha illustrato una teoria che, a quanto ho capito, può spiegare tutto: a lei è possibile ricondurre ogni sorta di anomalia. Abbiamo discusso dei poteri latenti della mente e persino scherzato su quanto poco la gente usi il cervello. Ed è proprio ripensando a quei discorsi che è nato quest’ultimo post.
Non so se Ben sia già tornato a casa, ma so che dovunque sia gli arriverà il mio saluto.

"POLTERGEIST"

Il "Poltergeist" (in tedesco Fantasma rumoroso) consisterebbe in energia cinetica che si manifesta da una fonte sconosciuta. I testimoni di tali attività parlano spesso di oggetti che volano per la stanza, mobili che si spostano da soli, luci che vanno e vengono, suoni da fonti non determinate, come il bussare a una porta senza la presenza di nessuno e persino attacchi fisici reali! Da quale fonte questa energia si scateni è ancora oggi motivo di dibattiti tra i ricercatori del paranormale e sono numerose le storie di Poltergeist che, negli anni, sono giunte fino a noi.
Uno dei casi più strani ma anche più documentato e conosciuto, è quello che è avvenuto negli anni 60 a Rosenheim, una cittadina dell’Alta Baviera, in Germania. Per svariati mesi, gli uffici dell’avvocato Sigmund Adam segnalarono bizzarre stranezze, come oggetti che si spostavano da soli, chiamate misteriose e altre anomalie.

Tutto iniziò nel luglio del 1967, quando i telefoni degli uffici dell’avvocato Sigmund Adam, ognuno dei quali era collegato a una diversa linea telefonica, cominciarono a squillare insistentemente. Centinaia di telefonate venivano registrate dalla centrale sebbene, apparentemente, nessuno usasse il telefono. In un primo momento si pensò a uno scherzo di pessimo gusto, ma poiché il fenomeno aumentava di intensità, Adam cominciò a chiedersi se tutto ciò non fosse dovuto a un guasto tecnico. L’avvocato, spazientito, allora chiamò un tecnico che sostituì tutti i telefoni constatando però che non c’era nessun problema sulle linee telefoniche. Tuttavia, le misteriose chiamate continuarono incessantemente fino a quando, nel mese di ottobre, cominciarono ad affiancarsi altri fenomeni ancora più strani: i fusibili saltavano, le luci si accendevano o si spegnevano spontaneamente, le lampade al neon si bruciavano. A questo punto Adam si vide costretto a chiamare degli elettricisti. Questi vennero a controllare l’impianto e sembrava tutto nella norma finché non misurarono la tensione per determinare se ci fossero sbalzi di corrente. Vennero registrati enormi picchi di potenza capaci di danneggiare ogni singolo apparecchio elettronico nell’edificio, eppure ciò non succedeva. Si decise, dopo aver sostituito l’intero impianto, di allacciarlo a un generatore autonomo ma, sorprendentemente, gli sbalzi continuarono a verificarsi. A quel punto i tecnici non sapevano più che fare: avevano provato, invano, ogni genere di soluzione.

Gli strani fenomeni divennero noti in città fino ad arrivare all’orecchio del Dott. Hans Bender, un noto parapsicologo che nel 1950, a Friburgo, aveva fondato "l’Istituto per i territori di confine della psicologia e dell’igiene mentale", che è tuttora il più grande istituto privato di ricerca in parapsicologia. Bender, insieme a due fisici, durante le sue indagini poté assistere ai lampadari che si muovevano da soli e alle rotazioni di quadri appesi alle pareti che a volte cadevano addirittura a terra. Con l’avanzare delle indagini fu installato un videoregistratore e sorprendentemente, per la prima volta nella storia, si riuscì a filmare un fenomeno di poltergeist. Durante le indagini i fenomeni non cessavano affatto: i cassetti si aprivano da soli, i soprammobili volavano via e una grande libreria del peso di oltre 180 kg si spostò dal muro di circa 10 centimetri. Gli uffici, intanto, subivano gravi danni. Dunque l’avvocato Adam sporse una denuncia "contro ignoti" e la polizia avviò un’indagine parallela per capire se qualcuno stesse sabotando le apparecchiature elettriche, ma non trovò nulla di sospetto.

Il Dott. Hans Bender continuò le sue indagini fino a quando trovò un filo conduttore che sembrava collegare tutti gli incidenti. Lo attribuì a una ragazza diciannovenne di nome Anne-Marie Schaberl, una dipendente che lavorava per l’avvocato. Sembrava che tutti gli incidenti avvenissero durante i momenti in cui la giovane era presente in ufficio e cessassero quando se ne andava. Durante gli ultimi mesi di "infestazione", l’attività aumentò e ci furono numerosi inspiegabili avvenimenti che parevano tutti concentrati intorno ad Anne-Marie. Infine tutto cessò di colpo quando, nel mese di gennaio del 1968, Anne-Marie cambiò posto di lavoro lasciando lo studio dell’avvocato. Anne-Marie era una ragazza con una storia molto travagliata, aveva comportamenti isterici e un rapporto difficoltoso con la famiglia e con gli altri, per questo era anche malvista dai suoi colleghi. Quasi tutti puntavano il dito contro di lei, si pensò anche che agì con l’aiuto di un complice, tuttavia non furono mai trovate delle prove che la incolpassero.

Alcuni ritengono che il coinvolgimento di Anne-Marie non sia stato intenzionale, ma piuttosto si basa sulla teoria secondo cui un’attività poltergeist avrebbe, in definitiva, una fonte umana. Un esame psicologico della ragazza rivelò "labilità psichica, elevata eccitabilità, bassa tolleranza alle frustrazioni". Si constatò quindi che gli incidenti avvenivano quando Anne-Marie era disturbata emotivamente. La giovane non era contenta del proprio lavoro e nel tardo pomeriggio, proprio quando avveniva la maggior parte delle numerose chiamate telefoniche, era disperatamente ansiosa di tornare a casa. Voci sulla ragazza dicono che ovunque andasse si verificavano problemi simili a quelli dello studio dell’avvocato Adam, finchè un giorno si sposò e non vennero più riportati incidenti: forse, aveva trovato finalmente la pace interiore.

I bizzarri eventi accaduti a Rosenheim tra il 1967 e il 1968, di certo sono i più documentati tra le storie di attività paranormale. Sia che sia stata tutta una truffa, un caso di telecinesi o di vero e proprio poltergeist, questo caso ha fatto parlare molto di se e ancora oggi, vista la disponibilità di documenti, prove e testimonianze, quegli eventi sono ancora sotto esame. Forse sono la prova di straordinari poteri della mente e ciò che oggi viene considerato paranormale potrebbe essere la scienza di domani.

mercoledì 5 luglio 2017

GARANZIA GIOVANI

Si svolgeranno lunedì dieci c. m. alle ore 09:30 nell’aula consiliare del Comune di #Qualiano le operazioni di verifica finalizzate alla selezione dei candidati al progetto denominato "A SCUOLA DI LEGALITÀ", Servizio Civile di Garanzia Giovani. È perentorio, lo si legge nel bando affisso all’Albo del Comune, che i candidati si presentino al colloquio nel giorno e nell’ora prestabiliti, muniti di idoneo documento di riconoscimento. Per la selezione sono stati convocati 65 giovani a cui va mio il personale: "in bocca al lupo!"

lunedì 3 luglio 2017

MAIL DI AUTORI ESORDIENTI INVIATE ALL'EDITORE

Tutto ciò che leggerete è tristemente vero.
 
 
"Sono già stato pubblicato, e questo dice molte cose. Ecco a voi il mio romanzo. Spero che potiate pubblicarlo".


"Il mio racconto è fuor di dubbio valido. Me l'hanno confermato due amiche, una laureata e l'altra in procinto di laurearsi".
 
"Ho scritto due libri. Il primo è già pronto e dovrebbe uscire a settembre, il secondo lo completerò prima di natale, a mio parere e migliore del primo, quando lo rileggo mi faccio i complimenti a me stesso".

domenica 2 luglio 2017

MALASANITÀ

 

Per fare un esame medico devi aspettare mesi in lista d'attesa, ma se paghi puoi farlo anche domani. È diventato quasi normale trovarsi in una situazione del genere prenotando visite ed esami con il Servizio Sanitario Nazionale.
Quello stesso SSN che il mondo ci invidia per le sue eccellenze, ma che rischia sempre più di perdere il suo valore fondante: la tutela della salute come diritto, da garantire a tutti in modo equo e non come bene da acquistare.

L'ALTERNATIVA DI CUI NESSUNO PARLA
Basta conoscere i tempi d’attesa per capire che c’è qualcosa che non va. Eppure, per le prime visite specialistiche ed esami diagnostici sono previsti tempi massimi di attesa: rispettivamente di 30 e 60 giorni. Che non vengano rispettati, lo si vede ogni giorno agli sportelli, spesso senza essere informati dell’alternativa che da il diritto, se non c'è posto, a un appuntamento, nei tempi previsti, in intramoenia, cioè con il medico dipendente della struttura, ma in regime libero-professionale: pagherà l’Azienda sanitaria e il paziente dovrà versare solo il ticket. Lo prevede una legge dal 1998, ma raramente, allo sportello, se lo ricordano.
Le ragioni alla base delle infinite liste d’attesa, tra tagli e inefficienze, sono tante. Ad esempio, non dappertutto c’è ancora un Centro Unico di prenotazione (Cup) a cui rivolgersi e che vede i primi posti liberi negli ospedali della zona e smista i pazienti tra i vari centri. Alla mancanza di informatizzazione, si aggiunge il fenomeno della mobilità sanitaria che vede tanti cittadini spostarsi verso le regioni più efficienti: un fenomeno che riguarda soprattutto il Sud e che, se da un lato è causato anche dalle lunghe liste d’attesa da cui si tenta la fuga, dall’altro contribuisce a squilibrarle ancora di più. E con costi elevati per i rimborsi milionari che varie Regioni del Sud devono soprattutto a Lombardia, Emilia Romagna e Toscana, che hanno curato i loro residenti. Così sempre più soldi finiscono nelle casse delle aree più virtuose, sempre meno ne restano in quelle più povere, in cui c'è già meno prevenzione ed efficienza in cui le liste d'attesa non potranno che risentirne e dove, chi non si sposta per curarsi, alla fine si rivolge sempre di più al privato: un cane che si morde la coda.
Come se non bastasse, a tutto ciò si aggiunge l’inappropriatezza di tante prescrizioni: troppi esami inutili, prescritti per paura delle denunce dei pazienti o per un’insana abitudine, intasano i già affaticati centri di prenotazione, insieme ai tanti malati cronici, in forte aumento in un paese di anziani come l'Italia.
In molti hanno puntato il dito contro l’intramoenia, l’attività privata svolta dai medici di pendenti dentro le mura del sistema pubblico a tariffe concordate con la ASL, che trattiene parte dell’incasso. È palesemente un conflitto di interessi da abolire poiché, nata come possibilità in più, si è poi trasformata in una alternativa obbligata per via delle lunghe liste di attesa. In realtà, su queste lunghe liste di attesa ci guadagna anche la sanità privata a cui, alla fine, si ci si rivolge sempre di più pur di curarsi in tempi ragionevoli. Oltretutto, tra ticket e superticket, la spesa ha raggiunto cifre tali da rendere i privati sempre più competitivi.
In questo contesto, i pazienti non potranno che scegliere sempre più il privato, che da un lato è un sostegno utile, ma dall'altro erode sempre più risorse al servizio pubblico, condannandolo al declino.

ELIMINARE TICKET E SUPERTICKET?
Abolirlo, come si sta pensando di fare, sarebbe un buon inizio.
Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, aveva ventilato l'ipotesi di eliminare anche il ticket, ma dato che il SSN, per il 23% della spesa, si appoggia sul contributo dei pazienti, tutto fa pensare a pura propaganda. Tuttavia, quando nel 2011 il ministro Umberto Veronesi provò a eliminare i ticket per i farmaci, in pochi mesi ci fu un'impennata della spesa dello Stato del 30%, con consumi fuori controllo: si dovette tornare indietro.
Infine, pesano le esenzioni dal pagamento del ticket, che riguardano ben il 70% delle prestazioni. Oggi, ad esempio, anche un miliardario, per curarsi il diabete, non paga nulla per visite e farmaci. Da tempo gli esperti si chiedono quanto questo possa reggere, visto che il primo effetto è che chi, invece, deve pagare finisce per pagare troppo e nella peggiore delle ipotesi, rinuncia alle cure.

sabato 1 luglio 2017

PREVENIRE E' MEGLIO

Usate le creme solari! A lanciare questo appello sui social non è stato un dermatologo, ma l’attore Hugh Jackman, uno degli invincibili X-Man, che sta lottando non da supereroe, ma da uomo eroico, contro un carcinoma che lo ha costretto a subire sei operazioni in due anni. Un gesto semplice, quello di spalmarsi la crema protettiva prima di esporsi al sole, che però ci assicura tutta l’efficacia della prevenzione: è meglio prevenire che curarsi!