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domenica 24 aprile 2016

PRODIGI


La crocifissione e la resurrezione di Gesù sono accompagnate da fatti prodigiosi. Matteo, come sappiamo, ci tramanda che durante la crocifissione: “dall’ora sesta (± le 12:00) furon tenebre per tutta la terra sino all’ora nona (± le 15:00)  e che “il velo del tempio si squarciò in due parti da capo a fondo, la terra tremò e le pietre si spezzarono”. Così racconta la Bibbia canonica, ma ci sono altre testimonianze, apocrife, che non vanno trascurate.
Come, per esempio, questa, citata dallo pseudo-Dionigi Aeropagita nella sua lettera VII: “… vedemmo uno strano fenomeno: la luna nascondeva il sole, pur non essendo tempo di eclisse; indi dall’ora nona a sera, la luna tornò miracolosamente in opposizione al sole.”
Va ricordato che la luna cominciò a nascondere il sole poi, stranamente, tornò indietro, in modo tale che l’eclisse e il ritorno della luce avvennero dalla stessa parte!
Jean Doresse in una sua dotta appendice al “Vangelo secondo Tommaso” accenna ad alcuni annali pagani dovuti a Tertulliano e a Rufino che avrebbero registrato il fenomeno di inversione del moto solare. Di tale fenomeno cosmico troviamo conferma anche nelle “Cronache” di Flegetonte di Tralle.
Citiamo, infine, Plinio il Vecchio che nella sua “Storia naturale” descrivendo l’obelisco Scafè eretto da Augusto nel Campo di Marte, scrisse: “Da circa trent’anni a questa parte (l’avvenimento sarebbe anteriore al 39 D.C.) le osservazioni non risultano più esatte, o perché il sole ha mutato il suo corso per un sopraggiunto movimento celeste o per lo spostamento della terra stessa”.
 
Tutto ciò  appare strettamente legato alla morte e alla resurrezione di Gesù e non fu di certo un caso. Lui, che non era di questo mondo, si mosse dall’Empireo per portare pace a tutte le sue creature. Infatti pronunciò: “Io ho altre pecore che non sono di questo ovile; anche quelle bisogna che io raduni ed esse ascolteranno la mia voce e si avrà un solo ovile e un solo pastore” (Giovanni X 16).
Di la dall’interpretare questa frase come rivolta ai popoli ancora pagani di allora, è oggi possibile rivalutarla in maniera più ampia, diciamo pure universale, proprio come si addice a un Cristo la cui divina missione non debba ritenersi limitata alle sole creature di questa terra.  

giovedì 14 aprile 2016

TETHERED: IL SATELLITE APPESO




Un satellite tethered è un satellite connesso ad un altro attraverso un sottile cavo detto tether. Dopo studi da parte della NASA, fu istituito un progetto a breve termine per lo sviluppo di un satellite con un cavo di 100 km. I satelliti tethered sono composti da tre parti: il satellite di base, il cavo (o tether) e il satellite ausiliario.
il satellite di base può non essere un satellite vero e proprio, ma anche uno Shuttle, una Stazione spaziale o la Luna. Il cavo collega i due satelliti ed è costituito da un complesso materiale formato da rame e kevlar.
Durante la fase di elongazione, il satellite ausiliario viene rilasciato verso un corpo attrattivo, come la Terra. Successivamente le fasi di messa in stazione e la fase di ritrazione richiedono una difficoltà molto maggiore, poiché la dinamica è governata da un insieme di equazioni differenziali ordinarie e parziali, non lineari.
La missione TSS-1 del febbraio 1996, fu la seconda del suo genere. Il satellite venne “calato” dallo Shuttle (ColumbiaSTS-75.
Si è ipotizzato fosse stata una scarica elettrica a danneggiare e distruggere il cavo (prodotto dalla Lockheed Martin) che lo manteneva ancorato alla navicella Shuttle, perché le sollecitazioni meccaniche subite erano 10 volte minori di quelle per cui il cavo era stato progettato. La rottura avvenne vicino al rocchetto, quando la lunghezza era già di 19,7 km, cioè a 1 km dalla conclusione dello srotolamento.
Una volta tranciato il cavo, il TSS-1R vagò nello spazio e se ne persero le tracce.
Tuttavia, la NASA non fu l’unica a raccogliere i dati di questa missione. Il filmato in questione è sorprendente: mostra diversi oggetti, di grandi dimensioni, che si avvicinano, come incuriositi, per ispezionare il cavo tranciato.

sabato 9 aprile 2016

LA GUERRA DIMENTICATA


 
“Operazione locusta” è un racconto che prende spunto da una lettera dal fonte. Il pilota italiano scrive a sua moglie. Le racconta degli uomini, degli equipaggi, di come scherzano tra loro: in volo si  cerca di ricreare quell'atmosfera goliardica che tanto serve a stemperare la tensione.
Molti anni dopo, mentre rovista nei cassetti, trova per caso quella lettera e sul filo dei ricordi, ritorna con la mente in Africa, al tempo in cui, poco più che trentenne, era un brillante pilota militare.
Alla fine, rimette la lettera dove l’aveva scovata, pensando che, un giorno, qualcun altro la troverà. Forse suo figlio, che a volte gli chiede: - papà, com’era la guerra? Hai mai avuto paura? Hai mai visto morire qualcuno? –
Suo figlio non è un pilota come lui, non è neanche un militare. Questo gli fa sperare, che non dovrà mai ritrovarsi in Africa, come suo padre e suo nonno prima di lui, per combattere in un’altra guerra.
Ma, era giusta o sbagliata quella guerra? Lui, si era arruolato perché voleva volare sui jet ma, fin dall’inizio, era consapevole di ciò che poteva capitargli e non si sarebbe tirato indietro.

domenica 3 aprile 2016

IL MITICO EDEN



Verso la fine del XIX secolo (1888-1900) il sito di Nippur, nell'Iraq meridionale, fu oggetto di studi e scavi archeologici da parte di ricercatori americani dell'Università della Pennsylvania tra cui i professori John Peters e John H. Haynes.
Nel corso degli anni furono rinvenute migliaia di tavolette d'argilla scritte in cuneiforme, fra queste furono trovate le versioni più antiche, fra quelle note, della storia del Diluvio, dell'Epopea dell'eroe sumero Gilgamesh e di altre opere importanti.
Oltre alle tavolette fu ritrovato, tra l’altro, anche il famoso tempio dedicato a Enlil, chiamato E-kur, la "Casa della Montagna". Tra i reperti rinvenuti, Haynes esaminò dei frammenti di un cilindro che ritenne di scarso interesse, essendo la scrittura in parte cancellata, datato alla seconda metà del terzo millennio a.C.
In seguito il cilindro e le tavolette, oltre a vari reperti archeologici rinvenuti a Nippur e in altre località mesopotamiche, vennero trasportati all'"University Museum" di Filadelfia dove furono depositati nei sotterranei del museo all'interno di casse che vennero aperte solo negli anni '20 del secolo scorso dal professor George Aaron Barton del "Bryn Mawr College" di Filadelfia.
 
Barton, che divenne docente di Lingue semite presso l'"University of Pennsylvania", essendo al corrente degli studi fatti da Haynes decise di tradurre le iscrizioni contenute sui frammenti del cilindro di di E-kur. Dopo un meticoloso e lungo lavoro si dichiarò convinto di trovarsi davanti al più antico testo conosciuto della Sumeria "forse il più antico al mondo". Al suo interno erano nominati diversi degli antichi dèi come Enlil, Enki e la poco nota dea Serpente Sir; quest'ultima, stando al testo di Barton, sembrava corrispondere alla sposa di Enlil, Ninlil o Ninkharsag.
Inoltre alcune tavolette, per Barton non del tutto comprensibili, sembravano fornire una versione del mito sumero della creazione nonché inni su divinità e re divinizzati.
A ogni modo, una volta terminati i suoi studi, i quali furono poi pubblicati dalla "Yale University Press", Barton abbandonò le tavolette di Nippur di cui per diversi anni nessuno sembrò interessarsi.
 
Tuttavia, negli anni '70 Christian O'Brien un ex geologo inglese, che aveva lavorato con una compagnia petrolifera in Iran, si appassionò al lavoro di Barton dopo aver letto una copia del suo libro.
O'Brien, che conosceva l'alfabeto cuneiforme, si rese conto che lo studioso americano aveva frainteso gran parte del contenuto delle tavolette e del cilindro di E-kur, per cui decise di ritradurre tutto facendo delle sorprendenti scoperte. Queste ultime vennero inserite nel libro, scritto insieme alla moglie Barbara Joy O'Brien, intitolato "The Genius of the Few - The Story of Those Founded the Garden in Eden", pubblicato in Gran Bretagna nel 1985.
Gran parte del testo sembra raccontare la storia di una razza di esseri divini noti come Anunnaki (Anun-na-ki tradotto generalmente "il cielo che giunge in terra" che secondo Z. Sitchin inidicherebbe "Coloro che dal Cielo sono venuti sulla Terra") che arrivano in una regione montuosa e si installano in una fertile valle. Chiamano l'insediamento "edin", parola che suscita in noi occidentali sensazioni antiche, che in lingua accadica sta per "altopiano" o "gradone", o anche "gar-sag", o "Kharsag", che significa, secondo O'Brien, "zona recintata principale" o "zona recintata e levata". Gli Anunnaki, gradatamente, sviluppano una comunità agricola. I fondatori principali della comunità erano cinquanta e i capi erano Enlil e sua moglie Ninkharsag, la Signora di Kharsag, nota anche con l’epiteto di Ninlil; ripetutamente viene detta "la Signora Splendente". Del gruppo faceva parte anche Enki, Signore della Terra, e Utu, un dio solare. Gli Anunnaki possedevano un'organizzazione democratica, ma per le decisioni più importanti sul futuro di Kharsag si riuniva un consiglio di sette eletti. Nelle Occasioni più importanti, veniva consultato Anu, il dio del cielo, il suo parere sulle deliberazioni era vincolante.
 
In base alle traduzioni di particolari tavolette fatte da Q'Brien sarebbero emersi forti parallelismi tra alcune narrazioni epiche e il resoconto ebraico del giardino dell'Eden poiché, si racconta, che in quella terra felice furono ammessi anche degli uomini. Si citano gli eventi che interessarono la vita della comunità: una grave epidemia, un inverno di gelo, una grande alluvione e un altro rigido inverno. Sciagure che misero a dura prova quel popolo e lo spinsero a disperdersi nella terra Mesopotamica, a fondare città stato amministrate dai loro diretti discendenti, definiti i "serpenti dagli occhi splendenti".
Secondo O’Brian si trattava dei Vigilanti del libro di Enoch e i sette Consiglieri si riallacciano ai sei Amesha Spenta del dio dell’Iran Ahura Mazda e ai sette arcangeli dei giudei e dei cristiani.
 
«Le giare di pietra traboccavano di grano. La Signora Serpente si affrettò al Grande Santuario. Nella casa del suo uomo, il signore Enlil, era colpito dal male. La splendente costruzione, la casa della Signora Serpente, era colpita dal male. Malattia... malattia - correva dappertutto... La nostra splendida Madre - che sia protetta - che non soccomba... Dalle la vita - proteggila dalla disgrazia della malattia... non c'è riposo per questo Serpente; dalla malattia alla febbre [...] In Eden il cibo dev'essere cotto meglio. In Eden il cibo lavato dev'essere lavato molto meglio...»
 
Come giustamente osservò Q'Brien, non solo il termine "Eden" è menzionato due volte in questo brano, ma il riferimento alla "Signora Serpente", epiteto per Ninkharsag, potrebbe rappresentare, secondo il geologo inglese, un collegamento col serpente mitico del racconto ebraico.