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martedì 8 dicembre 2015

PILOTI



Queste considerazioni scaturiscono da anni di lavoro nell'ambito della casistica degli avvistamenti in riferimento a quelli che sono i punti fermi dai quali partire per l'esame dell'argomento.
Innanzitutto una conferma: i piloti vedono gli UFO. Ne vedono di tutti i tipi, dagli oggetti strutturati alle luci notturne. Ed è vero che, nei casi in cui ciò sia possibile, essi cercano di portarsi in una posizione favorevole per osservarli meglio. Sicuramente ne vedono più di quanti ne riportino, preferiscono farne a meno: si tratta di una categoria di testimoni che rifugge le luci della ribalta, sia per motivi istituzionali (militari) che per motivi di tranquillità professionale (civili). Se infatti non emerge, se non in casi sporadici e spesso soltanto "per sentito dire", che i piloti che riferiscono di aver visto un UFO vengano messi a terra con ignominia, è comunque anche vero che qualche fastidio spesso viene loro arrecato. In parecchi casi, ricercatori senza scrupoli desiderosi soltanto di apparire sui giornali come scopritori di qualche storia ad effetto, hanno causato seri grattacapi alla privacy dei testimoni, dandoli in pasto alla stampa alla ricerca di uno scoop che assicurasse loro un momento di (effimera) notorietà. Non si creda che queste siano affermazioni esagerate: quello dei piloti è un ambiente molto ristretto, un piccolo mondo dove tutti si conoscono e dove occorre muoversi con attenzione e circospezione per evitare di ripagare con una pubblicità non gradita la fiducia ricevuta dal testimone che ha raccontato l'avvenimento di cui è stato protagonista.


A titolo di esempio, posso citare dei piloti di un volo commerciale che, qualche tempo fa, hanno avuto modo di osservare un fenomeno luminoso (peraltro, di probabile origine meteorica) e che pur non avendo personalmente dato al fatto una grande importanza, si sono visti citare sui giornali a grandi titoli dopo essere stati intervistati da un giornalista il giorno successivo. Come mi confermò il comandante di quel volo, per una settimana dopo il fatto lui e il suo secondo furono bersagliati dalle bonarie prese in giro dei colleghi, cosa che non piacque affatto. Ripeto, nessuno li mise a terra o intimò loro di tacere (in questo caso mi rivolsi alla loro Compagnia di appartenenza che, molto gentilmente, fornì il mio recapito al Comandante affinché mi potesse contattare direttamente!) ma qualche fastidio di troppo lo ebbero ugualmente.
Questo è il motivo per cui i casi in cui si hanno notizie sono certamente meno rispetto a quelli che effettivamente avvengono: in tante occasioni i piloti che avvistano un UFO evitano di riferirlo e tengono per sé ciò che hanno visto, risparmiandosi così di perdere tempo a compilare moduli (di cose da fare al termine di un volo se ne hanno tante, anche senza doversi sobbarcare quest’ulteriore onere) ma soprattutto evitano di essere infastiditi, per non dire assediati, da giornalisti avidi di notizie e da ufologi o presunti tali, spesso desiderosi unicamente di dare ai fatti la connotazione che preferiscono.
Un nostro pilota, ora in servizio all'ALITALIA, mi ha raccontato le convulse fasi di un tentato inseguimento di un UFO effettuato mentre si trovava ai comandi di un C-119 della 46° Aerobrigata A.M. di stanza a Pisa (l'oggetto fu rilevato anche dal personale della torre di controllo dell'aeroporto). Ebbene, subito dopo l'atterraggio la prima domanda che il nostro pilota si sentì rivolgere da un ufficiale superiore incaricato di far luce sull'accaduto fu che cosa lui e il suo equipaggio avessero mangiato prima di decollare. Al che il testimone, stanco per la missione appena compiuta e alquanto teso per il "fuori programma" capitato appena prima dell'atterraggio, dovette replicare bruscamente che era meglio cercare di mantenere il colloquio su binari della serietà. Questo ad ulteriore conferma che non sempre chi è stato testimone di un avvistamento UFO trova solidarietà e comprensione immediata, anche nel proprio ambiente e da parte dei colleghi. Da qui le forme di auto-censura che parecchi testimoni adottano per salvaguardare il proprio quieto vivere, professionale e non. E' anche vero, inoltre, che molto spesso i militari non possono divulgare quanto di anomalo hanno osservato durante missioni operative a causa del fatto che tali missioni sono coperte da riservatezza. Va però messo bene in evidenza che la riservatezza non riguarda l'avvistamento UFO di per sé, bensì le connotazioni della missione durante la quale l'avvistamento si è svolto. Niente di strano, quindi, che se il rapporto viene redatto, sia poi, in certi casi, necessariamente mantenuto riservato per motivi istituzionali. Un tipico esempio di quanto sopra esposto lo si poté riscontrare nel comportamento degli uomini dell'Aeronautica incaricati di compiere un'indagine interna per capire come mai un avvistamento effettuato dai piloti del 50° Stormo di Piacenza nel 1966, durante una missione operativa riservata, fosse finito sulle pagine del quotidiano locale il giorno dopo. Sappiamo che l'inchiesta si occupò principalmente del fatto che era stata data pubblicità ad una missione NATO di carattere alquanto "sensibile" e non già, se non marginalmente, dell'avvistamento UFO puro e semplice, come invece in certi ambienti si continua a suggerire ancora oggi. Niente cover-up sugli UFO, quindi, bensì unicamente riservatezza militare, anche se ci sarà sempre qualcuno che si affannerà a sostenere il contrario.


Non c'è quindi troppo da meravigliarsi se certi piloti, dopo un avvistamento UFO, omettono di redigere un rapporto in proposito o se lo redigono, si guardano bene dal parlarne troppo in giro, anche nella ristretta cerchia dei colleghi.
Quanto detto a proposito della riservatezza militare in tema di divulgazione di informazioni coperte da segreto va esteso anche alla possibilità che l'evento ufologico sia stato rilevato, dandone così una conferma oggettiva particolarmente rilevante, da apparati radar addetti alla sorveglianza dello spazio aereo nazionale. I sostenitori delle teorie del complotto affermano, tanto per cambiare, che siamo in presenza di ulteriori conferme del fatto che le Autorità "sanno" ma non vogliono che la gente sappia. Molto più semplicemente, appare chiaro che in parecchie circostanze divulgare certi flottaggi radar significherebbe rendere disponibili a tutti, implicitamente, informazioni riservate sull'apparato difensivo nazionale, la dislocazione e la copertura radar.
I piloti sono testimoni davvero infallibili?
La domanda è volutamente provocatoria e si riallaccia a uno dei "punti fermi" citati in apertura del presente lavoro: la particolare qualificazione professionale del testimone pilota.
Certo l'infallibilità, come la perfezione, non è di questo mondo; ciononostante, rimango dell'opinione che quella del pilota sia comunque una testimonianza più attendibile e rilevante di quella di tanti altri possibili testimoni e l'aver potuto interrogare parecchi di essi in questi anni non ha fatto che confermarmelo.
È vero comunque che, seppure in misura assai inferiore rispetto ad un qualsiasi altro cittadino, anche il pilota - che resta un uomo e non un robot - può prendere abbagli o compiere errori di valutazione. Nel caso, citato in precedenza, dei due piloti commerciali presi in giro dai colleghi dopo il loro avvistamento, il comandante affermò di aver visto un oggetto scintillante e appuntito (un vero e proprio manufatto) seguito da una lunga scia, mentre il suo primo ufficiale non percepì nulla del genere, bensì un fenomeno più assimilabile a un rientro meteorico. Con questo non voglio togliere credibilità a tutta la categoria: desidero soltanto far presente come anche i piloti non siano, né lo si può pretendere, i testimoni DEFINITIVI: quelli che costituiscono il sogno segreto di ogni inquirente. I sensi di cui l'essere umano dispone per percepire i dettagli dell'ambiente che lo circonda sono capolavori di efficienza fisiologica ma, a volte, possono trarre in inganno anche l'osservatore più attento e smaliziato: i piloti sono in grado di supplire a gran parte di questi trabocchetti grazie alla loro preparazione e addestramento, ma non si possono pretendere capacità sovrumane. Una cosa che mi è capitato di sentirmi dire abbastanza frequentemente in occasione delle mie inchieste è che non ricordano la data precisa (a volte neanche l'anno!) di un determinato evento. Questo spiega i casi "A" che figurano tristemente senza data nel catalogo del Progetto. Ciò appare inconcepibile (anche se col tempo ci si abitua), in quanto non si capisce come si possa non prendere scrupolosamente nota, per i posteri o anche solamente per raccontarlo ai propri figli o nipoti, di un avvenimento dalle connotazioni spesso spettacolari come certi avvistamenti che mi sono sentito raccontare. Eppure a volte capita proprio questo: il racconto consiste in semplici ricordi non circostanziati. La disinvoltura con cui molti piloti "archiviano" nella mente certi fatti inesplicati avvenuti durante il loro servizio, che tanto mi fa arrabbiare, pare attuata meccanicamente dal testimone, quasi non gli interessasse approfondire più di tanto la faccenda. Ed è così che, magari, salta fuori che egli dieci o vent'anni prima ha assistito ad un fenomeno sconosciuto ma non si ricorda bene la data ("eravamo nell'autunno o inverno del 1969... o forse era il '70..."), né il nome del suo co-pilota, né se ha avuto contatti con la torre di controllo e via dicendo. Ma, al di là di tutto questo, resta impressa nella memoria l'esperienza vissuta, l'incontro anche se solo per pochi secondi con "qualcosa" che pur a distanza di anni, e pur con l'aumentare del proprio "spessore" professionale, continua a restare inspiegato. Qui il pilota, nonostante possa essere perfettamente a conoscenza (e molti in effetti lo sono) del demenziale folklore para-ufologico che ormai quotidianamente ci martella dai banchi espositori delle edicole, si dimostra obiettivo e poco incline a voli pindarici nel tentativo di dare una connotazione forzatamente "esotica" a ciò che ha visto. Tutt'altro, dove è possibile identificare l'oggetto della visione ciò viene fatto senza esitazioni mentre nel caso opposto (oggetto o fenomeno rimasto non identificato) il testimone non si avventura in elucubrazioni stiracchiate o speciose, ma si limita a confermare la natura sconosciuta di ciò che ha visto, magari aggiungendo che in altre condizioni di visibilità e con qualche secondo in più a disposizione probabilmente avrebbe anche potuto identificarlo.


Certo, anche un pilota può sbagliare, ma salvo rarissime eccezioni ben difficilmente egli approfitterà del suo avvistamento per andare a caccia di pubblicità e facile notorietà: si può pertanto essere ragionevolmente sicuri che proprio in virtù di questa forma mentis basata su professionalità, serietà e riservatezza il suo resoconto potrà essere considerato particolarmente affidabile e obiettivo e non affetto da aggiunte o rimaneggiamenti confezionati ad uso e consumo di una platea di "credenti" in vena di emozioni. Potrà non esserci la data o qualche nome, ma i fatti saranno quelli e solo quelli. Toccherà poi all'inquirente ricavarne quanti più dati gli sia possibile. Non è poco, mi pare.

1 commento:

  1. Si può essere ragionevolmente sicuri che proprio in virtù di una forma mentis basata su professionalità, serietà e riservatezza il resoconto di un pilota potrà essere considerato particolarmente affidabile e obiettivo e non affetto da aggiunte o rimaneggiamenti confezionati ad uso e consumo di una platea di "credenti" in vena di emozioni.

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