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martedì 13 marzo 2012

La straordinaria testimonianza di Nikolai Notovich sulla vita di Gesù

   Tradizioni e leggende s'intersecano sulla vita di Gesù al di fuori di quanto tramandato dai Vangeli. Diverse fonti sostengono che sopravvisse alla crocifissione e quando le sue ferite  (curate da Nicodemo con un unguento cicatrizzante conosciuto come Marham-I-Isa, "l'unguento di Gesù" o Marham-I-Rosul "l'unguento del profeta" citato anche nel famoso canone di Avicenna) furono rimarginate, s’incamminò con Maria verso oriente, ritornando nei luoghi dove aveva trascorso la sua fanciullezza per portare a termine la sua missione: ritrovare le dieci tribù d'Israele disperse che le invasioni di Nabucodonosor, Ciro e Dario, avevano spinto verso est, verso la terra di Bachtria, l'odierno Afghanistan, la cui popolazione, secondo il "Tarikh-i-Afghana" di Niamathullah e il "Tarikh-i-Hafiz Rahamatbani" di Haziz Muhamafd Zadeeck, discenderebbe dalle tribù israelite.

   In un vicoletto del settore di Khnyar, nel centro di Srinagar, in Kashmir, la piccola casa conosciuta come Rozabal è circondata da una palizzata in ferro che delimita l'orticello, nessun cartello indica al pellegrino come arrivarci e quello che è a destra dell'ingresso è sbiadito dal tempo. Sotto la tettoia ricoperta con lamiera ondulata la porta d'ingresso è dipinta di verde, il colore dei musulmani, e sull'architrave pende sostenuto da catene un medaglione in bronzo che reca incisi in caratteri arabi i nomi di coloro che vi sono sepolti.
   L'unica piccola stanza a sinistra del vestibolo, dove si lasciano le scarpe com'è d'uso nei luoghi sacri musulmani, è spoglia. Le stuoie di canapa e i consunti tappeti non salvano i piedi nudi del visitatore dal freddo contatto con la pietra. Al centro, una costruzione a vetri che ha sostituito quella più vecchia tutta intarsiata, cinge un catafalco in legno ricoperto da un antico drappo al cui interno si trovano due tumuli funerari, uno più grande dell'altro, orientati sull'asse nord-sud secondo gli antichi costumi. Ma le vere sepolture sono in una cripta sotterranea dove giacciono i corpi dei due santi venerati dalla tradizione musulmana e indù.
   Come riportato da diversi documenti, essi sono su assi differenti: le spoglie di Sayed Nasir-ud- Din Rizvi sono composte sull'asse nord-sud mentre la tomba grande, con i resti mortali di Yuz Asaf, il profeta dalla pelle bianca giunto dalla Palestina, Gesù di Nazareth per molti, segue l'orientamento est-ovest proprio delle tombe ebraiche. All'interno di Rozabal sino al 1975 era conservata una croce in legno, oggi scomparsa, ma è rimasta nell'angolo di nord-ovest una pietra grigia sulla quale sono incise le impronte di due piedi, quella del sinistro reca una cicatrice rotonda mentre il destro ha una ferita a forma di piccolo arco.
   Una storia che tornò alla ribalta verso la fine degli anni '80 del secolo scorso quando l'esploratore russo Nikolai Notovich, viaggiando tra il Tibet e il Ladakh, ebbe modo di ascoltare da diverse fonti la leggenda di Isa. Cadendo da cavallo, la frattura di una gamba lo costrinse a sostare diverso tempo in un monastero dove strinse amicizia col Lama che lo curava e dal quale apprese la storia di questo misterioso personaggio. "Isa è molto rispettato tra i buddhisti perché ha insegnato le sacre dottrine in India e ai figli di Israele" gli confidò il dotto "ma è conosciuto solo dai maggiori Lama e poiché i suoi seguaci, i cristiani, non riconoscono l'autorità spirituale del Dalai Lama la sua dottrina non è compresa nella parte canonica del buddhismo tibetano".
   Il Lama gli rivelò che esistevano innumerevoli santi e che negli 84.000 rotoli conservati nella biblioteca del monastero erano scritte le loro vite, compresa quella del Buddha Isa. Numerosi regali convinsero alla fine il monaco a mostrargli due pacchi di fogli ingialliti dal tempo scritti in tibetano, copie degli originali di lingua pali giunti dall'india a Lhasa, la capitale del Tibet. Ciò che maggiormente colpì Notovich fu la similitudine tra il racconto che il Lama gli traduceva e la vita di Gesù. Quelle vecchie carte narravano di un fanciullo di carnagione bianca, giunto dalla terra di Israele nell'India del nord, che discendendo verso sud sostò a Jagannath, Rajagriha, Benares, Gantamides e in altre città sante. Visse tra le comunità Vaishyas e Shudras studiando il pali e i sacri Sutras mentre predicava l'abolizione della schiavitù e l'esistenza di un unico Dio. Dopo diciotto anni, ormai uomo, Isa ritornò in Palestina e la narrazione tibetana da questo punto combacia con quella tramandata dai Vangeli.

1 commento:

  1. Il Lama gli rivelò che negli 84.000 rotoli conservati nella biblioteca del monastero erano scritte le vite DI MOLTI SANTI, compresa quella di Isa. Il monaco gli mostrò due pacchi di fogli ingialliti dal tempo scritti in tibetano, copie degli originali di lingua pali giunti dall'india. Ciò che maggiormente colpì Notovich fu la similitudine tra il racconto che il Lama gli traduceva e la vita di Gesù. Quelle vecchie carte narravano di un fanciullo di carnagione bianca, giunto dalla terra di Israele nell'India del nord, che discendendo verso sud sostò in molte città. Visse tra le comunità Vaishyas e Shudras studiando i sacri Sutras, mentre predicava l'abolizione della schiavitù e l'esistenza di un unico Dio. Dopo diciotto anni, ormai uomo, Isa ritornò in Palestina e la narrazione tibetana da questo punto combacia con quella tramandata dai Vangeli.

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