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lunedì 11 dicembre 2017

LAVORARE ALL'ESTERO


Riprendendo e approfondendo un mio articolo apparso di recente su FB (Cfr. Potrei fare il netturbino!) vorrei riproporre l’argomento, ampliandolo. In questo post tratteremo dei lavori maggiormente ricercati all’estero.
Chi ha studiato ingegneria informatica può trovare lavoro anche a San Francisco, perfino con una laurea breve: c’è un enorme divario tra domanda e offerta nel campo della programmazione. Ci sono ragazzi italiani che a 22 anni guadagnano anche 160 mila dollari l’anno.
Quella di infermiere è una professione molto ricercata: all’estero, non è difficile trovare lavoro. La domanda è molto forte. Nei paesi sviluppati nessuno vuole farlo e ci sono intere colonie di infermieri italiani in Inghilterra. Anche di medici c’è carenza: in paesi come la Cina ci sono ospedali popolati da medici italiani, ma in tutto il mondo si importano dottori.
Un altro settore buono è quello alberghiero: le grandi catene internazionali, come Four Seasons e Hyatt, sono piene di italiani.
Andando sul pesante, nel campo delle biotecnologie e della ricerca scientifica le opportunità tra università e aziende di prestigio non mancano.
Infine, c’è il filone alimentare: esportazione e distribuzione di cibo e vini.
 
Che cosa bisogna studiare? Fisica, chimica, ingegneria, matematica, medicina: se studiate queste materie potrete sperare di trovare un lavoro come si deve. Anche i tecnici, quelli bravi, possono trovare l’azienda americana che li assume.
Per quelli, invece, che hanno studiato materie poco spendibili all'estero, come legge e non parlano inglese, diventa un problema serio.
Bisogna pensare a cosa si vuole fare già a 14 anni o, meglio, deve pensarci la famiglia. Se il figlio è bravo negli studi, deve incoraggiarlo a studiare le materie giuste, quelle scientifiche. Altrimenti, meglio indirizzarlo verso la scuola alberghiera, farlo studiare da enologo o da infermiere.
Quanto alle lingue, è importante studiare l’inglese, impararlo sin da piccoli. Senza non si va da nessuna parte.
 
Certo, meglio ancora sarebbe poter restare e lavorare qui ma, in Italia, purtroppo mancano le aziende strategiche per il futuro: niente elettronica, niente biotecnologie, internet l’abbiamo mancata del tutto: l’unica azienda italiana di rilievo nell’online è Yoox. Energie alternative niente, intelligenza artificiale niente!
Al centro di ogni sistema innovativo ci deve essere un’università: a Boston c’è il MIT, nella Sillicon Valley la Caltech e Stanford. Intorno si formano start up, arrivano le aziende, gli investitori, le banche. Insomma, da noi manca tutto, manca proprio il sistema adatto a creare le aziende.

venerdì 1 dicembre 2017

L'UOMO DEL SIMILAUN


Ötzi è la mummia più nota come “L’uomo venuto dal ghiaccio” o “Mummia del Similaun”. Sembra che questa persona sia vissuta sulla Terra più di 5.000 anni fa e una leggenda vuole che abbia portato molta sfortuna a tutti coloro che hanno avuto a che fare con l’interruzione del suo lungo riposo. La storia della presunta maledizione, in realtà, potrebbe essere solo una serie di sfortunate coincidenze, mentre la cosa più curiosa e interessante della Mummia di Ötzi è la sua stessa storia.
 
Si tratta di una mummia naturale, ritrovata nel 1991. Un cadavere mummificato quasi perfettamente e conservato fra i ghiacci del Similaun, un monte che si trova fra le alpi Venoste in Alto Adige. Dalle analisi risulterebbe un cacciatore dell’età del bronzo, un uomo di circa 46 anni con abiti di pelliccia, scarpe in pelle, arco e frecce. Si pensa sia vissuto tra il 3350 e il 3100 a. C. e probabilmente, fu ucciso perché dai segni evidenti sul suo corpo si intuisce che era in fuga da degli aggressori. Infatti mostra tagli sulle mani, ai polsi e al petto, ha la punta di una freccia conficcata nella spalla e i segni di un colpo sulla nuca. La mummia è stata scoperta e riportata alla luce da due turisti tedeschi Erika e Helmut Simon durante un’escursione. Stavano camminando presso il passo Hauslabjoch, che si trova a circa 3.000 metri di quota quando notarono la testa e la spalla di una persona che sbucavano dal ghiaccio. Incuriositi, ma spaventati dal fatto che poteva trattarsi di un moderno escursionista, avvertirono le autorità. Un’analisi del DNA del sangue rinvenuto sui suoi indumenti e sulle sue armi, portarono anche a concludere che si era scontrato con almeno quattro persone prima di morire, dato che furono riscontrate tracce ematiche di diversi individui: una sul suo coltello, due sulla punta di una freccia e una quarta sul suo mantello. Forse altri quattro cacciatori come lui.
 

Ötzi, tra l’altro, porta diversi segni sulla sua pelle i segni indelebili di ben sessantuno tatuaggi. Essi consistono in punti, linee e crocette posizionati maggiormente dietro al ginocchio sinistro, nella parte inferiore della colonna vertebrale e sulla caviglia destra. Non è ancora chiaro quale tecnica avesse utilizzato per imprimersi questi segni o perché avesse scelto quei particolari posti, ma molti ipotizzano che furono realizzati con delle piccole incisioni poi ricoperte con carbone vegetale. Dato che ai suoi tempi i tatuaggi, come ogni segno di distinzione, avevano un significato e una funzionalità pratica, molti storici si chiedono se l’uomo di Similaun fosse uno sciamano. Questo spiegherebbe anche la quantità di funghi allucinogeni che portava nella sua borsa. Altri, invece, credono che la loro funzionalità fosse solo quella di ricordare i punti di pressione in cui doveva essere praticata un’antica tecnica di agopuntura poiché le posizioni dei tatuaggi corrispondono proprio a quei punti in cui ancora oggi viene praticata questa tecnica per il sollievo dal dolore. Ipotesi questa rafforzata dal fatto che dagli esami radiologici gli studiosi hanno trovato forme di artrosi proprio in quei punti, ma come faceva ad avere tutte queste conoscenze un uomo vissuto più di 5.000 anni fa?
 
Questa incredibile mummia nasconde misteri molto interessanti che potrebbero ancora una volta spingerci a dubitare e rivalutare delle nostre origini. Ötzi ora si trova al museo archeologico dell’Alto Adige, a Bolzano, insieme ad altre scoperte fatte nella zona. Se vi capita di passare nelle vicinanze, potreste andare a vederlo.

sabato 18 novembre 2017

TELEFONATE IMPOSSIBILI


Los Angeles, 12 settembre 2008 ore 16:22. Un treno pendolare con 225 persone a bordo si schianta contro un treno merci in quello che è ricordato come “Chatsworth crash”. 135 persone rimasero ferite e 25 furono i morti. Le cause dell’incidente vennero attribuite principalmente a un’inadempienza professionale del personale sommata a un inefficienza ingegneristica dei sistemi.  Una delle persone che non sopravvisse fu Charles E. Peck, di 49 anni, agente di assistenza al cliente per la Delta Air Lines all’aeroporto internazionale di Salt Lake City. Stava andando a Los Angeles per un colloquio all’aeroporto di Van Nuys e ottenere così un lavoro nel “Golden State” che gli avrebbe permesso di sposare la sua fidanzata, Andrea Katz, del Westlake Village. Questo sarebbe stato il suo secondo matrimonio: Peck, infatti, aveva tre figli avuti da una precedente unione. Le indagini forensi dimostrarono che Charles Peck era morto sul colpo. Il corpo senza vita dell’uomo fu recuperato dalle lamiere dodici ore dopo eppure, durante le prime undici ore dopo l’incidente, il suo telefono cellulare aveva fatto diverse telefonate. Si potrebbe ovviamente pensare ad un malfunzionamento del dispositivo causato da un impatto violento, però la cosa più strana è che furono composti i numeri delle persone a lui più care. I suoi figli, la sua fidanzata, suo fratello, la sorella e la matrigna. In totale il suo telefono aveva effettuato trentacinque telefonate quel maledetto giorno. I destinatari raccontano che è stato crudele scoprire che, in realtà, era già morto perché nelle telefonate si poteva sentire solo rumore di fondo e sembrava chiedesse aiuto dando loro la speranza che fosse ancora in vita. Come ultimo dettaglio di questa strana storia, nessuno è mai riuscito a ritrovare il cellulare di Peck.

venerdì 17 novembre 2017

L'INCIDENTE DI FALCON LAKE


Tutto iniziò il 20 maggio del 1967, a Falcon Lake, una località situata a circa 120 chilometri a est di Winnipeg, nel Canada. Steve Michalak, un giovane appassionato di geologia, era alla ricerca di minerali di cui la zona è ricchissima. Il nostro geologo dilettante, munito dei suoi attrezzi, procedeva lentamente attraverso i boschi verso una formazione rocciosa che aveva individuato non lontano da una vasta palude. Ad un tratto, mentre stava per cominciare a esaminare qualche pietra, sentì lo schiamazzo di un branco di oche selvatiche spaventate. Nell'attimo stesso, scorse nel cielo due luci rosse che si avvicinavano. Immediatamente dopo, distinse due oggetti circolari, sormontati da una protuberanza, che scesero lentamente.
Uno degli apparecchi si posò a una cinquantina di metri da lui, mentre il secondo, dopo essersi librato per un attimo sulla cima degli alberi, scompariva rapidamente in una nuvola. Il nostro testimone poté quindi osservare attentamente il singolare oggetto che era atterrato, il cui colore subiva delle strane mutazioni: come un metallo arroventato, era bianco, poi man mano che si raffreddava passava dal rosso brillante al rosso-grigio, poi al grigio e infine al grigio-argento.
 
Steve Michalak pensò che l'oggetto fosse un apparecchio sperimentale dell'aviazione militare. Aveva una corona periferica di circa 10 metri di diametro, a forma di cono appiattito,  che circondava una cupola centrale la cui base era striata da fessure di 25 centimetri di lunghezza. Sotto quel complesso, proprio di fronte a lui, si trovano nove pannelli rettangolari di 15 centimetri per 25 forati ciascuno da 30 buchetti che, pensò Michalak, fungevano da prese d’aria o da scappamento.
Man mano che l'UFO pareva raffreddarsi, il testimone sentì delle folate di calore affluire verso di lui. L'aria si impregnava di un odore caratteristico: come di motore elettrico bruciato. AI tempo stesso udiva un ronzio simile a quello di un rotore che girava al massimo mentre, vicino ai pannelli d'aerazione, un’apertura lasciava passare un'intensa luce violetta.
Dall'interno dell'UFO, giunse a Michalak il suono di una conversazione. Le voci sembravano umane anche se lui non distingueva le parole. Alquanto rassicurato, il testimone, che è poliglotta, lanciò dei richiami prima in inglese, poi in russo, italiano, tedesco e polacco, per attirare l'attenzione degli invisibili occupanti, ma invano: Michalak non ricevette alcuna risposta. Allora, con gli occhi protetti dagli occhiali da sole, decise di andare a vedere più da vicino quello strano apparecchio.
Con prudenza, Michalak si accostò all'entrata del velivolo e vide molte piccole luci multicolori disseminate sulla parete circolare interna, che proiettavano a intermittenza dei raggi luminosi, ora in orizzontale, ora in diagonale. Poi la curiosità ebbe la meglio sulla prudenza e Michalak si sporse per guardare meglio. Con sua grande sorpresa, notò che l'apparecchio era vuoto e prima di dargli il tempo di proseguire nella sua ricognizione, la porta gli si chiuse davanti agli occhi, offrendo al suo sguardo tre pannelli scorrevoli due dei quali si chiusero orizzontalmente mentre il terzo si alzò dal basso in alto.
Piuttosto interdetto e ormai convinto di non avere a che fare con dei militari, Michalak cominciò a passare la mano guantata sulla parete esterna che gli sembrava di acciaio cromato. Immediatamente avvertì un odore di gomma bruciata: il guanto stava bruciando per effetto di un calore misterioso. Senza alcun preavviso, l’oggetto cambiò posizione e Michalak si ritrovò di fronte ad una specie di griglia, da cui uscì un getto di gas caldo che lo investì in pieno. Dolorante e preso dal panico, si gettò a terra e si rialzò appena in tempo per vedere la partenza dell’oggetto, che si alzò in cielo cambiando colore, come aveva fatto precedentemente e scomparve alla vista. Scioccato, l’uomo si guardò attorno e vide gli effetti di un forte spostamento d’aria. I suoi abiti avevano preso fuoco e il giovane comprese immediatamente che il getto era venuto dai fori che prima aveva ritenuto per bocche d'aerazione.
 
Un forte odore di zolfo riempiva l'aria e nel punto dove si era posato l'apparecchio, l'erba sta bruciando. Assalito da ondate di nausea, il testimone tentò di ritornare in albergo. Dopo due ore di estenuante marcia, durante le quali vomitò quasi costantemente, incontrò una pattuglia della polizia canadese che lo ricondusse nella sua stanza. Là il giovane avvertì la famiglia che, allarmata dal suo stato, decise di trasportarlo d'urgenza all'Ospedale della Misericordia, a Winnipeg. Da quel momento, Steve Michalak, per circa 18 mesi, fu preda di un malore che si manifestò con sintomi diversi, intervallati da brevi periodi di guarigione.
Dapprima venne curato per le ustioni che, fortunatamente, risultarono superficiali. Le ferite si cicatrizzarono piuttosto rapidamente, ma altri sintomi apparvero e più preoccupanti: nel corso dei primi otto giorni dal ricovero in ospedale, infatti, Michalak perse dieci chili di peso. La perdita di peso fu tanto più allarmante in quanto Michalak era già piuttosto magro. Informati della sua strana avventura, i medici dapprima avanzarono l'ipotesi di un contatto con materiali radioattivi, ma tutte le analisi effettuate al centro atomico di Pinawa risultarono negative. Tuttavia, senza alcuna cura, la salute del malato finì per migliorare e in poco tempo, il giovane riprese il suo peso normale. Poi, bruscamente, il 3 giugno, si presentò un prurito al petto che andava aumentando fino a che, il 28 giugno, il testimone provò la dolorosissima sensazione: come se migliaia di invisibili bestioline gli stavano divorando la carne. In seguito a un adeguato trattamento, il prurito scomparve, ma si trattò solo di un breve sollievo: due mesi più tardi si manifestò di nuovo, poi ancora a gennaio, maggio e agosto del 1968.
 
Le sofferenze di Michalak, però, non erano che all'inizio: un giorno, mentre si trovava al lavoro, avvertì un intenso bruciore al collo e al petto ed ebbe l'impressione di avere la gola in fiamme. All'ambulatorio, dove lo trasportarono immediatamente, si riscontrò che il suo corpo era stranamente gonfio e che nel punto preciso delle vecchie scottature erano comparse delle grandi macchie rosse. Michalak fu vittima di uno straordinario fenomeno: in 15 minuti tutto il suo corpo diventò viola e si gonfiò a tal punto che gli riuscì impossibile togliersi la camicia. Le mani poi diventarono come due piccoli palloni. Gli illustri specialisti chiamati attorno al letto d'ospedale in cui egli giaceva senza conoscenza, non credevano ai loro occhi e si dichiararono impotenti a formulare una diagnosi su quel male misterioso.
Stranamente, tutti i mali di cui soffriva il testimone svanirono completamente durante la notte senza il minimo intervento medico. Il giorno dopo, fresco e riposato, Michalak rientrò a casa accolto con gioia dalla sua famiglia che attribuì la sua guarigione a un miracolo.
I ventisette medici che si sono alternati attorno a Steve Michalak hanno formulato varie ipotesi per cercare di spiegare i disturbi quanto meno curiosi di cui egli è stato vittima. A forza di analisi e di controanalisi, hanno proposto agli ufologi tre diverse teorie.
L’ipotesi più attendibile contempla la possibilità che una radiazione di tipo gamma avrebbe provocato le bruciature e l'immediato deterioramento, nello stomaco del testimone, del cibo che aveva consumato poco prima dell'osservazione. In effetti, i sostenitori di questa teoria pensano che tale decomposizione possa essere all'origine dell'orribile odore di zolfo percepito dal testimone dopo i fatti e che questi, secondo la sua espressione, aveva l'impressione di «portare in sé».
 
I raggi gamma vengono emessi dal decadimento di materiali radioattivi. Inoltre, il risultato di una delle molte analisi a cui fu sottoposto il malato può costituire un indizio prezioso: il tasso di linfociti nel sangue  passò dal 25 al 16 per cento nei giorni successivi alla sua osservazione, per poi tornare normale quattro settimane più tardi. Queste diverse teorie non riescono però a spiegare tutti i disturbi di Steve Michalak: né lo straordinario e istantaneo gonfiore del corpo, né la brusca perdita di peso, né le macchie rosse seguite alle bruciature. I sintomi manifestati dal testimone di Falcon Lake rimangono inspiegabili.
Del resto, i medici della Clinica Mayo di Rochester nel Minnesota (Stati Uniti), dove Michalak si è presentato spontaneamente per sottoporsi ad un nuovo trattamento, non si sono sbilanciati e l'ermetismo della loro diagnosi è rivelatore: «avvelenamento chimico del sangue».
Benché la strana malattia di Steve Michalak sia di natura tale da convincere anche i più irriducibili, la Commissione Condon ha compilato, sul caso di Falcon Lake, un rapporto negativo.
 
Steve Michalak non sarebbe dunque che un simulatore, come ha sostenuto Roy Craig, esperto delegato dalla famosa commissione. Certo, il rapporto della Commissione Condon, che ha messo in rilievo certe incongruenze, ha rilevato giustamente che un fuoco in grado di bruciare degli indumenti, di norma, avrebbe dovuto provocare un principio d'incendio nella foresta. Mentre il malato era in cura, le indagini hanno tentato di scoprire eventuali tracce dell'atterraggio dell'apparecchio. Se le prime ricerche furono infruttuose, altre indagini, effettuate alla metà di giugno del 1967, rilevarono sul terreno una piccola zona circolare dove era sparita ogni traccia di vegetazione. Campioni del terreno prelevati e analizzati dal National Research Council (Consiglio nazionale della ricerca) del governo canadese e dall'Aviazione militare del Canada hanno rivelato la presenza di radioattività, ma secondo gli esperti del governo, i campioni risultavano contaminati dalla vernice fosforescente di un orologio.
 

Il 19 maggio 1968 furono effettuati altri prelievi che confermarono le prime risultanze. Gli stessi prelievi rivelarono anche la presenza di piccole particelle metalliche che erano sfuggite alle prime analisi e che erano essenzialmente composte di una lega d’argento a bassissimo tenore di rame, quindi purissimo.
La scoperta delle particelle metalliche non ha comunque turbato il rappresentante della Commissione Condon, che ha dichiarato che è assolutamente improbabile che le particelle scoperte un anno dopo i primi prelevamenti siano passate inosservate in occasione delle prime analisi. Gli scettici sono perfino arrivati ad avanzare l'idea che sia stato lo stesso Michalak, che aveva preso l'iniziativa dei secondi prelievi, a spargere le particelle per autenticare il suo racconto. Invece, quando l'A.P.R.O. (Aerial Phenomena Research Organization) decise di ripetere le analisi sui primi prelievi, si scoprì che anche quelli contenevano le famose particelle. Analisi mal fatta dunque? Comunque sia, gli esperti del Condon non modificarono il loro rapporto.
A coloro che lo accusano di essere un millantatore, Michalak risponde invariabilmente: “Non chiedo a nessuno di credermi, ma io so quello che ho visto.”

sabato 11 novembre 2017

A. V. BOAS: A LETTO CON L'ALIENA


Il 15 Ottobre del 1957 Antonio Villas Boas, un agricoltore di 23 anni, avvistò per due volte consecutive degli oggetti luminosi nel cielo a S. Francesco di Sales, in Brasile. Una notte, dopo il secondo avvistamento, l'uomo stava arando il proprio campo quando un oggetto a forma di uovo apparve nel cielo ed atterrò proprio davanti al suo trattore. In preda al panico, Antonio tentò inutilmente di scappare ma venne afferrato da quattro esseri (che indossavano una tuta grigia e un casco) e trascinato a bordo dell'UFO.


Antonio racconta: - Il mio inseguitore era un tipo basso (mi arrivava appena alla spalla) che indossava una specie di tuta e con la testa coperta interamente da un casco. Mi voltai con violenza ed una spinta mi fece rotolare a terra, su un fianco, ad un paio di metri di distanza. A questo punto, si affiancarono al primo altri tre individui e venni attaccato di lato e di fronte, fui agguantato per le braccia e per le gambe e sollevato... L'apparecchio stava a uno o due metri da terra, poggiato su una specie di treppiede. Aveva una porta aperta nella metà, con una scala, fatta dello stesso metallo argentato del disco. Fui portato dentro, il che non fu un lavoro molto facile, ed una volta dentro ci trovammo in una piccola saletta quadrata, illuminata fortemente da molte lampade fluorescenti, piccole e di forma quadrata, incastonate nel soffitto. Dentro era assolutamente vuoto. In tutto vi erano cinque persone e queste mi portarono in un altro locale molto più grande del primo e di forma ovale. Arrivato lì, mi sentii molto meno tranquillo, anche perché la porta esterna era chiusa ed io non avevo nessuna possibilità di fuggire.
Questo locale aveva una colonna centrale molto spessa alle due estremità e più sottile al centro, di forma piuttosto strana. Compresi subito che essa doveva essere il perno o l'asse dell'apparecchio. Sui lati vi era una bellissima tavola e attorno a questa molte sedie girevoli appena accostate e tutte di metallo...

 
Gli alieni comunicavano tra di loro per mezzo di suoni simili a latrati e guaiti. Spaventato, l'uomo venne preso, svestito e lavato. Gli venne prelevato un campione di sangue dal mento e venne lasciato da solo in una stanza dove c'era un letto. Poco entrò una bellissima donna nuda.
La creatura era alta solo un metro e mezzo, aveva un corpo stupendo, i capelli biondi e gli occhi grandi, blu e obliqui. Gli zigomi erano alti, il naso dritto ed il mento appuntito. Comunicava con gli stessi "guaiti" emessi dai suoi compagni. Cominciò a strofinarsi su di lui, eccitandolo. I due consumarono un rapporto sessuale e poco dopo la donna aliena si toccò la pancia ed indicò le stelle, come ad indicare che il nascituro sarebbe stato portato nello spazio.
 
 
 
L'incredibile resoconto potrebbe essere interpretato come una fantasia sessuale del ragazzo e non sarebbe stato nemmeno preso in considerazione dagli ufologi se Villas Boas non si fosse sentito così male da ricorrere ad una visita medica.

Il dottor Olavo Fontes che lo esaminò affermò che il giovane era stato esposto a radiazioni. Per effetto della contaminazione, Antonio ebbe dei disturbi per molti mesi: insonnia, stanchezza, dolori in tutto il corpo, mal di testa, disappetenza, bruciore degli occhi e lacrimazione permanente. Constatò lesioni cutanee provocate da contusioni e macchie giallastre che sparirono dopo venti giorni. Presentava, inoltre, piccoli noduli arrossati, duri, ondulati in superficie, dolorosi se schiacciati e con un piccolo orifizio nella parte centrale, da cui usciva un siero giallastro. Larghi strati di pelle presentavano un'area ipercromica, violacea. Infine riscontrò sul mento, ove gli era stato prelevato il sangue, due macchioline ipocromiche, una per ciascun lato del mento, di forma più o meno arrotondata. La pelle era sottile e liscia, come se si stesse rigenerando.

domenica 5 novembre 2017

IL CASO MERIDA


Il 20 marzo del 2005, alle due di notte, David Espada, José Alonso Herrera Hernández ed un altro ragazzo (che ha preferito l’anonimato) giocavano tranquillamente a pallone sul marciapiede davanti alle loro case, nella zona di Fraccionamiento Del Parque, vicino Merida, nello Yucatan (Messico). Herrera stava riprendendo con un cellulare i due amici che giocavano, quando David Espada si fece sfuggire la palla che rotolò vicino ad un palo della luce lì vicino. David andò quindi a riprendere la palla ed Herrera che lo seguiva con l’occhio digitale della sua videocamera applicò uno zoom 2x.
David si apprestò a prendere la palla quando, inaspettatamente, una misteriosa entità fece capolino da dietro al palo della luce. Estendendo un lungo braccio, tentò di afferrare David. Quest’ultimo, una volta sentito il tocco della creatura sul suo braccio, saltò dallo spavento, si ritrasse e cominciò a correre verso gli altri due ragazzi urlando: - Porca … qualcosa mi ha toccato il braccio! Non sto scherzando, lo giuro! –
In seguito racconterà in televisione: 
"Andai a raccogliere la palla e improvvisamente, sentii una mano gelida afferrarmi il braccio, tirandomi con forza. Era un essere orribile, una strana creatura con delle lunghe braccia. Mi terrorizza il solo ricordo."

Nel frattempo, i ragazzi non si rendono ancora conto di quello che è successo, ma David era terrorizzato e continuava ad urlare indicando il palo: - È là, dietro al palo; continua a riprendere! - Herrera, allora, puntò la sua videocamera nella direzione segnalata da David ed applicò uno zoom di 4x. A questo punto, la creatura si mostrò una seconda volta, sporgendo leggermente la testa da dietro al palo per circa tre secondi, poi sparì definitivamente.
I tre ragazzi, a questo punto, realizzarono cosa stava accadendo e cominciarono a scappare in preda al terrore. Lo shock subito dai giovani fu talmente forte che per diversi giorni nessuno di loro volle né parlare dell’evento né guardare il video girato da Herrera. Solo diversi mesi dopo, David Espada e José Herrera, trovarono il coraggio per poter raccontare lo sconcertante avvenimento ad alcuni compagni di scuola. La visione del video allontanava lo scetticismo dalle menti degli spettatori, consentendo alla storia di diffondersi a macchia d’olio fra gli studenti.
Otto mesi dopo l’accaduto, più precisamente il 30 Novembre 2005, l’investigatore messicano Jaime Maussan venne a Merida per tenere una conferenza e casualmente, fu informato dell’esistenza del controverso video da alcuni appassionati di ufologia. Maussan fu da subito molto interessato e volle conoscere i ragazzi per ascoltare la loro storia. Dopo aver visionato il video, l’investigatore convinse i ragazzi a condividere la loro esperienza con il resto del mondo. David Espada era ancora molto scosso ed accettò solo dopo molte insistenze. fu allora che il filmato venne trasmesso in televisione ed i ragazzi furono intervistati diverse volte.
L’unica prova tangibile dell’evento, oltre alla testimonianza dei ragazzi, è costituita dal video girato da Herrera con il suo cellulare. La risoluzione è estremamente scadente ed è difficile distinguere i particolari. Inoltre, gli artefatti dovuti alla compressione del video potrebbero aver fuorviato gli investigatori per quanto riguarda la misura del braccio dell'alieno: la parte finale del braccio (quella che dovrebbe toccare David) è, molto probabilmente, un effetto ottico dovuto alla bassa qualità delle immagini. Gli scettici come, ad esempio, Daniel Parquet, del Journal of Hispanic Ufology (giornale ufologico spagnolo) Jorge Moreno Gonzales, direttore del Centro d’Ivestigazioni sui Fenomeni Paranormali e Sergio Valdez Diaz della rivista "I Misteri di Merida" asseriscono che tutta la storia è in realtà una candid camera ideata dai ragazzi per prendersi gioco del loro amico (David Espada).
D'altro canto, c'è Jaime Maussan che continua a sostenere l'autenticità del filmato. Secondo il famoso giornalista, infatti, sul luogo dell'avvistamento fu rilevata della radioattività anomala. Il dato figura in un articolo inviato all'editoriale Milenio da Maussan: nel testo si legge che l’astrofisico Jorge Guerriero ha trovato la scoperta tanto stupefacente quanto inspiegabile, dal momento che non c’è alcun motivo che spieghi e giustifichi la presenza di radioattività nella zona di Fraccionamento del Parque.

sabato 4 novembre 2017

BIBLIOTECA


Ultimamente si è accesa una discussione su un sito web molto popolare ma, in concreto, che ruolo hanno le biblioteche nell’era di internet? Perché usare una biblioteca quando si possono avere quasi tutte le informazioni dal web?
Molto dipende da cosa si cerca. Se si vuole la descrizione sommaria di qualcosa, la si può trovare su Wikipedia, ma se si cerca un libro o un articolo, la maggior parte delle volte queste cose sono “protette” dal diritto di autore e riuscire ad acquisirle richiede una capacità di spesa. C’è poi il solito problema inerente le fake news, che ora è di grande attualità. Soprattutto sono luoghi d’incontri reali, tra le persone più diverse. E questo internet non potrà mai offrirlo.
Prendiamo, ad esempio, la New York Public Library, la più grande biblioteca americana pubblica, non è solo una raccolta di libri con una sala di lettura (spettacolare nel caso specifico) ma un vero e proprio polo culturale di integrazione, democrazia e cultura. L’ingresso è libero, così ogni anno vi arrivano milioni di persone non solo per consultare libri e archivi, ma anche per frequentare i corsi gratuiti di lingue, informatica, storia, filosofia, teatro, cinema. 
 
E in Italia? Il nostro servizio bibliotecario pubblico si avvicina al modello della Grande Mela?
Secondo Rosa Maiello, presidente nazionale dell’Associazione italiana biblioteche (Aib) e direttore della Biblioteca dell’Università di Napoli “Parthenope”: - La New York Public Library è quello che il servizio bibliotecario dovrebbe essere: capace cioè di promuovere l’apprendimento, lo sviluppo del piacere della lettura fin dalle prime fasce d'età, ma anche l’information literacy, cioè corsi che insegnino l’uso delle tecnologie e come muoversi nel mare magnum dell’informazione.
Una proposta: si potrebbe promuovere un progetto per l’alfabetizzazione informatica dei pensionati, magari coinvolgendo i ragazzi delle superiori nell'ambito dell'alternanza scuola-lavoro. Si tratterebbe, in pratica, di un corso tenuto da ragazzi che insegnano agli anziani come usare il pc, la posta elettronica, l’accesso alle utenze domestiche e altri servizi. Un'iniziativa ambivalente: i ragazzi imparerebbero a rapportarsi con le persone adulte e a razionalizzare quello che sanno fare, perché devono spiegarlo.
 
In Italia il servizio è molto eterogeneo e dipende molto dalle politiche dei singoli Comuni e dalle dotazioni finanziarie ad esso destinate. Visto che l'amministrazione locale è libera di fare quello che vuole, non essendoci uno standard comune, nel nostro Paese troviamo biblioteche super attrezzate (con sale dedicate ai più piccoli, corsi, postazioni con wifi per navigare in internet e orari di apertura adeguati alle esigenze dei cittadini) e altre meno dotate di risorse, che restano aperte poche ore al giorno per mancanza di personale e che sono poco più di una sala di lettura.
In effetti, manca una legge sulle biblioteche, una cornice normativa di riferimento in cui si stabiliscono gli standard minimi di servizio, la destinazione d’uso, le finalità. Giace in Parlamento una proposta di legge (Disposizioni per la diffusione del libro su qualsiasi supporto e per la promozione della lettura, testo unificato C. 1504 e C. 2267) che ha avuto l’unanime parere favorevole della Commissione Cultura della Camera ed è poi passata in Commissione Bilancio, dove si è fermata. Speriamo che  l’iter prosegua e non decada con la fine della legislatura. Nella proposta si declinano quelli che sono i servizi minimi che la biblioteca pubblica deve poter fornire, si prescrive l’obbligo delle amministrazioni locali di inserirle nei loro bilanci con un apposito capitolo di spesa.
Oggi, nella pianificazione delle attività fondamentali di un ente locale, il servizio bibliotecario viene inserito nella voce “varie ed eventuali”. Il problema è che in questi anni ci sono stati tagli al personale nell’ambito di un più ampio ridimensionamento della Pubblica Amministrazione e la scarsa sensibilità rispetto all’importanza del servizio in relazione a quello che può offrire in termini di welfare, non è andato certo a favore delle biblioteche. In parole povere: visto che queste strutture non sono percepite come necessarie, sono le vittime predestinate dei tagli alla spesa.